I cinesi di Xpeng Aeroht hanno presentato a Milano il loro X2 In Cina è già autorizzato a volare. Porta due persone Completamente elettrico è studiato per viaggi brevi di 35 minuti
Se avete pilotato un dronequadricottero, uno di quelli che ormai sono reperibili con facilità anche negli store di elettronica, telefonini ed elettrodomestici dei centri commerciali, la riflessione vi sarà già venuta: perché non crearne uno ad uso dell’uomo, affinché possano salirci e volare di qua e di là? Anticipiamo la risposta: i cinesi di Xpeng Aeroth, con il loro X2, presentato all’ADI Design Museum di Milano nel corso della Design Week, ci hanno già pensato e soprattutto hanno già costruito questo aggeggio – meglio, “aggeggione”, viste le dimensioni ragguardevoli (ma non esagerate) – che è pure pronto a entrare in servizio, proprio nel Cathay che raggiunse Marco Polo sette secoli e mezzo fa: ne sono stati ordinati 3000, le prime consegne avverranno nel 2026.
Serve però una premessa. L’idea di creare velivoli alternativi all’aereo e all’elicottero è in agenda da un bel po’ di tempo e prende le mosse dal tentativo di creare un “minotauro” tra automobile e, appunto, aereo. Di tentativi, più o meno riusciti, ce ne sono stati, ce ne sono e ce ne saranno ancora, detto che l’”aerauto” rimane un prodotto di nicchia, con non pochi problemi sul fronte delle regole d’ingaggio, posto che si parla di un veicolo terrestre che diventa velivolo che si sposta per aria. Ma l’evoluzione della tecnologia ha portato appunto a droni di varia foggia – ad uso sia militare sia civile – e anche ai quadricotteri e ai pluricotteri.
Xpeng, giovanissima casa con un solo decennio di vita, si propone di diventare un player primario di una mobilità a tutto tondo, servendosi prima di tutto – sottolinearlo è perfino scontato – dell’Intelligenza Artificiale fin dalla fase di progettazione. Spiega Janma Lopez, spagnolo, già in Audi, Ferrari e Lamborghini, oggi vicepresidente e responsabile del design: “Sei persone si occupano di fornirle dati su dati per ottenere risposte velocissime, addirittura immediate. Però l’ultima parola spetta ai designer: tocca a noi decidere che cosa tenere di quanto l’I.A. ci propone”. Inciso. L’azienda cinese all’ADI ha presentato, quale risultato della collaborazione tra uomini e I.A., pure la P7+, ammiraglia elettrica che segnerà entro fine anno il debutto commerciale del brand (ATFlow, del gruppo Autotorino, si occuperà della distribuzione), e Iron, un robot umanoide – un po’ inquietante, a dire il vero: ma dovremo fare il callo a certe novità – che rappresenta il fiore all’occhiello della divisione specifica. Tornando a X2, che fa venire voglia di saltarci subito su e di andare in volo, la definizione di auto volante può essere accettabile solo se si considera che è pensato per superare, in modo moderno, libero e sostenibile, le aree metropolitane soffocate dalla congestione stradale. Quindi ci si muove non sull’asfalto, ma per aria: un’auto per il cielo, anche se tecnicamente è un eVTOL (Electric Vertical Takeoff and Landing), declinabile sia come veicolo (ma
non ha le ruote, sostituite da classici pattini da drone) sia come velivolo. Completamente elettrico, l’X2 offre due posti ed è progettato per operare sia in manuale sia in modalità completamente automatica: in questo secondo caso si impostano i parametri del tragitto e ci si affida a lui, atterraggio incluso. In una eventuale emergenza si aprono dei palloni che provvedono a riportarlo al suolo.
Questo genere di mezzo, insieme ai tanti “fratelli” che sono in fase di sviluppo, è pensato per unire distanze non lunghe, ad esempio da un aeroporto al centro città, secondo una nuova interpretazione dei servizi taxi o medici, oppure della mobilità cittadina. Dotato di un sistema di propulsione elettrico all’avanguardia, raggiunge una velocità massima di 130 km/h con un’autonomia di volo di circa 35 minuti. La sua tecnologia di decollo e atterraggio verticale consente l’operatività in contesti urbani con spazi estremamente limitati, superando i vincoli infrastrutturali delle soluzioni di trasporto tradizionali. La sua struttura, interamente realizzata in fibra di carbonio, contribuisce alla riduzione del peso complessivo. Come la P7+ e l’umanoide, l’X2 sfrutta il nuovo microchip Touring, capace di unire un’auto, un robot e un velivolo: “Marco Polo, suo padre e suo zio, partiti nel 1271 per il Cathay – sottolinea Gian Leonardo Fea, dirigente di ATFlow – furono ben fortunati, nel 1295, a trovare il modo di tornare a casa. Nel 1960 ci si arrangiava con cartine e bussole, oggi c’è appunto questo microchip che gestisce 30 miliardi di parametri”.
La Cina, dicevamo, ha già dato il benestare all’impiego del nuovo velivolo (sì, termine più adatto di veicolo): potrà operare fino a un massimo di 1000 metri di quota. “Non è solo un’operazione di marketing, piuttosto vogliamo dire che noi ci siamo se serve una soluzione intelligente a una serie di problemi” conclude Fea. Vedremo mai l’X2 in Europa? Domanda al momento senza risposta, vuoi per le limitazioni (non c’è solo Trump a mettere i dazi…) che si stanno attuando sull’import di auto e affini dalla Cina, vuoi perché dalle nostre parti non sembra ancora in arrivo un quadro normativo dedicato a questa variante della mobilità del terzo millennio. Ma se il Vecchio Continente non si darà una mossa…









