Dal presidente La Russa ai dirigenti delle case auto: industria e istituzioni chiedono regole certe, infrastrutture adeguate e costi sostenibili
Il futuro della mobilità non è una sola tecnologia. È un sistema nel quale automobile, treno, aereo, bicicletta, infrastrutture ed energia devono convivere, mentre il cittadino chiede soprattutto una cosa: poter scegliere con regole semplici e costi sostenibili. È il filo conduttore emerso al convegno “ Il futuro della mobilità”, organizzato da Il Foglio nella sede dell’Automobile Club Milano.
Un confronto tra istituzioni e industria che ha messo al centro la trasformazione del settore. “ACI è oggi un mobility club. Il nostro mondo guarda al futuro, ci stiamo ringiovanendo”, ha detto il presidente dell’ACI, Geronimo La Russa. “L’automobile nel ‘900 è stata uno strumento di libertà, ma oggi i cittadini hanno esigenze più ampie: treni, aerei ma anche biciclette. Una mobilità semplice e agevole è oggi un dovere”. L’ACI, ha aggiunto, vuole essere interlocutore delle istituzioni e favorire regole più uniformi sulle limitazioni al traffico. Per Pietro Meda, presidente di Automobile Club Milano, la sede di Corso Venezia deve essere “un luogo di incontro, confronto e proposta per tutto ciò che riguarda il mondo dei trasporti, della sicurezza stradale e della mobilità, favorendo un dialogo costante e proficuo tra istituzioni, imprese, esperti e protagonisti del settore”.
“Parlare del mercato dell’auto oggi può apparire riduttivo, ma va detto che è in crescita”, ha spiegato Roberto Pietrantonio, presidente Unrae. Gli incentivi hanno sostenuto le elettriche, ma gli italiani mostrano una preferenza per l’ibrido, indicato intorno al 50% delle scelte. Secondo Unrae, circa l’80% ricorre al finanziamento, con rate comprese tra 200 e 500 euro al mese. La stima è di una chiusura del mercato poco sopra 1,6 milioni di vetture, mentre carburanti e fine degli incentivi frenano la domanda. Roberto Vavassori, presidente Anfia, insiste sulla neutralità tecnologica. “Oggi esistono soluzioni tecnologiche furbe che permettono di utilizzare la propulsione più adatta”. La mobilità elettrica, sostiene, richiede però un ecosistema ancora da completare. Nel suo intervento ha indicato nella crescita delle importazioni cinesi e nella “bulimia regolatoria europea” elementi di pressione sull’industria, proponendo anche un tetto dell’8% alle importazioni di auto cinesi. “Noi andiamo dove vuole il cliente, l’Europa vive la dualità di voler un mercato libero ma poi tenta di obbligare il cittadino alla scelta” ha detto Massimo Nalli Presidente e AD Suzuki Italia. “La benzina a casa non la potremmo mai produrre diverso il discorso per l’energia elettrica che può essere home made”, ha detto Marco Santucci, managing director e ceo di Geely Italia. La domanda dei cittadini segue però logiche che vanno oltre l’auto. Secondo il report EY presentato da Claudio D’Angelo, oltre sei viaggiatori su dieci interagiscono con l’intelligenza artificiale per informarsi e decidere gli spostamenti. Il 60% sceglie il mezzo soprattutto in base al prezzo, mentre solo il 17% indica la sostenibilità. Per la Generazione Z la sostenibilità resta importante, ma l’80% la considera tale a condizione che non comporti un aggravio dei costi. “Non c’è chiarezza sull’obiettivo finale nel mondo automotive, a parte far fuori i cinesi manca una visione strategica” ha detto Alfredo Altavilla Special Advisor BYD per l’Europa. Edoardo Rixi, viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha indicato nella certezza delle regole e nel rinnovo del parco circolante due condizioni per rilanciare il mercato. “Cambiamenti tecnologici troppo repentini portano a un crollo delle vendite”, ha osservato. La mobilità del futuro, dunque, non ha ancora un’unica direzione. Il punto emerso dal confronto milanese è costruire un sistema nel quale tecnologie diverse possano competere e convivere, con infrastrutture e informazioni sufficienti per consentire ai cittadini di scegliere.









