Mentre l’elettrico cresce (e arriva anche EV 2 Long Range), il marchio coreano punta su una ricetta costruita apposta per il mercato italiano Bitti: “Il segreto è lavorare sulle Bev continuando ad aggiornare il resto”
Giocare d’anticipo è sempre una mossa vincente. Nello sport, ma anche negli affari. Se sul mercato dell’auto riesci a capire che cosa vorranno i clienti in futuro, sarai già a metà dell’opera. Perché alla fine a comandare sono loro. Se tu ti ostini a produrre auto elettriche, ma loro le compreranno solo in presenza di incentivi statali, rischi di dover rivedere (e non di poco) i tuoi obiettivi. In Kia sono stati bravi a non focalizzarsi soltanto sull’elettrificazione. In Kia Italia sono stati ancora più bravi a intuire che il mercato italiano era diverso da tutti gli altri e quindi inventarsi un’auto Tri-Fuel, sarebbe stato come avere in mano un asso in ogni mano di poker. ”Tre tecnologie, tre anime. Un’unica idea di guida evoluta”, recita lo slogan che racconta tanto. Grazie alla presenza di due serbatoi e alla sinergia tra full-hybrid, motore turbo benzina e impianto GPL un modello come Sportage raggiunge i 1500 chilometri di autonomia con il cambio di alimentazione che avviene in modo semplice e immediato, con un solo gesto. “In Italia gli incentivi non hanno contribuito all’elettrificazione in modo strutturale – spiega Giuseppe Bitti, il presidente e ceo di Kia Italia – . Negli altri Paesi europei, per tutta una serie di motivi legati alle infrastrutture, alle politiche fiscali e agli incentivi alla vendita di auto elettriche, la domanda è più elevata che in Italia”. E allora, ecco l’idea del Tri-Fuel che adesso qualcuno sta copiando. È una vera e propria specificità italiana. Voluta, progettata e prodotta da Kia Italia. “Il Gpl costituisce il 20 per cento delle nostre vendite, contro un 8-9 per cento del mercato – ricorda Bitti – Un peso che spiega perché Kia abbia lavorato a una combinazione ulteriore: la tecnologia Tri-Fuel, proposta su Niro e Sportage, che unisce il sistema full hybrid all’alimentazione a Gpl. L’idea è mettere insieme i vantaggi di un’auto full hybrid, una soluzione particolarmente apprezzata in Italia, con quelli del Gpl, soprattutto in un momento in cui il costo dei carburanti è diventato proibitivo”. Secondo Bitti, la Tri-Fuel consente risparmi sui costi di esercizio “estremamente interessanti” e rappresenta una proposta ancora poco diffusa tra i costruttori. È anche attraverso queste risposte locali che Kia punta a consolidare la crescita, con l’obiettivo di raggiungere 53.000 immatricolazioni in questo 2026.
“Il segreto di Kia – aggiunge Bitti – credo sia proprio quello di avere da un lato sviluppato una gamma elettrica che oggi, compresi i veicoli commerciali, prevede 10 modelli, dedicati a chi ha già uno stile di guida e un approccio alla mobilità, elettrificato. Ma Kia è un produttore che vende in 170 Paesi al mondo, dove l’elettrificazione ha delle dinamiche temporali differenti. Questo ha fatto sì che anche i veicoli tradizionali, che comunque sono caratterizzati da tecnologia ibrida o plug-in hybrid, siano stati continuamente aggiornati sia dal punto di vista stilistico che da quello tecnologico”. L’elettrico resta al centro del progetto avviato nel 2021, l’anno in cui il nuovo logo accompagnò il cambiamento del marchio suscitando inizialmente un certo sconcerto. Bitti rivendica la coerenza tra annunci e prodotti: “Si parlava di 15 modelli elettrici nei successivi sei anni, a partire dal 2021. Queste promesse sono state mantenute”. Un percorso costruito attorno a una piattaforma dedicata e a un’offerta che si allarga verso dimensioni e utilizzi differenti. La EV2, ora anche in versione Long Range, porta la proposta Kia nel segmento B, mentre all’estremità opposta c’è la EV9. In mezzo, una famiglia di modelli che deve rendere la scelta elettrica praticabile per clienti con esigenze diverse.
La EV2 è uno dei passaggi più importanti di questa espansione. “È una macchina nata per l’Europa, viste le dimensioni”, sottolinea Bitti. Il suo compito è portare tecnologia e funzionalità in un formato adatto alle strade, ai parcheggi e alle abitudini del continente. Anche la produzione racconta questo orientamento: nello stabilimento slovacco di Žilina trovano spazio EV2 ed EV4. L’offensiva si estende poi ai veicoli commerciali, a partire dal PV5, con l’obiettivo di costruire una gamma dedicata anche al lavoro.
In Italia, intanto, i numeri presentati da Bitti descrivono un 2026 in crescita: circa 34 mila immatricolazioni, il 14 per cento in più rispetto al corrispondente periodo del 2025, e un aumento del 64 per cento per le elettriche del marchio. Il giudizio sul mercato a batteria richiede però cautela. “È ancora un po’ falsato dall’effetto degli ecoincentivi dello scorso anno”, osserva. Nelle classifiche continuano a pesare le immatricolazioni generate dalle offerte rese particolarmente convenienti dai contributi: “I famosi modelli da 5 mila euro”. L’“effetto turbo” degli incentivi, secondo Bitti, ha mosso le vendite senza risolvere il problema della continuità. “Questa iniziativa sostanzialmente non ha contribuito all’elettrificazione in modo strutturale e consistente”. La risposta Kia consiste nell’ampliare le possibilità di scelta e nel tenere aggiornata anche l’offerta termica. “Al di là della soluzione tecnologica che un modello esprime, c’è un denominatore comune: la qualità dei contenuti tecnologici e il design”. Ai quali vanno aggiunte le iniziative per far conoscere brand e prodotti, come l’ultima partnership con Musetti e Darderi che intensifica il rapporto con il tennis, iniziato anni fa, grazie all’importatore locale, con gli Australian Open. Un esempio di come vedere lontano possa fare la differenza.












