Bmw ha celebrato l’influenza del design tricolore sui suoi modelli. Passato e presente si guardano negli occhi
Chi non ha mai sognato di mettere un V12 in una Z3, alzi la mano. Oppure un 16 cilindri in una berlina come la Serie 5… Per i tecnici Bmw i sogni non sono soltanto desideri: nei laboratori di Monaco c’è sempre spazio per la sperimentazione. Basti pensare che, prima ancora di decidere se la X5 e la X6 meritassero una versione “M”, gli ingegneri avevano infilato sotto il cofano della Suv “americana” il V12 aspirato di sei litri della Bmw V12 LMR vincitrice assoluta alla 24 Ore di Le Mans del 1999. Test superato, e non solo sulla carta. Questa filosofia – osare senza rinnegare la tradizione – è il filo conduttore di una giornata a Monaco, tra mito e futuro, che inizia al Bmw Museum e prosegue fino al Bmw Classic, il santuario delle memorie più audaci e meno conosciute della Casa dell’Elica.
Per un appassionato di automobili, entrare al Bmw Museum è come varcare la soglia di una cattedrale laica. Non è soltanto un’esposizione di carrozzerie scintillanti e motori leggendari: è un’immersione totale nello spirito di un marchio che ha scritto pagine decisive della storia delle due e quattro ruote. Quest’an-no, la mostra celebrativa dei 50 anni della Neue Klasse aggiunge un motivo in più per un pellegrinaggio a Monaco. Già nell’atrio del museo, all’ombra del mitico “Quattro Cilindri”, l’impatto è scenografico: 714 sfere argentate sospese danzano nell’aria, trasformandosi da forme astratte a silhouette automobilistiche. È la scultura cinetica, simbolo dell’ispirazione creativa che precede ogni modello Bmw. Addentrandosi nei livelli successivi, la cronologia diventa emozione. Nell’Atelier si incontra la Bmw Vision Neue Klasse, concept car elettrica che reinterpreta in chiave sostenibile la rivoluzione stilistica degli anni ’60: una vera e propria dichiarazione d’intenti per un futuro sostenibile con la stessa audacia di mezzo secolo fa.
La mostra “ The fresh face of Bmw – 50 Years of Neue Klasse” racconta perché la Bmw 1500 del 1961 fu considerata la salvezza dell’azienda. Dopo anni difficili, minacciata persino dall’acquisizione da parte di Daimler-Benz,
Bmw rischiò il tutto per tutto su una berlina moderna, essenziale e ben costruita, con motore 1.500 cc da 80 cavalli, trazione posteriore e stile italiano firmato Michelotti. Un equilibrio tra rigore e stile che diventò la base di tutta la produzione successiva. Il dialogo tra tecnica teutonica e design italiano è celebrato nella mostra “ Belle Macchine. Il design automobilistico italiano incontra l’eccellenza Bmw”, dove prototipi e modelli unici raccontano l’influenza tricolore sulle linee bavaresi. Lungo le rampe del “Bowl” – iconico edificio a forma di coppa che ospita il museo – si incontrano firme come Gandini, Giugiaro, Michelotti, ideatori di modelli come la Garmisch, la Pininfarina Gran Lusso Coupé, fino alla futuristica Nazca M12. Il percorso circolare in salita è un susseguirsi di contaminazioni tra disciplina tedesca e sensualità mediterranea, per culminare con la Vision Neue Klasse, presentata in una sala immersiva con proiezioni a 360° e rimandi visivi all’arte metafisica di Giorgio de Chirico. Passato e futuro si guardano negli occhi.
Poco distante, al Bmw Group Classic, negli stessi capannoni dove agli inizi del ’900 nascevano motori per aerei e motociclette, oggi sono custodite un centinaio di vetture storiche. Alcune in attesa di restauro, altre sono prototipi mai entrati in produzione come la Serie 5 a 16 cilindri o la Z3 V12, ma anche la 1602 “Bierfass” anni ’70 con spillatrice di birra nel bagagliaio (tuttora funzionante). Testimonianze tangibili delle follie tecniche che Bmw non ha mai avuto paura di immaginare. Che si tratti di un restauro fedele o di un concept elettrico per il 2030, la Casa dell’Elica continua a perseguire un equilibrio tra precisione ingegneristica e audacia creativa. Con un tocco di italianità.









