La Ferrari Luce non passerà al la storia dell’automobile se non come la vettura del Cavallino più brutta mai prodotta. Ma la Luce è già nella storia del marketing per l’effetto che è riuscita a produrre attorno alle sue forme così sgraziate da aver scatenato il maggior hype negativo mai prodotto da un’auto. Certo, ci fossero stati i social e i meme ai tempi della Duna, sarebbe tutto un altro discorso, un’altra storia.
Poco meno di 500 vetture, cioè l’intera produzione prevista per il 2026, esaurite in meno di due mesi dalla presentazione del 25 maggio. Le 88 Luce destinate alla Cina già acquistate e assegnate prima di fine giugno. Ordini che ormai si proiettano nel 2027. Il tutto per un’auto che hanno provato ancora in pochi e che vedrà le prime consegne solo a ottobre. Storie raccontate dal Financial Times e ovviamente mai smentite o confermate da Maranello. A tutto questo si aggiunge il capolavoro di marketing realizzato alle aste californiane nella settimana del Concorso di eleganza di Pebble Beach: 40 milioni di dollari per aggiudicarsi la Luce numero zero. Un esemplare unico e super-rifinito che è diventato l’auto nuova più cara della storia delle aste. Una Luce da record per mettere in ombra tutte le crtitiche ricevute nei giorni della nascita a Roma.
D’accordo che il ricavato dell’asta di RM Sotheby’s andrà in beneficenza alla Fondazione Ferrari, d’accordo che ad acquistarla è stato un eccentrico miliardario statunitense, Herbert Wertheim, che già un anno fa aveva sborsato 22 milioni per una Daytona SP3, d’accordo che il signore dal cappello rosso potrà beneficiare di un bello sgravio fiscale per l’acquisto, ma la valutazione di 40 milioni di dollari resta. E non passa certo inosservata. La notizia ha fatto in fretta il giro del mondo, come le immagini dell’esultanza (da vittoria del Mondiale di Formula 1) di Massimiliano Di Silvestre, il nuovo Chief Marketing & Commercial Officer di Maranello, arrivato da Bmw per prendere il posto di Enrico Galliera che un anno fa a Monterey aveva firmato la stessa operazione con la Daytona SP3.
La Ferrari Luce non diventa una bella auto perché vale 40 milioni di dollari o perché i primi esemplari sono stati subito venduti. Ma rende giustizia all’operazione della casa di Maranello che mai ha dichiarato di voler mandare in pensione le sue supercar termiche o ibride, ma ha dimostrato a Porsche come l’elettrico possa funzionare senza mandare in rovina tutta l’azienda.
Per capirlo a Stoccarda hanno dovuto affidare il timone ad un uomo venuto dalla Ferrari, a quel Michael Leiters che ai tempi di Montezemolo era direttore tecnico e che ha recentemente definito il suo ex presidente come “un’icona dell’industria automobilistica”. Ecco, Montezemolo ha preferito comprarsi la prima Porsche della sua vita dopo aver detto della Luce quel che sappiamo. Ma anche lui che mai si comprerà una Ferrari Luce, avrà apprezzato l’operazione di marketing messa in atto per salvare l’immagine della Ferrari più criticata (e ridicolizzata) della storia. Di fronte alla cifra sborsata da quel geniale inventore statunitense (è l’uomo che nel 1969 ha inventato una tintura per lenti in plastica in grado di filtrare i raggi UV dannosi), anche Enzo Ferrari avrebbe applaudito. Lui era sensibile alla bellezza, ma anche ai de-Herbert nari.









