Al Concorso d’eleganza di Villa d’Este hanno sfilato veri capolavori con idee che oggi aiutano i designer come l’intelligenza artificiale
Per comprendere il presente e orientare il futuro dobbiamo conoscere il passato”. Lo suggeriva Tucidide che non era un famoso car designer, ma uno storico ateniese. Lui lo ha detto e scritto prima degli altri. Ma dopo di lui, arrivato da queste parti più o meno 400 anni prima di Cristo, quella frase l’hanno sposata in tanti. E ancora oggi, girovagando tra i giardini di Villa d’Este a Cernobbio dove si è appena svolto un Concorso di eleganza che ha quasi cent’anni, quella frase ci fa da sottofondo come la musica della band che ci accompagna tra una Rolls, una Ferrari e una Bugatti. Nei giardini di uno degli hotel più affascinanti del nostro Paese, là dove qualche settimana fa hanno sfilato le modelle di Chanel, nello scorso fine settimana hanno sfilato una cinquantina di auto tra le più belle e preziose del mondo. Auto con una storia, una vita, un valore che testimoniano epoche diverse e ispirano le creazioni di oggi e di domani. Guardate una Ferrari uscita dalla matita magica di Flavio Manzoni, vi troverete sempre un richiamo ad una Ferrari del passato, un tributo senza nostalgia alla storia che ha lasciato un segno. Ma a ispirare non sono solo auto da sogno come le vetture di Maranello che ormai raggiungono quotazioni senza senso nelle aste. Prendete la mitica Isetta che festeggia i suoi 70 anni, la microvettura prodotta dalla Iso su licenza Bmw a metà degli anni Cinquanta. E’ stata l’automobile con motore monocilindrico più venduta di tutti i tempi (oltre 160 mila unità). Ce ne sono di tutti i colori, ancora perfettamente funzionanti che possono superare anche i 40 mila euro di quotazione. Ecco l’esempio di come il passato possa ispirare il futuro: l’Isetta di oggi è Microlino, la micro car elettrica prodotta a Torino e commercializzata da gruppo Koelliker. Settant’anni dopo Isetta rivive nel Microlino. “Il passato ha ispirato il futuro. Il passato rappresenta una fonte d’ispirazione, in termini di design, di soluzioni tecnologiche, di stile e di valori – racconta Massimiliano Di Silvestre presidente e Ad di Bmw Italia – noi siamo un’azienda che da sempre guarda avanti, ma vogliamo mantenere il DNA e la forza dei nostri brand per proiettarli nel futuro ed essere capaci di continuare ad affascinare il mercato e proporre automobili e motociclette capaci di far battere il cuore di tutti gli appassionati del mondo, indipendentemente dalla propulsione che le muove”.
Far battere il cuore forte sembra uno slogan pubblicitario. Ma è la sensazione che si prova ammirando certe vetture. Oggi, camminando per le strade delle nostre città è difficile emozionarsi, troppo spesso le auto sono tutte uguali, si assomigliano l’una con l’altra. Non è quello che vuole la gente. Chi compra le auto spesso le giudica in modo differente tra chi le progetta o le vota come nel caso di un Concorso d’eleganza come quello di Villa d’Este patrocinato dal Bmw Group. Proprio qui, nel 1949, capitò qualcosa di storico quando la differenza di vedute tra la giuria e il pubblico si manifestò in modo clamoroso. Quell’anno al Concorso l’Alfa Romeo presentò una coupé particolare, disegnata da Carlo Felice Bianchi Anderloni e carrozzata da Touring. Un’auto che ancora oggi emana un fascino particolare. La giuria ufficiale però assegnò il primo premio a una raffinata, ma decisamente convenzionale berlina della Ghia. Il referendum pubblico però non esitò a premiare la versione coupé dell’Alfa Romeo 6C 2500 SS carrozzata Touring. Un vero capolavoro del design, prodotto in 36 esemplari, che da allora venne chiamata
Alfa Romeo 6C Villa d’Este. Alfa Romeo, che con una P3 del 1934 appartenuta alla Scuderia Ferrari ha vinto il premio Best of Show, oggi è ancora in cerca di un futuro in linea con il suo passato e intanto si rifugia nella storia, diventando protagonista del “Fuori-Concorso” (sì, proprio come alla Design Week milanese) ideato nel 2019 da Guglielmo Miani, presidente di Larusmiani. Il tema scelto quest’anno era “Velocissimo – Italian Race Cars” e qui l’Alfa Romeo fin dai tempi di Nuvolari e Varzi è stata protagonista assoluta, prima dominatrice del Mondiale di Formula 1 nato esattamente 75 anni fa. In esposizione c’era una serie di capolavori da corsa che spiegavano l’evoluzione di queste auto alla ricerca di una sicurezza che ai tempi non c’era. Il futuro dovrebbe essere rappresentato dalla 33 Stradale e anche qui il richiamo con il passato è fortissimo. Ma se il passato vince sul futuro vuol dire che c’è qualcosa che non va. La storia deve ispirare, non essere il centro della narrazione.
“Ormai questi concorsi sono meglio dei saloni tradizionali. Vediamo magnifiche auto del passato e nello stesso tempo, da una decina d’anni, presentiamo quelle che ci porteranno nel futuro perché abbiamo capito che chi ama le auto d’epoca ama anche le nuove proposte di design perché poi abitualmente si muove con auto moderne. Tutta la gente che viene a Villa d’Este vuole che la mobilità continui anche in futuro… Quando pensiamo che tutte le auto esposte sono state rifinite a mano ci interroghiamo sul perché di certe scelte. La cura dei dettagli, certi colori solidi, non metallizzati, la raffinatezza degli interni, il numero degli strumenti sui cruscotti. Sono una fonte di ispirazione continua per il nostro lavoro, non necessariamente per copiarli, ma proprio come spunto per pensare”, racconta Adrian Van Hooydonk, capo del design di Bmw Group che a Villa d’Este ha presentato la Concept Speedtop, una reinterpretazione avveniristica, esotica ed estrema di una shooting brake. Verrà prodotta in 70 esemplari e riservata ai collezionisti più fedeli del marchio. Sarà una delle macchine che sfileranno a questi concorsi tra trenta-quarant’anni. “Una vera Bmw emana dinamismo ed eleganza anche quando è ferma”, spiega Van Hooydonk, prima di passare in rassegna le auto esposte e fotografare i dettagli che più lo colpiscono. Lui e la sua squadra, Oliver Heilmer e il nuovo arrivato Maximilian Missoni (un passato alla Polestar), si ispirano guardando al passato e intanto discutono e lavorano attorno all’AI: “Ci stiamo lavorando, la stiamo istruendo con la storia di Bmw. Vogliamo usare una nostra intelligenza artificiale per poterla sfruttare pienamente. Ci potrà aiutare, proporre varie soluzioni, ma alla fine sarà sempre un uomo a scegliere”. Meno male. L’auto è ancora in buone mani.









