L’alleanza tra Bmw e Toyota entra in una fase decisiva con un primo modello sviluppato congiuntamente che arriverà nel 2028. Intanto Fnm investe nelle infrastrutture: le prime stazioni in Lombardia
La transizione energetica nei trasporti richiederà probabilmente un mix di soluzioni tecnologiche, piuttosto che una risposta unica valida per tutti i contesti. È questo il messaggio emerso dal BMW Hydrogen Day, ospitato alla House of BMW di San Donato Milanese e intitolato “Powering Italy’s Green Future: il ruolo dell’idrogeno e delle fuel cell nella mobilità del futuro”. Un appuntamento che ha riunito rappresentanti dell’industria automobilistica, delle infrastrutture e della logistica per discutere del contributo che l’idrogeno e le celle a combustibile potranno offrire alla decarbonizzazione della mobilità nei prossimi anni. BMW, Toyota e FNM hanno illustrato strategie, investimenti e prospettive di una tecnologia che, pur restando ancora lontana da una diffusione di massa, sta vivendo una nuova fase di sviluppo sostenuta da progetti industriali concreti e da una crescente attenzione verso la sicurezza energetica e la riduzione delle emissioni.
Per BMW l’idrogeno rappresenta un complemento all’elettrificazione e non un’alternativa. A ribadirlo è stata Marisa Raer, Product Manager della iX5 Hydrogen, spiegando come BMW continui a considerare i BEV un pilastro della strategia di decarbonizzazione, ma ritenga che un approccio basato su una sola tecnologia non sia in grado di rispondere alle esigenze di tutti i clienti e di tutti i mercati. Secondo BMW esistono infatti situazioni in cui l’idrogeno può offrire vantaggi concreti, come i lunghi viaggi, l’utilizzo in aree dove la ricarica domestica è poco diffusa, il trasporto pesante o l’impiego in condizioni climatiche particolarmente rigide.
Nel 2028 debutterà il primo modello BMW prodotto in serie basato sulla futura generazione della X5 con fuel cell di 3ª generazione sviluppate insieme a Toyota. Avrà una batteria compatta e un nuovo sistema di stoccaggio dell’idro-geno integrato nel pianale, composto da sette serbatoi cilindrici capaci di contenere circa 7 kg di idrogeno con gli stessi ingombri delle batterie delle versioni BEV. Immagazzinato sotto forma di gas a 700 bar, l’idrogeno viene trasformato in elettricità che alimenta un motore elettrico per un’autonomia dichiarata di circa 750 km (WLTP). Tempi di rifornimento? Meno di 5 minuti.
Negli ultimi anni la flotta sperimentale di veicoli a idrogeno è stata utilizzata in oltre 20 Paesi, percorrendo più di un milione di chilometri in condizioni climatiche e operative molto diverse. Jürgen Guldner, General Project Manager Hydrogen Technology, ha evidenziato l’esistenza di una domanda potenziale, sottolineando la valenza industriale e strategica della tecnologia fuel cell. Molti dei componenti necessari alla realizzazione di questi sistemi possono essere sviluppati e prodotti in Europa. Un aspetto che potrebbe contribuire a rafforzare l’autonomia tecnologica dell’industria continentale in una fase geopolitica delicata.
Stefano Erba, Chief Strategy Officer di FNM, ha presentato i progetti avviati per la realizzazione di una rete di stazioni di rifornimento lungo alcuni dei principali corridoi logistici italiani. L’investimento complessivo ammonta a circa 400 milioni di euro, dei quali 50 destinati alle infrastrutture per l’idrogeno. Il piano prevede cinque stazioni localizzate tra l’area milanese e sull’asse dell’autostrada A7 verso Genova, in posizioni strategiche lungo i corridoi europei TENT. Le stazioni potranno erogare fino a una tonnellata di idrogeno al giorno a 350 e 700 bar. L’obiettivo è sostenere soprattutto il trasporto pesante, considerato uno degli ambiti in cui l’idrogeno potrebbe trovare applicazioni più rapide rispetto alla mobilità privata. Un primo risultato è già stato raggiunto con l’apertura delle stazioni di Rho e Tortona, entrate recentemente in funzione e destinate a diventare parte di una rete che collegherà il Nord Italia ai principali corridoi europei verso Svizzera, Germania, Francia, Slovenia e Spagna.
Andrea Saccone, Senior Manager European & Governmental Affairs di Toyota Motor Europe, ha ribadito che il vero obiettivo deve essere la riduzione delle emissioni di CO2 e non l’affermazione di una singola tecnologia. Per il costruttore giapponese il futuro della mobilità sarà caratterizzato dalla coesistenza di più soluzioni, dalle vetture elettriche a batteria ai sistemi ibridi, passando per i carburanti rinnovabili e l’idrogeno. Toyota vanta una lunga esperienza nel settore grazie alla Mirai, la prima berlina fuel cell prodotta in serie, commercializzata dal 2015 e diffusa in oltre 30 Paesi. L’azienda sta estendendo l’utilizzo delle celle a combustibile a camion, autobus, veicoli commerciali e applicazioni stazionarie, con l’obiettivo di favorire la nascita di ecosistemi locali in cui l’idrogeno possa essere prodotto, immagazzinato e utilizzato direttamente sul territorio.
La strada verso una mobilità ad emissioni zero sarà più tortuosa di quanto ipotizzato e l’idrogeno sarà una delle soluzioni. La sfida resta aperta e dipenderà dalla capacità di sviluppare infrastrutture, ridurre i costi dell’idrogeno verde (oggi intorno ai 20 euro/kg) e creare una domanda sufficiente a sostenere gli investimenti.









