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QUELLI CHE VANNO IN PIAZZA AFFARI DIETRO AI RADUNI DOMENICALI DI MILANO

by Paolo Cozzi
30/03/2026
in Ma dai
QUELLI CHE VANNO IN PIAZZA AFFARI DIETRO AI RADUNI DOMENICALI DI MILANO
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Informale, gratuito, per semplici curiosi e veri appassionati di auto storiche, youngtimer e supercar. “Quelli di Piazza Affari” è l’appuntamento irrinunciabile della domenica mattina.

Ormai è un rito meneghino, un po’ come la colazione nelle vicine pasticcerie Leonardo, Marchesi e Cucchi, o quei “due passi” sui Navigli, fra le bancarelle dell’antiquariato, ogni ultima domenica del mese. Certo, non si tratta di un evento ufficiale: non ci sono biglietti, code né transenne. Eppure, vox populi, è bastato far circolare le belle fotografie dell’evento su Instagram per attirare l’attenzione dei più.

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Tutto ha inizio nel 2021 quando il “Raduno della Domenica Auto Storiche” nasce da un’idea dell’avvocato Carlo Maria Del Conte. Il livello è alto: Mercedes Sl Ali di Gabbiano, Jaguar, Porsche e Ferrari intanto e soprattutto; ma è con l’arrivo di Carlo Vulnera che “Quelli di Piazza Affari” assume un’identità precisa e una nuova dimensione social( e) che ne allarga efficacemente la dimensione fisica. Lui, calabrese trapiantato a Milano, content creator per passione, fissa il perimetro. Inizia raccontando il ritrovo con foto spontanee che posta sui social, crea la pagina, l’account e l’hashtag “quellidipiazzaaffari”. In breve, la narrazione diventa un fenomeno di costume. Già dalle 10:30, il colpo d’oc-chio è quello delle grandi occasioni. Il ritrovo è nella piazza della Borsa, dominata da Palazzo Mezzanotte e dagli spazi dove negli anni d’oro c’erano gli agenti di cambio con le loro “grida”. Negli anni Ottanta, quando Milano diventava “da bere”, poi nei Novanta, quando Internet accendeva la New Economy.

Ma ora che Gordon Gekko e i suoi amici non ci sono più, a dominare la scena resta la controversa scultura “L.O.V.E.” di Maurizio Cattelan, quel dito medio rivolto al cielo diventato una dichiarazione permanente e, forse, virtualmente corrisposto dai nostri, proprio per mandare un messaggio al nuovo paradigma della mobilità imposto dalla politica locale e no.

Dopo gli Yuppies, è con il medesimo spirito dei “giovani di successo” Giacomo, Sandro, Lorenzo e Willy che qui si ritrova una nutrita pattuglia di “petrolhead” che, anziché protestare, si è ritagliato uno spazio garbato e informale per condividere la propria passione. In fondo, le piazze nascono proprio per questo. Quindi qui, al centro sfilano le storiche, disposte quasi ci fosse un tacito rispetto gerarchico. Non è difficile incrociare una Lancia Fulvia HF del 1968, magari una Porsche 911 del 1972 o un’Alfa Romeo Giulia GT del 1970 che profuma ancora di gloria rallystica. Poi ci sono le più moderne supercar e le youngtimer: Ferrari F40 e 488 Pista, Lamborghini Huracán, Porsche 911 GT3, McLaren e le mitiche Lancia Delta Integrale. Sono “parcheggiate” tutto intorno. Attirano appassionati e curiosi, sono aperte e accessibili, con i proprietari sempre pronti a raccontare un aneddoto, scambiare informazioni o semplicemente fare la chiacchiera.

Molti arrivano in auto e trovano posto nel parterre, altri arrivano a piedi, qualcuno addirittura con gli scooter rigorosamente old school. I più rappresentativi e ricercati? L’Honda Zx dio, il Gp o il Cub che, ai loro tempi, proprio in queste vie sono stati assoluti protagonisti per oltre un decennio, lungo la direttrice di corso Magenta, quando univa le piazze più cool della città: Santa Maria delle Grazie e via Sant’Agnese, con il centro storico e Santa Maria della Passione.

Camminando tra i cofani aperti e i cerchioni lucidati, si respira un’atmosfera che mescola nostalgia e innovazione. Non c’è competizione, niente invidia. Gli esperti discutono di restauri e originalità dei motori, i novizi chiedono consigli su come avvicinarsi al mondo delle storiche, mentre i telefoni immortalano ogni dettaglio. Intorno, il pubblico è giovane e trasversale: ingegneri, imprenditori, studenti di design. C’è chi rivede l’auto del nonno, chi resta incantato davanti alle carrozzerie luccicanti, chi sogna (o possiede) un garage impossibile.

Se si indovina la domenica giusta, con un po’ di fortuna si possono ammirare anche vetture non proprio banali come la bellissima Rolls-Royce Silver Shadow Cabriolet, con la capote abbassata e un paio di sci appoggiati sul divano posteriore, in pieno e irriverente spirito olimpico; e persino una Lamborghini Countach con le sue caratteristiche porte a forbice. Un’accoppiata che fa subito tornare alla mente due fra le protagoniste della strampalata Cannonball Run, il mitico film la “Corsa più pazza d’America” del 1981.

Alle 11:30 si raggiunge il picco: circa 150 vetture occupano la piazza, creando un mosaico vivente di epoche, stili e storie personali. È un antidoto alla freddezza digitale, un ponte tra generazioni, un gesto quasi provocatorio rivolto a un futuro che rischia di dimenticare l’anima meccanica dell’automobile. C’è sempre spazio per una breve sfilata, una sgasata, per motori che intonano la melodia dei sei, otto o dodici cilindri. Un sound sempre più raro in quest’epoca votata alla mobilità silenziosa ed elettrica. Il programma termina alle 13, poi tutto si scioglie con un saluto a colpi di clacson, educati, tra chi va a pranzo e chi parte per un giro in gruppo. Tanto l’appuntamento è sempre quello: domenica mattina, davanti alla Borsa.

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