A Villa d’Este ha debuttato la Vision Bmw Alpina, manifesto del futuro Design rétro, tecnologia raffinata e l’eredità di Burkard Bovensiepen per rilanciare una filosofia fatta di comfort, prestazioni ed esclusività
Da qualche anno, Bmw si serve della splendida vetrina del Concorso di Eleganza Villa d’Este – che sponsorizza da 21 anni – per presentare dei concept fuori dal comune, anche a due ruote. E’ la storicità pura, spesso straordinaria, a fianco di provocazioni di stile, destinate al futuro prossimo: quest’anno, sulla terrazza del famoso cinque stelle lusso di Cernobbio, il nuovo ha esibito comunque un sapore di illustre passato. Perché la Vision Bmw Alpina è il primo esempio concreto di come la Casa tedesca intende proseguire e rendere più completo un rapporto iniziato negli anni 80 quando l’azienda di un imprenditore visionario quale Burkard Bovenspien – un mito per tutti gli appassionati tedeschi – decise di dedicarsi unicamente a preparare vetture su base Bmw, anche e soprattutto stradali. Alpina, fondata nel 1965 a Buchloe (nel Nord della Baviera) sino a quel momento si era più concentrata sulle competizioni, arrivando nel 1970 e 1973 a vincere con le Bmw Alpina CS B2 due titoli nel prestigioso DTM (il campionato SuperTurismo) con il contributo di campioni come Jacky Ickx e Niki Lauda. Fin dall’inizio, la filosofia fu chiara: velocità e comfort erano ambiti complementari, non in concorrenza. E si fece scoprire trovando soluzioni semplici, ma pratiche: per esempio, nelle gare endurance, mentre i rivali erano fissati su alleggerire il peso, Burkard aggiungeva imbottitura extra al sedile del guidatore: capì che un pilota più comodo è un pilota che guida meglio e più veloce. Intuizione che finì nelle vetture stradali che seguirono, celebrate per compostezza e raffinatezza ad alta velocità, anche su lunghissimi tragitti. Sono trascorsi circa quattro anni dall’acquisizione dei diritti sul marchio al debutto ufficiale, il primo gennaio 2026, come parte di Bmw Group. Del resto, trovare la quadratura non era facile, tanto più in un periodo dove il premium non è così brillante come in passato. “Alpina ha sempre rappresentato un’idea molto specifica di performance e raffinatezza: il nostro ruolo come nuovi custodi è quindi preservare il carattere distintivo e plasmarla in un contesto contemporaneo” sottolinea Adrian van Hooydonk, responsabile del Design di Bmw Group. Da qui lo studio di design che abbiamo visto, con un riferimento non nascosto alla B7 coupé di fine anni ’70 che segnò una svolta: la filosofia Alpina fu applicata per la prima volta a un’auto di lusso, e ogni modello che seguì fu riconosciuto come lussuoso. Basato sulla Bmw Serie 6 E24, aveva un lungo cofano, la carreggiata ampia e il muso da squalo che regalava una naturale dinamicità all’auto mentre l’abitacolo poteva comodamente trasportare quattro persone per migliaia di km. “Nella Vision Bmw Alpina abbiamo distillato ogni elemento del marchio alla sua essenza e lo applichiamo in modo profondamente moderno e sofisticato – spiega Maximilian Missoni, responsabile del Bmw Design Midsize & Luxury Cars e Bmw Alpina – quindi ogni dettaglio riflette sostanza: nell’ingegnerizzazione, nei materiali e nella storia che racconta”. Ed ecco una berlina quasi coupé, lunga 5.200 mm e con una presenza imponente: ampia, bassa con un tetto inclinato e vetrato di grandi dimensioni. Per noi, il profilo è l’elemento più azzeccato mentre la parte anteriore è definita da volumi forse sin troppo imponenti con lo “shark nose” – firma che risale appunto all’Alpina B7 – che reinterpreta la griglia a doppio rene della Casa tedesca come scultura tridimensionale. Lo scarico ellittico a quattro terminali rimane, così come la scritta “ALPINA”, che è rivista come elemento in metallo lavorato e lucido sul paraurti anteriore inferiore. Quanto alle ruote da 22” anteriori e da 23” posteriori, hanno il design a 20 razze, un classico per Alpina sin dal 1971. L’abitacolo non può che essere molto generoso nello spazio, con una qualità di materiali e rivestimenti da super ammiraglia e l’integrazione attenta ma non invasiva (altro plus, per noi) della tecnologia. Anche qui non mancano scelte retrò come la pelle ‘pieno-fiore’ per i sedili, la cucitura a ponte sulla plancia (ispirata alla bordatura storica del volante in tonalità heritage blu e verde), le finiture satinate e lucide per i vari componenti in metallo. Il cristallo trasparente è invece riservato ai comandi che plasmano la guida dell’auto, a sottolineare il valore che Bmw Alpina attribuisce all’esperienza di guida stessa. Al di là che i manager del brand non si sbilanciano troppo sui numeri produttivi (circa 2mila all’anno, pensando soprattutto al mercato americano, a quelli degli Emirati e orientale), c’è una chiara strategia di immagine. “Bmw Alpina riempie un vuoto nel nostro portafoglio tra Bmw e Rolls-Royce, in quanto vediamo ulteriori potenzialità nel mondo premium. Da Alpina abbiamo ricevuto una forte eredità e una comunità globale, su cui creare modelli caratterizzati da velocità, comfort e raffinatezza, preservando l’essenza di quanto il marchio rappresenta” dice Oliver Viellechner, responsabile di Bmw Alpina. L’anno prossimo, il primo banco di prova sul mercato, con il ‘berlinone’ ispirato dalla Vision che abbiamo visto. Diciamo pure una Serie 8 ‘preparata’ che fa pensare inevitabilmente che la prima auto del marchio fu una BMW 1500 degli anni ‘60 a cui venne sostituito il sistema di alimentazione con un carburatore doppio corpo Weber che la rese più veloce. Alpina aveva otto dipendenti, ora fa parte di un piccolo impero.









