Il 73% dei nostri connazionali comprerebbe un’auto in arrivo dalla Cina A convincerli non è soltanto la motivazione economica: conta la qualità
Mai come nel caso dell’automo bile cinese, esiste una realtà sul mercato e una percezione da parte degli automobilisti italiani in primis, che notoriamente passano (e lo sono sostanzialmente) per conservatori, anche perché gran parte di chi acquista oggi una vettura ha più di 40 anni. La realtà dice che nel 2025 tre marchi cinesi (BYD in sesta posizione, SAIC in settima e Geely in nona) sono entrati nella Top Ten mondiale e in Europa, guardando i dati del primo mese dell’anno in corso, la quota di tutte le Case cinesi è arrivata al 7,4% con una crescita complessiva dell’80%: mai successo e molti analisti prevedono che il 10% è assolutamente alla portata entro fine anno. La sorpresa, pensando alla teorizzata scarsa propensione verso le novità, è che il nostro mercato sta dando soddisfazioni ancora maggiori alle Case del Dragone o a chi le importa: a fine febbraio, la quota complessiva è stata del 12,5%, più delle Big Three premium messe insieme (Audi, Bmw e Mercedes): il paragone appare forzato per le fasce diverse, ma fa capire perché una nuova auto su otto immatricolate nel nostro Paese sia cinese.
Il confronto con febbraio 2025 rende ancora più evidente il cambiamento: all’epoca, nella Top 50 nazionale la migliore tra le cinesi era stata la MG ZS, settima con 3.177 unità, mentre la BYD Seal U aveva chiuso nelle retrovie con 837 immatricolazioni. Quest’anno una citycar elettrica (Leapmotor T03) ha sfiorato addirittura il podio, piazzandosi quarta, favorita da un prezzo molto competitivo e ovviamente dagli incentivi statali. Ma parecchi altri modelli hanno superato le mille unità mensili: la MG ZS si è mantenuta al vertice con 2.667 immatricolazioni, mentre la BYD Seal U ha quasi raddoppiato i volumi rispetto a febbraio 2025, passando da 837 a 1.397 unità. Nella top 50 hanno trovato spazio anche la BYD Atto 2 con 1.214 targhe, la MG3 a quota 1.941 e la Omoda 5 con 1.375 unità. È la conferma di un cambiamento di atteggiamento rispetto al passato che è stata certificata da una instant survey “Cosa pensano gli italiani delle auto cinesi?”, condotta da Areté, azienda leader nella consulenza operativa e strategica. A poco più di un anno da una precedente simile rilevazione, lo studio fotografa un cambio di percezione progressivo: cresce l’apertura verso i marchi cinesi, sempre più apprezzati non solo per i listini generalmente più bassi, ma soprattutto per la qualità complessiva dell’offerta. Il 73% degli italiani si dice oggi pronto ad acquistare un’auto cinese, in aumento rispetto al 68% registrato a ottobre 2024.
A guidare la scelta non è più soltanto l’accessibilità economica (indicata dal 45% del campione), ma la qualità del prodotto: per il 51% degli intervistati pesano affidabilità, materiali, dotazioni tecnologiche e sistemi avanzati di bordo. Quanto alla spesa, il tetto massimo resta fissato a 30.000 euro, con una netta preferenza per crossover e Suv (47%). Tra l’altro auto cinese non significa necessariamente elettrico: il 50% degli intervistati indica la tecnologia ibrida come la soluzione più evoluta e meglio rispondente alle proprie esigenze di mobilità. Rimangono residuali, ma presenti, alcune perplessità tra chi non è ancora pronto al salto: il 28% nutre dubbi sulla qualità dei materiali e un ulteriore 28% teme un servizio di post-vendita non ancora pienamente all’altezza. “La nostra analisi dimostra in modo concreto come i brand cinesi si stiano facendo rapidamente strada nel mercato italiano e siano destinati ad aumentare la propria quota nei prossimi anni – commenta Massimo Ghenzer, presidente di Areté il prezzo resta un fattore rilevante, ma non è più la leva principale: i consumatori riconoscono ai costruttori cinesi affidabilità e un buon livello qualitativo. Anche la fiducia nel post-vendita oggi è più che solida: il 62% degli intervistati ritiene che i servizi possano competere con quelli dei brand europei”.
Un ultimo focus dell’interessante instant survey riguarda poi l’esperienza di acquisto: per le auto provenienti dalla Cina vince ancora il contatto diretto. Quasi la totalità dei rispondenti preferisce recarsi fisicamente in concessionaria e otto italiani su dieci considerano il test drive un passaggio imprescindibile prima della decisione finale. Sembra superato quindi anche l’unico punto debole: quello della rete di assistenza su cui le Case stanno impegnandosi non poco per smentire quanti sostengono la difficoltà nel trovare ricambi, in tempi rapidi, per le vetture di recente importazione. Un esempio è quello di BYD che non a caso a fine febbraio, con 4.110 immatricolazioni, ha registrato il miglior risultato mensile dall’ingresso in Italia evidenziando una crescita del 191% rispetto allo stesso mese del 2025. La quota di mercato è così salita al 2,6% posizionando BYD al di sopra di storici costruttori europei, nel giro di un paio di stagioni. La rete di concessionarie che contava su soli 28 showroom a dicembre 2024, arriverà a 110 entro la fine dell’anno. E il marchio premium Denza raddoppierà nel 2026 i cinque showroom dell’anno in corso. Quanto ai ricambi, prima dell’apertura dell’hub italiano a Milano, il magazzino centrale europeo collocato in Olanda garantiva tempi di evasione molto rapidi, ma a cui si aggiungevano inevitabilmente quattro giorni di trasporto. “Dallo scorso settembre è partito il nuovo magazzino BYD Italia, con l’obiettivo di garantire un servizio sempre più efficiente alla nostra rete. Punta a mantenere un grado di disponibilità dei ricambi tra il 95% e il 98% di quelli normalmente richiesti, assicurando consegne rapide entro 24-48 ore in tutto il Paese” dice Alessandro Grosso, country manager di BYD Italia.









