Dalla pressione agli pneumatici “vecchi”, fino alle gomme nuove montate davanti: crollano i pregiudizi più diffusi
Alzi la mano chi si ricorda di controllare la pressione delle gomme almeno una volta al mese: probabilmente saranno in pochi, anche se in palio – anziché un più sul registro della maestra – ci sono sicurezza, risparmio, prestazione. Quasi tutti pensiamo che gli pneumatici siano importanti, ma molti di noi ne trascurano la manutenzione. In più siamo vittime di pregiudizi che andrebbero sfatati una volta per tutte. Ci ha pensato Assogomma (in collaborazione con Federpneus) che ha organizzato un’interessante giornata in pista a Varano de’ Melegari con la Alfa Romeo (segnatamente le potenti Giulietta Quadrifoglio) del Centro di Guida Sicura della Scuderia de Adamich.
Tutti i test erano legati da un filo conduttore, ma due in particolare meritano una menzione. Nel primo esame, un gruppo di guidatori ha affrontato una sezione piuttosto impegnativa della pista con gomme alla corretta pressione e un secondo gruppo lo ha fatto con le gomme leggermente sgonfie (non tanto da attivare i sensori di bordo, circa 0,3 bar in meno). E’ risultato quasi impossibile, anche per i collaudatori, apprezzare la differenza di handling tra le vetture, a dimostrazione del fatto che non basta fidarsi dei sensori o del proprio feeling, ma occorre verificare la pressione con un manometro. Nel secondo esame, una Stelvio adeguatamente strumentata, ha affrontato una prova di consumo, prima con le gomme alla pressione prescritta, poi con una pressione più bassa; nel secondo caso i consumi si sono rivelati più alti di un valore compreso tra il 12 e il 15 per cento. Non ci vuole una raffinata analisi per capire che, con la benzina a poco meno di 2 euro al litro (il gasolio costa di più) il risparmio su ogni pieno diventi significativo, specialmente per chi deve coprire migliaia di chilometri al mese. Un beneficio individuale, ma anche – in termini di emissioni – collettivo. Certo, la pressione deve essere controllata con la cer-tezza che lo strumento sia correttamente tarato, operazione più affidabile se affidata al gommista. Le auto di oggi che segnalano le anomalie, ma con più efficacia nel malaugurato evento di una foratura e meno se le gomme – non adeguatamente controllate – si sgonfiano poco alla volta tutte insieme.
La sessione di guida a Varano ha voluto sfatare altre due credenze senza fondamento. La prima riguarda l’anzianità della gomma, il secondo la tendenza – quando si cambiano solo due pneumatici – a privilegiare la sostituzione di quelli anteriori. Nel primo caso sono state effettuate delle prove di frenata usando gomme “nuove” (prodotte nel ‘25) e delle gomme “vecchie” (cioè prodotte nel ‘23), quindi sono state effettuate frenate di emergenza su bagnato (a 50 orari, poi a 70) e su asciutto (a 70 orari, poi a 90). E’ risultato che gli spazi di frenata sono pressoché identici. La morale è che le gomme possono essere state prodotte anche da qualche anno, purché siano state conservate in maniera opportuna e con cura. Dunque, giusto controllarne la data di produzione, senza però trasformarla in un totem. Meglio essere sicuri di come gli pneumatici siano stati stoccati, basandosi sul rapporto di fiducia con il proprio gommista. La seconda e ultima credenza infondata riguarda la convinzione che, volendo sostituire solo due gomme, convenga montare quelle nuove sull’anteriore. Ebbene, per effettuare questo test una coppia di gomme è stata “raspata” per simularne l’usura, quindi montata sull’avantreno, mentre un’altra coppia, trattata allo stesso modo, è stata montata al retrotreno. A questo punto, entrando in una curva bagnata artificialmente a 70 orari, si constata che il controllo dell’auto è facilitato dall’avere gomme a battistrada nuovo posteriormente anziché anteriormente.
Il giudizio finale è che non ci si deve arrendere alla pigrizia, né ai preconcetti. Ne va di sicurezza e risparmio.









