Sono stati fatti grandi progressi per agevolare la vita di chi ha problemi di spostamento. Restano le barriere architettoniche
Negli ultimi anni, la tecnologia ha compiuto passi da gigante nel migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità. Una delle aree in maggiore crescita è rappresentata dalla mobilità personale. In particolare, strumenti come scooter elettrici e dispositivi innovativi come il Triride stanno rivoluzionando il modo in cui le persone con disabilità fisica, in particolare chi abbia difficoltà motorie agli arti inferiori o una cerebrolesione che condizioni il controllo di parte del corpo, si spostano, sia all’interno degli spazi urbani che nei contesti quotidiani. Questi mezzi non rappresentano solo un ausilio tecnico, ma sono veri e propri strumenti di autonomia, indipendenza e inclusione sociale.
Gli scooter elettrici sono veicoli a tre o quattro ruote progettati per un utilizzo quotidiano. Uno dei vantaggi principali di questi mezzi è quello di garantire una mobilità autonoma in sicurezza e comodità. Vi sono diversi modelli che si adattano alle esigenze di tutti, da quelli più compatti a quelli smontabili, utili soprattutto per il trasporto in treno o sui mezzi pubblici, per esempio. O quelli più robusti, che facilitano gli spostamenti su terreni irregolari. Questi sono anche resi più semplici dalle sedute ergonomiche e dai sistemi di sospensione che permettono una guida fluida anche su superfici o terreni sconnessi. Una guida semplice e sicura, che aiuta quindi nella quotidianità ogni persona, in qualunque tipo di condizione.
Un’altra attrezzatura particolarmente efficace per chi utilizza la carrozzina è il Triride, ovvero un propulsore elettrico, che permette di trasformare le carrozzine in veri e propri veicoli elettrici. Il Triride viene applicato facilmente nella parte anteriore della carrozzina manuale attraverso un aggancio frontale, consentendone quindi l’utilizzo in modo semplice e senza dover cambiare mezzo. L’idea infatti è quella di avere uno strumento che non modifichi la carrozzina, ma che aiuti l’utente in percorsi lunghi, anche con salite impervie. Nato
in Italia nel 2013 da un’idea di Gianni Conte di dotare la propria carrozzina di un ausilio per aumentare la propria autonomia, oggi vanta tanti modelli diversi, da quelli più leggeri per uso quotidiano, a quelli più robusti da trekking, che hanno fino a tre ruote motrici e consentono di affrontare qualsiasi tipo di percorso.
Un’altra innovazione nata in Italia è “Genny”, un dispositivo che sfrutta la tecnologia del Segway (un mezzo autobilanciante dotato di due ruote creato negli Stati Uniti), rendendola fruibile anche a chi ha disabilità nel movimento degli arti inferiori. Nasce da un’intuizione di Paolo Badano, imprenditore che utilizza una carrozzina a causa di un incidente stradale. Un adattamento geniale, non così diffuso per via dei costi, ma che ha rappresentato un passo avanti nella mobilità e nel design da oltre 15 anni.
Questi strumenti permettono anche di fare esperienze e viaggi in contesti complicati, come l’impresa compiuta da Schwan Wahab, atleta di origine irachena, che ha attraversato l’intero continente africano a bordo di una Tribike. Un’avventura che dimostra come anche nella mobilità l’avanzamento tecnologico possa annullare qualsiasi tipo di barriera. Tuttavia, affinché questi strumenti possano esprimere tutto il loro potenziale in contesti più quotidiani, è indispensabile un miglioramento sostanziale del tessuto urbano. Solo attraverso la sinergia tra le innovazioni tecnologiche e quelle architettoniche si arriverà a una società più accessibile e senza barriere.









