A Varano debutta la nuova Driving Academy con la Scuderia de Adamich. Tecnologia, sicurezza e sportività per riportare il pilota al centro dell’esperienza
L’Autodromo
Riccardo Paletti, incastonato tra le colline parmensi nel cuore della Motor Valley, nasce nel 1969 da un’idea che vede tra i protagonisti Giampaolo Dallara, diventando negli anni una vera palestra del motorsport italiano. Da queste curve sono passati Alessandro Zanardi, Giancarlo Fisichella, Luca Badoer, Felipe Massa, Robert Kubica e Nico Hülkenberg. Qui hanno mosso i primi passi anche campioni del mondo come Jacques Villeneuve, Kimi Räikkönen, Nico Rosberg e persino Valentino Rossi.
E poi, io. Su questo asfalto, Alfa Romeo ha scelto di rilanciare la propria Driving Academy insieme alla Scuderia de Adamich, storica partner del marchio dal 1991, fondata dal mitico Andrea che se ne è andato meno di un anno fa lasciando in eredità anche questo gioiellino.
Una giornata in pista che spiega perché alcune automobili riescano ancora a trasmettere emozioni in un’epoca in cui l’elettronica tende a filtrare tutto. L’esperienza, inoltre, non resterà confinata all’evento stampa, giacché nei prossimi mesi entrerà anche tra le proposte dedicate ai clienti, con una giornata a Varano inclusa per chi acquisterà una nuova Giulia o Stelvio Quadrifoglio e condizioni agevolate per tutti i nuovi clienti Alfa Romeo interessati al corso di Guida Evoluta.
La gamma messa a disposizione alla stampa comprendeva Junior, Tonale, Giulia e Stelvio, fino alle versioni Quadrifoglio.
La Junior Elettrica Veloce è forse l’esempio più interessante. Con 280 CV, 345 Nm di coppia e un motore capace di raggiungere 15.200 giri al minuto, rappresenta il primo tentativo di trasferire il DNA sportivo del Biscione nell’era elettrica. Il rapporto di sterzo di 14,6:1 è tra i più diretti del segmento e il differenziale Torsen meccanico (che mi ha salvata un paio di volte) contribuisce a limitare il sottosterzo tipico delle trazioni anteriori ad alte prestazioni. È come un arbitro intelligente tra le due ruote motrici. Quando una ruota in curva o su un fondo scivoloso fa più fatica ad avere aderenza, il Torsen trasferisce automaticamente più forza all’altra ruota che “tiene” meglio la strada, aiutando l’auto a curvare in modo più stabile e veloce senza perdere controllo.
Junior Elettrica Veloce risulta leggera e maneggevole, con una precisione sorprendente.
Con Tonale cambia la prospettiva. Il SUV compatto punta su un sofisticato equilibrio tra meccanica ed elettronica. La versione Plug-in Hybrid Q4 sfrutta la trazione integrale elettrificata e il Dynamic Torque Vectoring per migliorare inserimento e stabilità in curva. La piattaforma è stata sviluppata con sospensioni McPherson specifiche Alfa Romeo e uno sterzo da 13,6:1, valore insolitamente sportivo per un SUV di questa categoria.
Poi arrivano Giulia e Stelvio, con le quali la tecnica diventa quasi filosofia. Distribuzione dei pesi perfettamente bilanciata al 50:50, largo impiego di alluminio e fibra di carbonio, trazione posteriore o integrale e uno sterzo che continua a essere considerato un riferimento assoluto per rapidità e precisione. Le versioni Quadrifoglio aggiungono il V6 biturbo da 520 CV, ma la vera differenza è il modo in cui la vettura comunica ciò che sta facendo.
E a proposito di comunicazione, la Driving Academy mi ha lasciata con una lezione sorprendente: “Le braccia seguono sempre gli occhi”.
Alessandro, istruttore, lo ripete continuamente e per me è forse il principio più rivoluzionario che potessi imparare. Guardare il punto corretto della traiettoria, non quello più vicino, significa permettere al corpo di eseguire automaticamente movimenti più fluidi e precisi.
La conferma arriva dalla telemetria. Acceleratore, sterzo, frenata e velocità vengono registrati e confrontati con quelli di un pilota. Il responso, per me, è stato abbastanza impietoso: accelerazioni troppo brusche, frenate eccessivamente caute, margini di miglioramento praticamente ovunque, tranne che in un parametro. La traiettoria.
La frase più frustrante della giornata? “Raffreddiamo i freni e torniamo ai box”, pronunciata dall’istruttore sempre nel momento esatto in cui io mi dicevo “oh là, finalmente inizio a sciogliermi”. Le cose belle durano sempre troppo poco.









