Altavilla: “Il 2025 anno della svolta grazie a prodotti e tecnologia. Offriamo una grande opportunità per la componentistica italiana”
Quando Alfredo Altavilla ha visitato per la prima volta il centro stile di BYD a Shenzhen, ha capito di essere all’ingresso di un nuovo mondo, quello in cui il termine “cineseria”, usato per bollare i prodotti in arrivo da Pechino, non avrebbe più avuto motivo di esistere. “Ho trovato dei livelli di attività che non sono neppure lontanamente paragonabili a quello che succede nel mondo occidentale”, ha detto l’ex top manager di Fiat, Fca e Alitalia, oggi Special Advisor per Europa dell’azienda cinese che non è solo un costruttore di auto, ma una vera e propria Tech Company. È rimasto stupito dal numero di ingegneri al lavoro (103 mila), da quello dei brevetti depositati quotidianamente (40) e dalla qualità dei modelli in arrivo anche sul mercato europeo dove, ad esempio, è appena stata presentata la Sealion 7, un Suv premium in tutto, quasi pure nel prezzo. Il numero e la qualità dei modelli in arrivo che non saranno soltanto elettrici (e questo è un segnale), conferma una certa aggressività: “Stiamo proseguendo il nostro percorso di crescita che ci porterà ad aggredire le quote di mercato dei nostri concorrenti perché non vedo il mercato europeo aumentare a dismisura. Abbiamo l’obiettivo di erodere quote di mercato ad altri concorrenti: non lo faremo attraverso la leva dei prezzi, ma puntiamo sulla qualità dei nostri prodotti”.
È proprio questa propensione all’allargamento che ha convinto Altavilla a rientrare nel mondo dell’auto da dove se ne era andato dopo il tradimento di John Elkann che non lo aveva scelto per succedere a Marchionne. “A spingermi ad accettare è stato il fatto che questo è un costruttore che ha una strategia di prodotto completamente offensiva, mentre la maggior parte dei costruttori europei in questo momento si sta difendendo. BYD intende andare all’attacco in tutti i segmenti di mercato e nei vari segmenti anche con diversi marchi. Ecco, tutto questo fatto da un costruttore che in Cina, ormaièungigante, 100 miliardi fatturato, milioni di dipendenti eccetera, ma in Europa è di fatto una start-up perché è nata 18 mesi fa, ecco, aiutare amettere insieme la macchina può essere una cosa divertente”. L’obiettivo è fare in modo che in Europa BYD cominci a diventare un marchio riconosciuto, che l’acronimo di Build Your Dreams, diventi sinonimo di costruttore di auto. “La brand awarness, la riconoscibilità del marchio, è la nostra prima sfida. Lavoreremo sulla comunicazione, ma siamo contenti di vedere che recentemente un’inchiesta fatta tra i giovani tra i 30 e i 45 anni ha detto che la loro accettazione per i marchi cinesi sta crescendo in maniera rapidissima. E una delle ragioni che li attrae maggiormente è proprio la tecnologia. Dobbiamo evitare che la gente guardi ai prodotti cinesi solo perché hanno un prezzo inferiore. Non vogliamo essere i più economici sul mercato, non vogliamo essere identificai come una cinesata. Noi abbiamo dei contenuti, della tecnologia e vogliamo che la gente capisca il nostro valore”. Il percorso di Huawei è un esempio. Qualche anno fa in pochi avrebbero comprato un telefonino cinese. Per convincere gli italiani, BYD naturalmente non si fermerà all’offerta elettrica. “Chiunque sia stato più di tre mesi nel mondo dell’automobile sa che un’idiozia che non bisogna fare è quella di andare contro il mercato e il mercato europeo sappiamo bene in che direzione sta andando soprattutto nel sud Europa. Per cui noi sfrutteremo la nostra tecnologia ibrida innovativa e porteremo così tante proposte sul mercato che contiamo di uscire presto dalla riga “altri” dove siamo accorpati oggi nelle quote di mercato e avere una nostra dignità. Nel corso del 2025 avremo dignità da singola riga senza essere più annegati assieme ad altri compagni non graditi… Abbiamo cominciato con i segmenti più alti e l’anno prossimo andremo anche sui segmenti di grande volume in Italia”. BYD punta molto sulla sua tecnologia ibrida “decisamente diversa da quelle convenzionali, che consente a ciascun cliente di sentirsi un po’ tecnologicamente neutrale. Con quasi 1100 chilometri di autonomia tra elettrico e termico, consumi ridotti e un’autonomia elettrica superiore ai 120 chilometri”.
L’aggressività di BYD non si ferma solo ai modelli. Presto diventerà attiva la fabbrica europea in Ungheria che permetterà di aggirare i dazi previsti per le vetture fabbricate in Cina. Poi BYD sbarcherà in Turchia e chissà che un giorno non venga a produrre anche in Italia. Per ora di ufficiale c’è il piano di sviluppo della rete: “Alla fine del 2025 avremo 500 punti vendita in Europa, di cui 105 italiani, che saranno triplicati quando Byd sarà già presente in tutti i mercati, con l’obiettivo di essere sempre più concorrenziali, senza aumentare i prezzi”. Altavilla non chiede incentivi. Non ci credeva neppure quando era a Torino: “Il problema non è il 2035, ma arrivare vivi al 2035. Il sistema delle multe è quello che sta distruggendo il mercato ed è il primo elemento del green deal che andrebbe rimesso in discussione. Se non accadrà andremo incontro ad un futuro davvero grigio per l’automotive. In questo modo non facciamo che fare un grandissimo regalo al mercato dell’usato che non èmai stato attrattivo e vivo come in questo periodo. La gente, anziché comprare il nuovo con tutte le incertezze che ci sono e i prezzi che ci sono, va sull’usato… La storia dimostra che ogni qualvolta che gli incentivi finiscono il cliente non è più disposto a tornare indietro al prezzo originale e si aspetta due tipologie di possibili situazioni che sia il costruttore o il concessionario a coprire il gap lasciato scoperto dall’incentivo oppure molto semplicemente prende la decisione di aspettare il prossimo giro”. Ma alla fine questi costruttori cinesi possono diventare anche un’opportunità per l’Italia? Altavilla non ha dubbi: “Assolutamente sì, la prima opportunità è proprio quella per la componentistica, perché abbiamo deciso con BYD di dare la possibilità ai componentisti europei e soprattutto a quelli italiani di mettersi in gioco per diventare fornitori degli stabilimenti che faremo in Europa”. Sta a vedere che un giorno dovremo pure ringraziarli.













