A Stroppiana, la Collezione Marazzato custodisce oltre 300 mezzi e racconta più di un secolo di trasporto italiano
Il mondo delle auto d’epoca sa es sere sempre al centro dei riflettori, mettendo in passerella auto lussuose, spesso innovative, stradali o da competizione. Alle spalle un’intera filiera di artigiani restauratori e un’umanità che s’inebria di bellezza. Meno nota, anzi ignota ai più, è una storia parallela, quella dei giganti della strada, i camion. Una storia scritta da grandi marchi, spesso gli stessi che, in rami diversi delle loro attività, hanno firmato auto di grande fascino. Parliamo di Alfa Romeo, Lancia, Isotta Fraschini oltre che di Fiat e molti altri.
E’ una faccia nascosta che custodisce segreti tecnici, ricerche, fatti e vicende di settori che per anni sono stati colonne portanti delle aziende di cui facevano parte. Per prendere contatto con questo universo c’è un autentico scrigno: non è in una grande città, né è legato a musei conosciuti. Si trova tra Milano e Torino, esattamente a Stroppiana, in provincia di Vercelli. Qui ha sede la Collezione Marazzato, una raccolta unica in Italia e in Europa, iniziata da Carlo Marazzato e oggi curata dai figli e da una Fondazione a lui intitolata, dopo la sua scomparsa avvenuta nel 2022.
La storia comincia prima, da suo padre Lucillo che avvia un’attività di trasporto alla fine degli anni Quaranta del secolo scorso in Valle d’Aosta con un motocarro Guzzi (modello Ercole). Presto passa ai camion veri, prima un Fiat 680 N e poi un Isotta Fraschini D80, e col tempo all’impresa si unisce lo stesso Carlo, la figura chiave della saga familiare. Quando nel 2012 anche lui lascia il timone ai figli (Alberto, Luca e Davide) per dedicarsi alla passione per i camion, la Marazzato è diventata un colosso nella gestione dei rifiuti, nelle bonifiche ambientali e nei servizi ecologici. L’Isotta Fraschini D80 originale non c’è più, ma ne era stato acquistato uno uguale ancora funzionante. Restaurato completamente, diventa la prima tessera del mosaico che pezzo dopo pezzo si trasforma in un patrimonio inestimabile. Quando Carlo viene a mancare, prende forma la Fondazione, che si dedica all’attività di conservazione, ma anche alla promozione della cultura d’impresa e della responsabilità sociale con moltissime iniziative di pubblica utilità.
Il cuore resta la collezione, che permette di rivivere una vera e propria epopea del trasporto iniziando dagli anni Dieci del Novecento, testimoniati da due autocarri militari Fiat 18 P e 18 BL del 1911 e 1915, conservati nel loro stato originale. Il marchio Fiat è quello meglio rappresentato, con circa 150 mezzi alcuni dei quali molto ricercati o molto celebri (il 634 “musone” degli anni Trenta e i modelli 170-190 che hanno preceduto la nascita di Iveco), mentre altri sono i protagonisti del miracolo economico, dai piccoli 615 e 616 alla famiglia dei 682, 683, 690 e successivi, tra cui un 683 N2 a tre assi cisterna con livrea Supercortemaggiore (splendido, tutto giallo, oggi è considerato uno degli ambasciatori della Collezione). Oltre a Fiat molta attenzione è riservata al celebre marchio OM (Officine Meccaniche con sede a Milano e Brescia) che comprende la serie dei “cuccioli” ossia gli autocarri leggeri con nomi di animali (Leoncino, Tigrotto, Lupetto, Cerbiatto, Daino e Orsetto), i medi 100, 120 e 150 e i più grandi Super Orione (autentica rarità con motore V8) e Titano a sei cilindri. Di pregio i modelli Alfa Romeo (A12, 455 autoscala e Mille del 1964). Senza dimenticare i Lancia, dai 3Ro al 6Ro militare ai vari Esatau, Esadelta ed Esagamma (interessante l’Esatau B 503 con cabina disegnata da Raymond Loewy, padre della Corvette C3) fino al piccolo furgone Jolly e al Beta 190 carro attrezzi restaurato nel 2024. Seguono i mezzi della Spa (Società Piemontese Automobili, attiva dal 1906 al 1926) e i veicoli leggeri della Bianchi con nomi altisonanti come Scaligero, Estense e il raffinato Visconteo dal curioso telaio tubolare.
Quanti sono i mezzi? Oggi oltre 300, incluse una quindicina di automobili e qualche decina di motociclette. C’è inoltre un prezioso archivio documentale di cui solo una parte è esposta, a rotazione, nella sede di Stroppiana. La collezione è visitabile su appuntamento o in occasioni speciali, in attesa che diventi un museo vero e proprio.










