Più punitivo che preventivo è comunque uno strumento necessario a rendere le strade meno pericolose. Ma tutti devono fare la loro parte
Il nuovo codice della strada non piace a tutti, il che non è necessariamente un male perché è quasi impossibile che una legge riesca ad accontentare tutte le parti in gioco. L’obiettivo del nuovo codice è chiaro: vuole aumentare la sicurezza sulle strade. Un percorso obbligatorio, perché il numero delle vittime sulla strada purtroppo continua a crescere. “Il nuovo codice è finalmente legge. Più sicurezza e prevenzione, contrasto ad abusi e comportamenti scorretti, norme aggiornate ed educazione stradale vera”, ha commentato Matteo Salvini, il Ministro dei Trasporti. Pazienza se in giro c’è chi, esagerando con modi eccessivamente talebani, lo ha soprannominato da tempo “il codice della strage”.
Il nuovo codice insegue la sicurezza sulle strade con il bastone più che con la carota, con le punizioni più che con la prevenzione. Le multe per uso di smartphone alla guida arrivano a 1.400 euro in caso di recidiva, per la guida in stato di ebbrezza oltre alle multe, se si supera un certo limite, c’è anche l’arresto fino a sei mesi. Viene reso obbligatorio per i neopatentati l’uso dell’alcolock (auto che non si avvia se non si supera l’alcol test). Non sarebbe stato sbagliato estenderlo a tutti, magari solo in certe serate a rischio.
Giustamente severissime sono le limitazioni per chi usa i monopattini: per guidarli ci vogliono patente e assicurazione, targa, segnalatori luminosi e casco in testa. Sacrosanto. Anche se certi divieti, come quello di viaggiare in due, esistono già, ma raramente vengono fatti rispettare. Normare l’uso dei monopattini era diventato indispensabile, arrivare quasi ad ammazzarli forse è stato un eccesso di zelo. Ma qualcosa andava fatto.. Quello che non è chiaro è perché non siano state proposte certe misure anche per le biciclette a pedalata assistita. Nelle grandi città siamo ostaggio dei riders che viaggiano senza pedalare su mezzi più simili a motorini che a biciclette. Obbligare la targa, vietare l’uso su marciapiedi e contromano sarebbe stato sensato.
A scatenare molte proteste è anche la normativa sugli autovelox che limita l’abuso da parte delle amministrazioni locali di questo strumento per fare cassa. Ma anche qui ha un senso utilizzare gli autovelox dove davvero le strade sono pericolose, non dove non esistono pericoli, ma è facile cogliere in fallo l’automobilista distratto. Ha un senso anche evitare il cumulo di sanzioni per chi sfora il limite più volte sulla stessa strada. Non era un dissuasore, ma una persecuzione. Se almeno i ricavati dalle multe venissero tutti investiti nella manutenzione delle strade… I limiti di velocità sono indispensabili, ma devono essere sensati, altrimenti si corre il rischio che nessuno li rispetti.
La prima causa di incidenti sulle strade, che l’anno scorso hanno causato 3mila morti, è la distrazione, spesso conseguente all’uso dei telefonini mentre si guida. Per questo l’inasprimento della pena per chi viene preso in flagrante è sacrosanto. Così come la punizione fino all’ergastolo della patente, per chi viene trovato al volante dopo aver bevuto o fatto uso di droghe. Inasprire le pene, però, è solo uno dei mezzi con cui affrontare il problema. Il nuovo codice ha battuto essenzialmente su questa strada. Ma a pene più severe andrebbe affiancato un grande lavoro di educazione stradale. Insegnare fin da bambini che sulla strada tutti devono rispettare le regole: pedoni, ciclisti, motociclisti, guidatori di monopattini, automobilisti, camionisti, autisti di mezzi pubblici. Non è possibile che sulla strada tutti si sentano padroni, mettendo a rischio la propria vita e quella degli altri.













