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In Formula 1 si usano soltanto filtri made in Italy

by Umberto Zapelloni
27/07/2026
in Ma dai
In Formula 1 si usano soltanto filtri made in Italy
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La tecnologia che non si vede ma fa vincere in F1: la storia di Ufi da un capannone nel veronese al mondo

L’Italia, e spesso lo scordiamo, è un paese pieno di meraviglie. Piccole aziende che passo dopo passo crescono e arrivano a conquistare il mondo. C’è, ad esempio, un filo invisibile che unisce lo schieramento di partenza di un Gran premio di Formula 1 a un capannone nato nel Veronese più di mezzo secolo fa. È il filo della filtrazione, della ricerca estrema e di una cultura industriale italiana che ha trasformato un’azienda di provincia in uno dei partner tecnologici più importanti del motorsport mondiale. Oggi UFI è presente su tutte le monoposto del Mondiale 2026: undici team su undici utilizzano i suoi sistemi di filtrazione, un primato che racconta meglio di qualsiasi slogan il livello raggiunto dall’azienda italiana.

Fondata nel 1971 a Nogarole Rocca, in provincia di Verona, UFI è diventata negli anni un leader globale nelle soluzioni di filtrazione, thermal management e tecnologie per l’idrogeno verde. Oggi conta oltre 4.300 dipendenti, 22 stabilimenti produttivi e 57 uffici commerciali in 21 Paesi, con un fatturato da circa 600 milioni di euro e più di 360 brevetti internazionali. Ma il cuore del suo racconto industriale continua a battere nel motorsport, laboratorio tecnologico dove affidabilità, peso e prestazioni diventano una questione di millimetri e millesimi. E dove la passione ha sempre la sua parte, tanto che Giorgio Girondi, il presidente, si è appena comprato all’astaper 4,3 milioni di euro, la Ferrari 312 T3 guidata da Reutemann e Villeneuve nel 1978 perché montava uno dei primi filtri dell’azienda.

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La storia con la Formula 1 nasce quasi per caso nel 1977. Due ingegneri Ferrari, alla ricerca di un fornitore capace di soddisfare le esigenze del dodici cilindri di Maranello, notarono dalla A22 l’insegna “Universal Filters Italia” e decisero di fermarsi. Da quel momento iniziò una collaborazione che avrebbe attraversato mezzo secolo di corse, evoluzioni regolamentari e rivoluzioni tecnologiche. I primi test vennero effettuati a Fiorano sotto lo sguardo di Enzo Ferrari, con Niki Lauda al volante della 312 T2.

Il primo successo arrivò nel 1978 a Brands Hatch con Carlos Reutemann e la Ferrari 312 T3. Da allora UFI ha accompagnato alcune delle epoche più importanti della Formula 1: i titoli Ferrari di fine anni Settanta, l’era Schumacher, l’arrivo dei motori ibridi e la trasformazione delle power unit moderne.

Nel frattempo l’azienda ha continuato a innovare. Negli anni Novanta, insieme a Ferrari, sviluppò un filtro in titanio capace di ridurre il peso del 50%, un salto tecnologico decisivo in uno sport dove ogni grammo conta. Se il primo filtro adattato alla F1 pesava circa un chilogrammo, oggi quello dell’olio non supera i 62 grammi.

Oggi il lavoro della Advanced Applications Division di UFI, nata nel 1999 nello stabilimento di Marcaria, è diventato ancora più sofisticato. Ogni monoposto utilizza fino a quindici diversi elementi filtranti, impiegati nell’area motore, nei circuiti di raffreddamento del powertrain ibrido e nei sistemi idraulici. In totale, durante un weekend di gara, sulla griglia sono presenti oltre 110 filtri UFI e più di 6.000 nel corso di una stagione.

Tutti i componenti sono realizzati su misura, attraverso un dialogo continuo con i team. I materiali utilizzati arrivano dall’aerospazio: titanio, acciai speciali, alluminio Ergal e media filtranti proprietari FormulaUFI sviluppati con fibre di vetro, materiali polimerici e acciaio sinterizzato. Anche gli adesivi impiegati derivano da applicazioni aeronautiche.

La Formula 1, però, non è soltanto una vetrina. Per UFI è soprattutto un acceleratore tecnologico. Il trasferimento di conoscenze tra motorsport e automotive è continuo e bidirezionale: soluzioni nate per le vetture di serie vengono adattate alle condizioni estreme delle corse, mentre le innovazioni sviluppate in pista finiscono poi sulle auto stradali. È la stessa filosofia che ha permesso all’azienda di espandersi anche nel Wec, in IndyCar, Formula 2, Formula 3, Dakar e MotoGP, collaborando con marchi come KTM e Aprilia.

Accanto al motorsport, UFI sta investendo in modo massiccio anche nella mobilità del futuro. Thermal management per auto elettriche e ibride, filtrazione industriale e soprattutto idrogeno verde rappresentano le nuove frontiere del gruppo. Oltre il 5% del fatturato viene reinvestito in ricerca e sviluppo e l’80% dei nuovi progetti è focalizzato sulle tecnologie green.

Tutto, o quasi, per merito della F1 che certifica la qualità del prodotto.

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