A novembre a Mirafiori comincerà la produzione della ibrida François: “Riportarla in Italia è una promessa mantenuta”
Non saranno 200 Topolino griffate Vilebrequin a salvare la Fiat. Ma, come accadde con le celebri felpe di Lapo, tutto può servire a tenere alta la percezione di un marchio che dopo 126 anni di storia, sta attraversando una fase in cui le domande sono più delle risposte. Quelle felpe con il logo Fiat arrivarono in un momento in cui c’era bisogno di tenere vivo il marchio tra i giovani, di dare visibilità all’azienda che stava cambiando pelle in attesa dell’arrivo della Grande Punto e poi della 500. Fecero il loro lavoro e diventarono pure un oggetto di culto indossato da chiunque. Era ancora una Fiat made in Torino, era ancora la grande Fabbrica Italiana Automobili che aveva messo in moto l’Italia prima con la Topolino e poi con la 500 e la 600. Oggi Fiat è uno dei 13 brand del Gruppo Stellantis, una goccia italiana in un mare francese dove sta per arrivare un nuovo capo del design, Gilles Vidal, strappato alla Renault vedova De Meo. Fiat aveva puntato sull’elettrico, ma è rimasta scottata come il resto del mondo e alla fine ha pagato con la cassa integrazione anche un impianto storico come Mirafiori dove avrebbe dovuto fiorire la 500 elettrica, bella, ma troppo costosa per convincere gli italiani a cambiare filosofia.
Il 4 luglio scorso però, in una data storica perché legata al debutto della prima 500 nel 1957 e allo scenografico lancio sulle rive del Po della Nuova 500 nel 2007, la Fiat ha confermato che in autunno a Mirafiori prenderà vita la 500 ibrida, destinata a soddisfare i bisogni di mobilità di chi una versione elettrica proprio non se la può permettere. Entro il 2025 ne saranno fabbricate 5 mila, con le prime consegne già a dicembre e un prezzo di listino che dovrebbe essere di 17 mila euro. L’obiettivo del gruppo è di realizzarne oltre centomila all’anno, naturalmente a Mirafiori dove c’è un’assoluta necessità di aumentare la produzione. “Con l’avvio del secondo turno ci sarà la progressiva riduzione della cassa integrazione. Ci sarà anche un forte impatto sull’indotto perché sono coinvolti 145 fornitori italiani, di cui 70 piemontesi”, ha promesso Olivier François, responsabile del brand Fiat e numero uno del marketing di Stellantis anche dopo l’arrivo di Antonio Filoso sulla poltronissima che fino apochi mesi fa era di Tavares. I piani per il rilancio di Fiat sono quelli illustrati da François il 4 luglio. E sono piani suddivisi in tre punti: “Primo, il 2026 sarà l’anno del grande rilancio di Fiat, un rilancio globale. Secondo, la testa di tutto il piano è qui, a Torino. Terzo, il cuore di Fiat, la 500, sarà “Made in Mirafiori, Made in Italy”. Ma il futuro è anche altro: “Nel 2027 saranno i 70 anni della 500. Sapete cosa faremo? Torneremo all’elettrica, ma con la carica giusta e una batteria prodotta da Stellantis che porterà il costo della 500e intorno ai 20 mila euro, anche meno”. Il tutto con un’altra promessa: “La futura generazione della 500 sarà sempre a Mirafiori, la stiamo disegnando adesso, nel nostro Centro stile di Torino. Sarà sia in elettrico che in ibrido”. L’errore di pensare solo in elettrico per fortuna è stato cancellato. L’Italia (e non solo l’Italia) non è pronta per il passaggio all’elettrico che per ora sfonda solo quando si parla di microcar come la Topolino che però continuerà a essere prodotta in Tunisia.
“Riportare la 500 in Italia è già stata una vittoria: era una delle ultime volontà di Sergio Marchionne ed ora abbiamo mantenuto la promessa”, ha sottolineato François, raccontando come la nuova 500 ibrida verrà presentata a Torino durante il Torino Film Festival a novembre. “Celebreremo il ritorno a casa con la serie speciale 500 Torino, un omaggio alla città con i colori giallo e blu, ai suoi lavoratori e alle nostre radici. Torino vuol dire Fiat, e Fiat vuol dire Torino”. Meno male che ogni tanto qualcuno se lo ricorda perché la tendenza, sotto la gestione Tavares, era decisamente differente. Con Antonio Filosa, un manager italiano, anzi napoletano, macon una grande esperienza internazionale, si cercherà l’impossibile per preservare l’italianità della Fiat, anche se ormai è meglio evitare i paragoni con il passato remoto. Sarebbero troppo scomodi. “Dobbiamo poter vendere la 500 Ibrida senza paura di essere multati. Togliamo questa spada di Damocle e riprendiamo a vendere macchine belle, moderne, sicure e rispettose dell’ambiente. Sulle multe ci siamo espressi molto chiaramente. L’intento dell’Ue sulla CO2 è ottimo ma bisogna essere realisti. Il milione in meno di city car vendute in Europa rispetto al 2019 tra tutti i marchi è l’equivalente di sei fabbriche chiuse. Le persone non hanno potere di acquisto, quindi si sono rivolte all’usato o hanno tenuto le auto vecchie che possedevano già”. La Nuova 500 Ibrida vuol essere d’aiuto a invertire la rotta. Anche se, bisogna essere onesti: 17 mila euro per un’auto da città, anche se bella, elegante e alla moda, non hanno lo stesso significato delle 590 mila lire che costava la 600 settant’anni fa.









