Pandina ancora bestseller e ora arrivano i Suv Grizzly e Grizzly Fastback. Gamma prova a salvare Lancia. Resta il nodo della produzione in Italia
In un tempo sbandato (non è nostra, ma del grande cantautore Ivano Fossati) per l’automotive – italiana in primis – c’è una notizia che sorprende: la sensibile ripresa di Fiat. Dai numeri Unrae – che, lo ripetiamo, possono essere discutibili e discussi, ma valgono per tutte le Case – esce un ritratto eccellente del brand nei primi due quadrimestri dell’anno: 128.506 immatricolazioni, con un +28,76% rispetto allo stesso periodo del 2025. E la quota sul totale, che era del 9,59%, è risalita sopra il 10%, esattamente all’ 11,38%, tornando a superare una soglia più di immagine che concreta e rimettendo più o meno cinque punti percentuali tra sé e i nemici storici: Toyota, in leggero calo, è al 6,98%, mentre Volkswagen malgrado un +2,07% nell’immatricolato, è scesa al 6,80%.
Fiat, udite udite, sta viaggiando molto bene anche in Europa, dove i dati sono fermi alla prima metà del 2026: +31,4% nelle immatricolazioni e una quota passata dal 2,6% al 3,2%, identica a quella di Citroën e leggermente superiore a quella di Opel, per rimanere nel perimetro di Stellantis, dove guida con il 5,1% sul totale.
Ma forse, più che i numeri, vale la sensazione che l’essenza dell’auto tricolore sia in movimento. C’è una Pandina che continua incredibilmente a funzionare: quanti si aspettavano che dopo quasi 15 anni di onorata carriera per l’ultima generazione e l’arrivo in forze della Grande Panda, iniziasse il declino devono cospargersi il capo di cenere. Nei primi otto mesi del 2026, la piccolina Fiat ha portato a casa 75.988 nuove immatricolazioni. Il che vuol dire essere ancora leader assoluta, con una massa che per ora vale quasi tre volte quella della Grande Panda, in ogni caso un successo.
Sono numeri di vendita che non solo certificano la già annunciata produzione nel sito di Pomigliano d’Arco almeno fino al 2027, ma invitano a ipotizzarne una possibile estensione sino al 2030, magari su una piattaforma diversa (insieme a Leapmotor?) e con un design aggiornato, fermo restando che quello attuale piace ancora.
A dar manforte al brand ecco i due Suv di segmento C che guardano al tradizionale pubblico Fiat, cercando di recuperarlo: Grizzly e Grizzly Fastback, rispettivamente a sette posti e coupé – apparsi in anteprima al Salone di Torino, scelta strategica non banale – sembrano in grado di farcela.
A fronte del positivo momento Fiat ci sono i tormenti di Lancia, Alfa Romeo e Maserati che in Europa praticamente non esistono e necessitano di un rilancio, perché un conto è il fascino e un altro è produrre auto. Antonio Filosa, Ceo di Stellantis, ne è convinto. “Il nostro è un portafoglio di brand iconici che hanno scritto la storia in molte geografie e costituiscono un patrimonio per l’intero mondo automotive. Tutti i marchi che abbiamo sono centrali” ha detto in più occasioni.
Maserati guarda lontano con i due modelli annunciati dal piano FaSTLAne 2030: l’unico teaser fornito da Stellantis ha mostrato una coppia di veicoli coperti da un velo, ma appare abbastanza chiaro come uno sia un Suv o una monovolume di lusso e l’altro una sorta di grande coupé o berlinone coupé a quattro porte. Nell’attesa, la Casa del Tridente continua a evolvere la line-up attuale.
Lancia, che purtroppo in Italia non supera le 800 immatricolazioni al mese, ha mancato nettamente il passaggio dalle generazioni precedenti – oltre tre milioni di unità vendute – a quella lanciata, come elettrica, nel 2024. Ora le speranze sono affidate alla nuovissima Gamma che riporta la Casa nel segmento D: è una fastback rialzata, ibrida ed elettrica, che ha colpito il pubblico nella prima uscita al Salone di Torino e sarà probabilmente una delle protagoniste dell’imminente Mondial de l’Auto a Parigi.
Anche per Alfa Romeo, che ha una gamma di quattro modelli datati – a parte la Junior del 2024 – i numeri sono deludenti: meno di 15mila immatricolazioni da gennaio ad agosto e una quota scesa al 1,32%. La già citata Junior è solo 41ª nella classifica delle più vendute in Italia, le altre sono disperse e non saranno certo le serie speciali Luna Rossa a riportare in alto il brand. Ma sono in arrivo, anche qui, delle novità: sempre a Parigi farà la prima apparizione una concept sportiva che dovrebbe anticipare le linee e le soluzioni stilistiche che vedremo sui nuovi modelli del Biscione, dalla Giulietta (ma il nome non è definitivo) al Suv di segmento C che prenderà il posto della Tonale e arriverà nel 2028. Curiosità: dopo il primo teaser, Alfa Romeo ha pubblicato un secondo video sui propri canali social: nel filmato scorrono rapidamente quelli che potrebbero essere i nomi candidati per la concept, il pronostico è tutto per Battito.
Non sarebbe male come scelta, con la speranza che possa dare impulso alla produzione nazionale che resta l’altro tema critico: nel 2025, dalle linee Stellantis sono uscite 379.706 unità (-20% sul 2024), suddivise in 213.706 autovetture (24,5%) e 166.000 veicoli commerciali ad Atessa (-13,5%). La sfida è di quelle molto impegnative. Ai cinque miliardi di investimenti destinati a Ricerca e Sviluppo, fino al 2030, se ne aggiunge uno messo sul tavolo per la produzione di mezzi commerciali. “L’Italia sarà l’hub produttivo delle auto piccole, negli stabilimenti di Mirafiori e di Pomigliano; delle vetture di fascia medio-alta e lusso negli stabilimenti di Melfi, Cassino e Modena e dei veicoli commerciali nello stabilimento di Atessa” sottolinea Filosa, consapevole che un conto è vendere modelli – sia pure di successo – ma costruiti in Serbia o in Polonia e un altro è riuscirci producendo negli stabilimenti del nostro Paese.










