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Home Ma dai

La Fci prova a chiedere di modificare il Codice della strada

by Giovanni Battistuzzi
28/03/2026
in Ma dai
AUTOSTRADE INTELLIGENTI
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Buone idee, molto europee, dalla Federazione ciclistica. Ma sul casco obbligatorio i tecnici non hanno capito niente

La revisione del Codice della strada voluta dal ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, è entrata in vigore il 14 dicembre 2024. Al di là delle magnifiche sorti e progressive celebrate dal ministero e dal governo, citando spesso dati parziali o stime non attendibili (proprio in quanto stime), la situazione è sì un po’ migliorata, ma nemmeno troppo. Sulle strade si continua a morire, in bicicletta ancor più di prima, e, come sempre accade, la paura di perdere la patente che aveva incrementato l’accortezza degli automobilisti piano piano è scemata e gli ultimi mesi dell’anno sono stati tragici come se nulla fosse stato cambiato.

Insomma, anche tra i difensori dell’equazione pene più severe uguale più sicurezza, qualche dubbio avanza: non è che è stata un’occasione sprecata? Un dubbio che poteva venire anche prima. Bastava osservare cosa dicevano i dati: le principali causa di morte e ferimento in strada sono velocità e distrazione. Va così ovunque, non solo in Italia. Le modifiche del Codice della strada volute dal ministro Salvini però non intervenivano su questi due temi, anzi. Il leader della Lega ha fatto in modo per rendere sempre più complicato installare e rendere operativi gli autovelox e ha fatto in modo che non si potesse sanzionare tramite le immagini delle telecamere cittadine gli automobilisti che utilizzano gli smartphone alla guida.

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C’è poi un terzo elemento che appare chiaro anche a una lettura superficiale dei dati: a causare il maggior numero di morti e feriti sulle strade sono le automobili. E nel nuovo Codice della strada non ci sono interventi utili per disincentivare l’utilizzo dei mezzi a motore, anzi. Al di là di un generico obbligo della distanza di sicurezza di un metro e mezzoda mantenere nel sorpasso delle bici. Una frase vuota. Una presa in giro, visto che contiene anche la rettifica immediata: Ove le condizioni della strada lo consentano. E molto spesso, viste le strade che abbiamo in Italia, le condizioni non lo consentono.

Mettere una pezza è però sempre possibile. A gennaio la Federazione ciclistica italiana ha inviato “a tutti i gruppi parlamentari una serie di proposte di intervento legislativo in materia di sicurezza stradale”. Come è ovvio che sia, le proposte della Fci hanno l’obbiettivo di integrare le mancanze della riforma sul tema della ciclabilità. Sono proposte tutt’altro che rivoluzionarie, ma basate sul buon senso, in linea con quelle che sono state introdotte negli ultimi decenni in gran parte d’Europa. Come per esempio il divieto di sorpasso se non c’è la possibilità del rispetto dello spazio della distanza di 1,5 metri; il divieto di sorpasso nelle Zone 30 o in presenza di ciclisti che percorrono la carreggiata opposta; la possibilità per i ciclisti di procedere affiancati in coppia (ora non consentito nonostante tutti gli studi sulla sicurezza stradale dicano che procedere appaiati aumenta la sicurezza sia dei ciclisti sia degli automobilisti, in quanto aumenta la visibilità dei primi). In più c’è la richiesta di introdurre l’obbligatorietà per camion, autoarticolati, pullman, furgoni e per tutti i mezzi di lunghezza superiore a 5,5 metri di installare strumenti di rilevamento laterale, posteriore e negli angoli morti dei velocipedi e pedoniedi protezione di spigoli e angoli atti a creare specifica offesa. Dispositivi che saranno poi obbligatori, a partire dal 2028 anche su tutti gli altri mezzi a motore. La Federazione ha chiesto inoltre l’obbligo di realizzo, in occasione del rifacimento delle strade o della costruzione di nuove, di spazi di percorrenza ciclabile delimitati da strisce. Norma che è realtà nella maggioranza dei paesi europei.

L’impegno c’è. Qualche inciampo anche: chiedere l’introduzione del casco obbligatorio per i ciclisti è pericoloso. Introdurlo non garantirebbe maggiore sicurezza ai ciclisti, ma l’affossamento di una realtà che sta contribuendo ovunque a diminuire il traffico urbano: il bike sharing. Maggior sicurezza in strada si ottiene diminuendo il numero di automobili, non rendendo obbligatorio il casco, mettendo così in crisi un settore che offre la possibilità di evitare l’auto privata è qualcosa di controproducente.

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