Monterey, Pebble Beach, The Quail, corse, aste da record e hypercar da milioni: per una settimana la California ha celebrato l’automobile in tutte le sue forme
Pebble Beach, The Quail, le corse, le aste milionarie e le hypercar. Per sette giorni la California ha celebrato l’automobile in tutte le sue declinazioni, mentre gli influencer invadono le strade, la polizia vigila anche dal cielo e a pochi chilometri il Big Sur brucia… Non erano ancora le sei del mattino quando abbiamo iniziato a calpestare l’erba della diciottesima buca del Pebble Beach Golf. Il sole doveva ancora affacciarsi e intorno al piccolo chiosco che distribuiva caffè e donut c’era già la folla delle grandi occasioni: dopo sette giorni di automobili c’era ancora chi non ne aveva avuto abbastanza!
Era il rito del Dawn Patrol che apre l’ultima giornata della Monterey Car Week. La prima a entrare sul green è stata una Moon 30 Raceabout del 1912, 114 anni e mai restaurata. Poi, lentamente, altre opere d’arte su ruote hanno preso posto su quello spicchio di verde affacciato sull’Oceano. Qualche ora più tardi i giudici hanno incoronato una Duesenberg SSJ Special Speedster del 1935, una delle sole due costruite.
Per una settimana questa piccola penisola californiana ha raccontato l’automobile di ieri, quella di oggi e quella che guideremo domani. Il sipario si è alzato con il party di Motorlux, tra auto da collezione e jet privati al Monterey Jet Center. Poi ogni parcheggio è diventato un museo a cielo aperto e ogni albergo ha ospitato una première, un’asta o una cena privata. ALaguna le storiche del Rolex Monterey Motorsports Reunion sono tornate a correre davvero. A Concorso Italiano è andata in scena la festa dedicata al Made in Italy, mentre The Quail si è confermato il “salotto buono” tra anteprime mondiali, hypercar, concept e concorso d’eleganza. Ultimo atto: Pebble Beach.
Poi le aste, vero termometro del collezionismo mondiale. Qui i milioni vengono pronunciati con la stessa naturalezza con cui altrove si ordina un caffè. Una Shelby Cobra Daytona Coupe del ‘64 è arrivata a lambire i 43 milioni di dollari, nuovo record per un’auto americana; una McLaren F1 GTR del ‘96 ha superato i 34 milioni e mezzo.
A fare più rumore, però, sono stati i 40 milioni di dollari raggiunti nell’asta di RM Sotheby’s dalla Ferrari Luce Chassis 0, il primo telaio della prima elettrica di Maranello. Abbiamo seguito l’asta da Casa Ferrari insieme agli ospiti: prima l’incredulità, poi gli applausi. Il brutto anatroccolo che aveva diviso gli appassionati si è trasformato, a Monterey, in un cigno da 40 milioni.
La Car Week 2026 ha avuto anche un volto decisamente meno elegante. Decine di influencer, YouTuber e, diciamolo, “bimbiminkia” hanno invaso la penisola a bordo di hypercar da milioni di dollari. Il fenomeno si era già visto lo scorso anno, questa volta è esploso.
Action cam ovunque, auto d’appoggio a inseguire l’inquadratura, accelerate, gimcane nel traffico e sorpassi azzardati. Le strade come set, gli altri automobilisti comparse involontarie. L’importante non era partecipare alla Car Week, ma farsi vedere.
E infatti sono rimasti lontani dai luoghi che ne rappresentano l’anima: The Quail, Concorso Italiano, Pebble Beach, le aste. Mangiavano nei fast food dei centri commerciali, postavano sui social e tornavano in strada… La risposta non si è fatta attendere. California Highway Patrol e Sceriffi hanno stretto le maglie, pattuglie sulle strade e controlli anche dall’alto. La sera bastava percorrere pochi chilometri per incontrare lampeggianti e divise. L’In-N-Out Burger di Seaside, da anni passerella spontanea delle supercar, questa volta lo abbiamo trovato presidiato. Il circo si spostava verso Carmel Valley.
Ma neppure lì erano i benvenuti. I residenti non ne potevano più e i collezionisti li guardavano con fastidio. Magari avevano in garage auto ancora più preziose, ma erano arrivati da mezzo mondo per guidarle e condividere una passione, non per trasformare la strada in action move.
A riportare tutti alla realtà ci ha pensato il Timber Fire. Mentre agli happening si parlava di automobili da decine di milioni, poco più a sud il Big Sur bruciava. Evacuazioni e un tratto della Highway 1 chiuso per lasciare spazio a mezzi di soccorso ed evacuazioni. Anche il tradizionale Tour d’Elegance ha dovuto modificare il percorso.
La comunità locale si è mobilitata per vigili del fuoco e famiglie costrette ad abbandonare le proprie case. Gli hotel della zona hanno offerto camere a tariffe calmierate agli sfollati. Due Californie separate da poche miglia: da una parte champagne e milionari, dall’altra famiglie che non sapevano se avrebbero ritrovato la propria casa.
Per raccontare questa settimana abbiamo percorso quasi ottocento chilometri. Da Carmel a Laguna Seca, dalle location sull’oceano a quelle nel deserto , da Concorso Italiano alla carovana del Supercar Owners Circle, dove hypercar e supercar non vengono esposte: si guidano, si sporcano, si vivono. Giornate iniziate prima dell’alba e finite dopo mezzanotte, più caffè che pasti.
Poi la Duesenberg è salita in pedana tra gli applausi ed è calato il sipario.
Oggi, i golfisti sono già tornati sulla diciottesima buca, Ocean Avenue ha ripreso il ritmo tranquillo di Carmel, le bisarche hanno chiuso i portelloni e sono partite, così anche i jet privati, decollati uno dopo l’altro.
Monterey è tornata Monterey: almeno fino al prossimo agosto.









