Nei primi nove mesi i trasferimenti sono aumentati del 2,7%. E l’età media è di 9 anni La denuncia di Federauto: “Stiamo rischiando l’effetto Cuba”. Il problema sicurezza
Confrontato
alle angosce del mercato del nuovo in Italia, quello dell’usato è un raggio di sole. Auto-Trend (l’analisi statistica mensile ACI del mercato auto, su elaborazione dati PRA) racconta che nei primi nove mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024, i trasferimenti netti di proprietà sono aumentati del 2,7% per le vetture, con un sorprendente +9% in settembre. Senza dimenticare che nel calcolo non ci sono le minivolture, i trasferimenti temporanei a nome del concessionario in attesa della rivendita al cliente finale.
Tutto bene? No, purtroppo. Perché nello stesso periodo, le radiazioni sono scese del 7,4% con 859.543 pratiche a fronte di 928.566 nell’anno precedente. In parole povere, è lo stallo del mercato: quasi sicuramente il 2025 finirà sui livelli del 2024 (siamo a -2,7% nel dato complessivo a fine ottobre) sempre che le auto ‘incentivate’ non facciano l’auspicato miracolo tra novembre e dicembre. Ma soprattutto gli italiani hanno sempre meno voglia di disfarsi di quelle vecchie peggiorando la situazione del parco circolante pari a 41,3 milioni di veicoli, caratterizzato da un elevato invecchiamento, con un’età media di 13 anni nel 2024. Circa un quarto delle auto (24%) ha almeno 19 anni e rientra nelle fasce Euro 0-3. Il ‘traffico’ sull’usato non aiuta: una ricerca condotta da Carfax su un campione di 200 mila auto tra quelle ricercate sulla propria piattaforma ha tracciato un identikit non certo entusiasmante di cosa si aspettano gli italiani a caccia di una vettura di seconda mano.
Età media di 9 anni, 105 mila km percorsi e diesel nel 50% dei casi: in sintesi un’auto vecchia, con un bel ‘peso’ chilometrico (al di là di come sia stata tenuta, ovviamente) e la motorizzazione destinata a uscire di scena, sempre meno proposta dalle Case nelle concessionarie. Anche questo, secondo la ricerca Carfax, spinge il caro vecchio gasolio in testa alla classifica per alimentazione davanti alle vetture a benzina (33% delle preferenze), seguite da ibride (6%) ed elettriche, che si fermano al 2%. Il restante 9% riguarda veicoli con altre alimentazioni, come Gpl e metano.
Carfax ha potuto stilare anche una classifica sulle preferenze degli italiani: Fiat mantiene la prima piazza (anche se era pensabile un valore superiore) con l’11% del campione. Dietro ben quattro marchi tedeschi: BMW e Audi, che condividono la seconda posizione (9%), poi Mercedes e Volkswagen (entrambe con l’8%). Ai piedi del podio ci sono Ford e un altro brand italiano, Alfa Romeo, entrambi con il 4%. Un dato interessante (e sottovalutato) che emerge dallo studio è che il 26% delle auto più cercate, quindi, più di una su quattro, ha subito danni o incidenti in passato. Da qui l’importanza di effettuare verifiche approfondite prima dell’acquisto che sono fondamentali per quel 12% delle auto di seconda mano che hanno trascorso parte della loro vita all’estero. In ogni caso, luci e ombre viaggiano a braccetto. Perché da un lato l’impatto economico delle auto di seconda mano è notevole, sino a rappresentare il 40% dell’intero settore dell’usato (10,8 miliardi di euro secondo l’Osservatorio Second Hand Economy 2024 di BVA Doxa per Subito), dall’altro diventa sempre più difficile convincere gli italiani a svecchiare il parco circolante, persino con un usato recente al posto di un modello nuovo. “Stiamo rischiando l’effetto Cuba – sostiene Massimo Artusi, presidente di Federauto che raggruppa circa 1100 concessionarie – nonostante i prezzi scendano in generale, gli appassionati continuano a comprare l’usato vecchio non solo per uno scarso potere d’acquisto, ma anche per la mancanza di quello ‘fresco’, dovuto al fatto che le aziende cambiano meno il loro parco auto rispetto al passato. Abbiamo una fiscalità punitiva, in misura nettamente maggiore di altri Paesi europei e la stiamo pagando. Altro tema: se non verranno stabilite regole uniformi sulle emissioni consentite, aumenterà la confusione tra chi intende comprare un usato e non si capacita perché tra una città e l’altra, anche vicina, si può entrare in centro o meno con la stessa auto. Non c’è tempo da perdere: l’usato che oggi vale mediamente il 30% delle vendite di una concessionaria dovrà aumentare per ragioni di necessità”. Impossibile dargli torto.













