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LE STRADE PIÙ PERICOLOSE D’ITALIA SONO IN SARDEGNA, UMBRIA E TRENTINO

by ANTONIO CALITRI
24/09/2025
in Ma dai
LE STRADE PIÙ PERICOLOSE D’ITALIA SONO IN SARDEGNA, UMBRIA E TRENTINO
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Strade dissestate, segnali spesso irrazionali e mal collocati e la distrazione da smartphone rendono i viaggi in auto nel nostro paese tra i più pericolosi. Solo Grecia, Portogallo e paesi dell’est stanno peggio

Italia, paese in controtendenza sulla sicurezza stradale europea e fanalino di coda tra quelli più grandi, in attesa di vedere gli effetti del nuovo Codice della Strada che promette bene.

Nell’incidentalità e vittime della strada siamo davanti a Grecia, Portogallo e paesi dell’Est (tranne la Lituania) mentre a fare meglio di noi oltre ai paesi del Nord ci sono anche Francia e Spagna. I dati che emergono dall’ultimo rapporto Istat sull’incidentalità stradale in Italia nel 2024 non dicono niente di buono.

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Colpa di una cultura della sicurezza stradale praticamente assente, di regole che non si seguono e non vengono perseguite ma anche di un parco veicolare tra i più vecchi del Continente. E poi strade dissestate, segnali spesso irrazionali e mal collocati e la distrazione da smartphone che è comune a tutta l’Europa, ma che finora è stata spesso tollerata. Questo e altro ancora ha portato a un totale di 173.364 incidenti con un aumento del 4,1% rispetto al 2023. Stesso incremento (+4,1%) dei feriti che sono stati 233.853. Resta praticamente stabile il numero delle vittime, 3.030, solo 9 in meno (0,3%) rispetto all’anno precedente.

Un dato, quest’ultimo molto negativo rispetto alla media della Ue27 che seppur non brillante, ha registrato comunque un calo delle vittime del 2,2% e ci piazza al 19° posto della graduatoria europea della mortalità stradale. Probabilmente anche grazie alla diffusione dei dispositivi di sicurezza come la frenata automatica di emergenza, l’assistenza al mantenimento di traiettoria, il segnalatore di angolo morto, le automobili fanno registrare un calo di vittime del 6% rispetto all’anno precedente. Scendono anche le vittime tra i ciclomotoristi (10,3%), pedoni (-3,1%) e ciclisti (-12,7%). Crescono invece tra i motociclisti (+13,1%), tra gli occupanti di autocarri (+30,4%), utenti di monopattini elettrici (+14,3%).

Strade sicure e strade pericolose.

Tra le tipologie stradali, quelle che hanno fatto registrare le peggiori performance sono le autostrade e i raccordi con un aumento del 6,9% incidenti, del 7,0% dei feriti e del 7,1% delle vittime. Restano stabili le vittime delle strade extraurbane (+0,1%) mentre migliorano i risultati delle strade urbane (-2,1%), che con 126.837 incidenti rappresentano quasi i tre quarti del totale. Entrando nei territori non ci sono aree omogenee nei dati di incidenti e mortalità ma regioni e comuni anche molto vicini, si possono trovare agli antipodi, come ad esempio Lombardia e Veneto o Puglia e Campania. Partendo dalle macroaree, il Sud fa registrare il maggiore aumento delle vittime (+7,7%), seguito dal Nord-Ovest (+1,3%) e Isole (+0,6%). Fanno bene invece Nord-Est (4,2%) e Centro (-6%).

A fronte di un tasso di mortalità nazionale del 5,1 ogni 100 mila abitanti, coincidente con quello della Toscana, 13 regioni lo superano a partire da Umbria e Sardegna (entrambe con 7,2) e Trentino (7). A seguire Abruzzo (6,8), Puglia (6,2), Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia (6,1), Alto Adige e Basilicata (6) Valle d’Aosta (5,7), Lazio (5,6), Veneto (5,5) e Calabria (5,2). Sotto la media nazionale troviamo Sicilia (5), Marche (4,9), Campania (4,7), Liguria e Molise (4,1), Piemonte (4) e Lombardia, la migliore con un tasso di mortalità di appena 3,8. Se teniamo un attimo fuori le regioni più piccole dove poche vittime possono far risultare grandi performance come è avvenuto in Valle d’Aosta che è passata da 5 vittime del 2023 a 7 dello scorso anno e ha registrato l’incremento peggiore (+40%), le regioni che hanno fatto registrare le migliori riduzioni di vittime sono state Marche (-19,1%), Veneto (-12,9%) e Calabria (-11,9%). Quelle che hanno fatto peggio sono state Friuli Venezia Giulia (30,4%), Abruzzo (19,4%) e Campania (18,6%). E’ nelle città però che le amministrazioni locali possono essere determinanti per il risultato. Come è accaduto ad esempio a Bologna dove l’adozione del limite dei 30 km/h a tappeto, ha dimezzato il tasso di mortalità passato dal 5,4 del 2023 al 2,8 dello scorso anno. Oltre alla velocità incidono tanti altri fattori tra i quali lo stato delle strade, le piste ciclabili, la segnaletica, ma soprattutto la persecuzione o la tolleranza dei comportamenti vietati. Tra i grandi comuni analizzati dal rapporto (Torino, Milano, Verona, Venezia, Trieste, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo, Messina, Catania) che rappresentano il 15,9% della popolazione italiana, gli incidenti stradali sono stati il 25,4% del totale (44.021) ma le vittime l’11,4% (345), in diminuzione del 19,6% rispetto al 2023 e tutte, ad eccezione di Messina e Verona, sotto la media nazionale. Segno che il lavoro delle amministrazioni in qualche modo ha dato suoi frutti. Tra queste poi, la città con il tasso di mortalità più bassa è Torino con 1,9 vittime ogni 100 mila abitanti, seguita da Venezia (2), Genova (2,3). A seguire Bologna e Milano (2,8), Catania (2,5), Palermo (3,5), Bari e Napoli (3,8), Firenze (3,9). In coda troviamo Trieste (4,5), Roma (4,9), Verona (5,1) e Messina (6).

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