Roberto Scarabel dal luglio del 2022 è il presidente di AsConAuto, l’Associazione Consorzi Concessionari Autoveicoli, insomma l’uomo che ha in mano uno strumento importante per leggere il settore dell’auto nel nostro paese. Più calano le immatricolazioni di auto nuove, più aumenta la vita di quelle usate e di conseguenza il ricorso ai ricambi per tenerle dignitosamente (e con sicurezza) in strada. Nel 2024 AsConAuto ha stabilito un nuovo record, superando per il secondo anno consecutivo il miliardo di euro di volume di affari. “Quando le vetture nuove si vendono di meno, essendo rimasta praticamente immutata l’esigenza di mobilità degli automobilisti, si curano con più attenzione le proprie automobili. Anche per un motivo: ci si rende conto di avere in garage qualcosa che vale di più di quello che valeva nel passato… I prezzi delle auto nuove sono cresciuti moltissimo, i valori delle vetture usate scendono meno che in passato e magari quando si raggiungono i 50 mila km con la propria auto ci si rende conto di dover aggiungere 20 mila euro per comprarne una nuova e così si riguarda la propria vettura, la si vede ancora bella e si protrae il mantenimento investendo in una adeguata manutenzione…”.
Ai prezzi che sono cresciuti per vari fattori quali il costo delle materie prime, costo dell’energia, costo dei trasporti ecc, aggiungiamo poi un altro fattore: l’incertezza. Chi desidera cambiare auto oggi, aspetta perché non sa dove lo porterà l’Europa con la sua imposizione sulla mobilità del futuro. Roberto Scarabel ha un consiglio per il legislatore: “Da tempo sostengo che le aziende possono garantire la transizione ecologica. Basterebbe defiscalizzare l’acquisto di auto aziendali. Permettiamo alle aziende di ammortizzare le auto al 100% del loro valore, e non fermiamoci al costo massimo fiscalmente riconosciuto di 18.076 euro con percentuale di deducibilità al 20% (nei casi di imprese e professionisti). Così facendo cominceremmo davvero a svecchiare il nostro parco circolante immettendo sulle strade tanti Euro 6 accessibili ai consumatori privati e anche tante vetture elettriche perché oggi le aziende sono spinte a rendere “pulito” il loro parco auto per stilare i nuovi Bilanci ESG. Basterebbe intervenire su questo e in due-tre anni avremmo davvero ringiovanito il nostro parco circolante”.
Parole che sembrano non cadere nel vuoto questa volta. “Congiuntamente a Federauto stiamo lavorando molto bene in questa direzione. Le porte non sono chiuse e non siamo così sfiduciati. Noi abbiamo sempre sostenuto e continuiamo a sostenere che comunque l’intervento deve essere strutturale e quello sulla fiscalità sarebbe un intervento strutturale rispetto anche agli incentivi che sono un po’ come mangiare ogni sei mesi e poi stare a dieta altri sei mesi”.
Dal suo osservatorio, Scarabel prevede per l’anno in corso un balzo delle auto elettriche: “Credo che le vetture elettriche avranno un risultato diverso dall’anno scorso, per effetto proprio delle politiche aziendali e dei bilanci di sostenibilità. Per dimostrare che la propria azienda è proiettata nel futuro qualcosa devi fare e concedere in uso auto elettriche ai collaboratori può essere un inizio significativo. Certo, nel mercato italiano potrebbe sembrare un successo un aumento del 100%, ma partendo dal 4% con una percentuale elevatissima di auto dimostrative e di servizio dei concessionari sarà bene guardare ai numeri e non alle percentuali …”. Un catalizzatore del processo, secondo Scarabel, sicuramente sarà il noleggio a medio e lungo termine delle vetture BEV. Il valore futuro di un’auto a batteria è ancora incerto e il cliente dopo tre-quattro anni, anche per effetto della rapida evoluzione tecnologica, potrebbe scoprire un valore residuo diverso dalle esperienze d’acquisto precedenti…“È anche strano che ogni paese europeo senta quello che stabilisce l’Europa, poi ognuno a casa declini in modo differente la transizione ecologica. Servirebbe davvero una politica comunitaria uguale per tutti”. Insomma c’è ancora tanto da fare. Intanto AsConAuto continua a investire sulla digitalizzazione del suo business. Il prossimo passo è una mappatura del territorio per capire tra l’altro qual è il rapporto tra ricambi originali e non originali. Sicuramente non sarà facile, non essendo il ricambio un bene mobile registrato, ma attraverso parametri quali numero degli autoriparatori, posti di lavoro, ponti di officina disponibili, addetti, riusciremo ad approssimare la percentuale dei ricambi originali “di qualità” rispetto agli altri utilizzati nelle riparazioni.









