Con i suoi 27 chilometri di estensione diventerebbe il più lungo del mondo. La storia di un progetto avveniristico
In Norvegia, terra di fiordi scavati dai ghiacci e leggende vichinghe, sta prendendo forma un’impresa da record: il tunnel sottomarino più lungo del mondo. Dopo lo stop del 2019, il progetto Rogfast è tornato a vivere e promette di rivoluzionare la mobilità lungo la costa occidentale, dove oggi servono 21 ore e 7 traghetti per coprire i 1.090 km da Trondheim a Kristiansand.
Con i suoi 27 km di estensione e 400 m di profondità, 2 “tubi” paralleli, ognuno con 2 corsie, 8 milioni di metri cubi di roccia da scavare, 1.800 tonnellate di esplosivi necessari, 2,2 miliardi per arrivare all’apertura nel 2033, questo colosso ingegneristico abbatterà i tempi di percorrenza a soli 35 minuti, promuovendo scenari inediti di connessione e sviluppo.
Scavare a 400 metri sotto il mare significa affrontare pressioni idrostatiche gravi, rischi di infiltrazioni e condizioni geologiche complesse, tra rocce, faglie e fratture. A ciò si aggiungono sfide cruciali come drenaggio, ventilazione ed emergenze: non basta costruire, serve garantire sicurezza e reazione immediata. Ma la mobilità sotterranea impone anche nuovi approcci per garantire sicurezza e comfort: l’ingegneria sottomarina affronta la sfida di studiare l’impatto psicofisiologico dei conducenti in viaggi lunghi e monotoni.
Infrastrutture estreme, come Rogfast, introducono nuove variabili comportamentali. Oltre i 20 minuti di guida in ambienti uniformi si manifesta l’adattamento sensoriale, che riduce la vigilanza. Nelle gallerie sottomarine la monotonia percettiva è il principale rischio: la scarsità di stimoli visivi indebolisce l’attenzione del guidatore, favorendo calo di allerta, alterazioni nella percezione spaziotemporale, microsonnolenze e tempi di reazione più lenti. Tali effetti sono amplificati da traffico fluido e condizioni stabili.
Le soluzioni elaborate si basano su un approccio multidisciplinare che integra neuroscienze, psicologia del traffico e tecnologie avanzate dell’illuminazione. Quest’ultima, se dinamica, variando colore e intensità, crea “ritmi visivi” che rompono la monotonia e stimolano l’attenzione del conducente senza distrarlo. Protocolli innovativi prevedono l’uso strategico di elementi architettonici differenziati: variazioni cromatiche, pattern geometrici e alternanza di materiali creano riferimenti visivi che supportano orientamento e percezione del movimento. Zone di ampliamento interrompono la continuità del tunnel, fungendo da spazi di emergenza e offrendo variazioni volumetriche che stimolano i sensi e regalano momenti di “re-spiro psicologico”.
Le ricerche svolte in Norvegia costituiscono un esempio pionieristico di collaborazione interdisciplinare: ingegneri civili, architetti, psicologi del traffico e specialisti in illuminotecnica hanno lavorato insieme per definire soluzioni che superano i tradizionali parametri ingegneristici. Questo approccio dimostra come la sicurezza in ambienti estremi non possa basarsi solo su aspetti tecnici, ma richieda la comprensione dei processi cognitivi e percettivi umani. Le metodologie olistiche elaborate trovano applicazione anche in altre infrastrutture con percorrenze prolungate e monotone. Il design sensoriale va quindi considerato strategico fin dalle prime fasi progettuali, come integrazione tra tecnologia, ambiente e fattore umano, non come mero dettaglio estetico. L’evoluzione della mobilità sottomarina segna una frontiera avanzata dell’ingegneria, dove sicurezza e sostenibilità dipendono dalla capacità di coniugare innovazione tecnologica e dimensione umana.









