I progetti di Pininfarina per la mobilità urbana del futuro. Parla Bonollo “Proposte innovative ma accessibili, mantenendo l’emozione del design”
La mobilità contemporanea riscopre il fascino dei modelli compatti. City-car, quadricicli e “macchinette” tornano protagonisti tra i desideri d’acquisto, in netto contrasto con Suv e crossover che hanno dominato il mercato per oltre vent’anni. Nelle grandi città, mentre il traffico e l’inquinamento rimangono temi centrali, le dimensioni contenute tornano a essere un criterio essenziale: la tendenza premia vetture piccole, sostenibili e accessibili, specialmente elettriche, in linea con le direttive europee della dottrina von der Lyen, che punta alla svolta green entro il 2035.
Tra le aziende che hanno raccolto questi segnali, la torinese Pininfarina si è distinta nel rafforzare un’offerta di soluzioni compatte e innovative già elaborate nell’ultimo ventennio. Dopo aver firmato alcune tra le silhouette più iconiche dell’automobilismo, caratterizzandone ogni epoca ed epopea con almeno un modello, oggi guarda oltre la carrozzeria e ridefinisce il design per la mobilità urbana. Attraverso la divisione Urban Mobility, Pininfarina propone concept che sappiano coniugare praticità, sostenibilità e accessibilità, immaginando nuovi scenari e sviluppando veicoli compatti con ingombri sotto i 4 metri. Il messaggio è rivolto tanto all’industria quanto ai legislatori: per le città europee e in particolare a Bruxelles, servono soluzioni in grado di integrarsi nel tessuto urbano e rispondere alle esigenze concrete di cittadini e amministrazioni.
Questo cambio di paradigma viene raccontato dal dottor Giuseppe Bonollo, manager di lungo corso nel settore automotive, con esperienze formative in marketing e sviluppo prodotto per Ferrari, Maserati, Fiat, Ntv-Italo e Technogym. Dal gennaio 2025 è Senior Vice President della Business Unit Mobility di Pininfarina, punto di riferimento per la transizione urbana del marchio.
Secondo Bonollo, la mobilità del futuro deve unire praticità, sostenibilità e accessibilità, privilegiando la dimensione ridotta come elemento cardine. Le citycar restano una scelta sicura e accessibile, soprattutto per chi si avvicina alla prima motorizzazione. “Pininfarina ha sempre saputo trasformare sogno e praticità in progetti che mettono il design al servizio della collettività, puntando all’emozione, ma anche alla diffusione di soluzioni intelligenti e inclusive,” spiega Bonollo. La divisione Urban Mobility nasce dalla consapevolezza che la prossima mobilità urbana non potrà più essere concepita come settore di nicchia, ma dovrà dialogare con le nuove esigenze di città complesse, dove ogni player deve essere coinvolto.
“L’automobile oggi fa parte di un ecosistema che comprende infrastrutture, rispetto dei pedoni, innovazione tecnologica e attenzione all’ambiente. Il nostro ruolo è progettare mezzi capaci di integrarsi a questo sistema, non solo dal punto di vista estetico, ma anche sociale e funzionale. Negli ultimi anni Pininfarina ha ampliato il suo raggio d’azione, includendo biciclette, scooter e monopattini elettrici, aprendo il dibattito a nuovi modelli legislativi europei,” aggiunge Bonollo.
Il percorso di Pininfarina è ricco di concept visti come riferimenti anche per la mobilità urbana: dalla Ecos del 1978 alle recenti soluzioni modulari della serie Nido passando per Ethos, Eta Beta e Metro Cubo. Progetti che hanno valorizzato design, sicurezza, materiali riciclabili e abitabilità, mantenendo le dimensioni intorno ai 3 metri per garantire praticità e sostenibilità reale.
“Non tutte le idee sono arrivare direttamente in produzione,” ammette Bonollo, “ma hanno contribuito a orientare il settore verso scelte più sostenibili e pratiche.”
La transizione tecnologica è però ancora una sfida: “Prezzo d’acquisto e praticità d’uso sono fattori determinanti,” osserva Bonollo, “e il mercato deve poter sostenere il cambiamento con condizioni compatibili con la capacità economica delle persone.” Pininfarina, oggi, lavora per clienti globali e affronta tutte le tecnologie: dall’elettrico all’endotermico, dall’ibrido fino all’idrogeno, sviluppando una metodologia neutrale verso le diverse soluzioni. “La transizione deve essere calibrata: non si possono imporre scelte insostenibili sul piano economico e logistico,” conclude Bonollo. “Il nostro obiettivo è favorire il ritorno di interesse verso la mobilità urbana, con proposte innovative ma accessibili, mantenendo l’emozione del design italiano come elemento centrale di ogni progetto”.









