Smart Cycling Roadmap punta a equipaggiare i ciclisti con le stesse tecnologie delle auto. Ecco come funziona
Nel traffico connesso il ciclista è ancora un fastidio da scansare, non un utente smart da servire. Ma se il punto non fosse rendere le biciclette intelligenti come le auto, quanto riconoscere che sono già la rete nervosa più capillare della città?
I progetti europei Smart Cycling Roadmap puntano a equipaggiare i ciclisti con le stesse tecnologie delle auto (più sicurezza, traffico fluido, accesso prioritario ai semafori) attraverso iniziative come:
• MegaBITS, Sistemi di Trasporto Intelligenti per l’area del Mare del Nord, con test in sette città per un +10% di chilometri pedalati e –8,8% di emissioni; • MERIDIAN, che porta lo smart cycling lungo i corridoi dalla Scandinavia al Mediterraneo con sistemi ITS e C-ITS.
Ma la vera rivoluzione è nei dati. Non si tratta di allargare la tecnologia dal settore automotive alla micromobilità, bensì di riconoscere nella bicicletta una rete capillare di rilevamento urbano.
Analizziamo la prima rivoluzione: quando la bicicletta riceve informazioni.
Nello “smart cycling”, tutto ciò che ha un chip diventa intelligente: semafori, biciclette, cellulari dei ciclisti. ACopenaghen i pannelli a messaggio variabile informano in tempo reale su sicurezza e deviazioni, svolgendo anche la funzione di contaciclisti per le autorità. Ad Aarhus, l’illuminazione LED intelligente delle piste ciclabili si attiva al passaggio dei mezzi, riducendo consumi ed emissioni luminose, mentre sensori agli incroci in discesa rilevano velocità elevate, prolungando il verde quando necessario.
Nei Paesi Bassi, un’App registra in forma anonima i tragitti in bici, offrendo punti convertibili in piccoli premi, come una fetta di torta gratis. A Overijssel, capofila del progetto MegaBITS, semafori intelligenti agevolano i ciclisti in gruppo. A Zwolle, segnali dinamici avvertono gli automobilisti della loro presenza.
I dati mobili sulle biciclette (FBD) rappresentano un salto tecnologico fondamentale. A differenza dei sistemi tradizionali che contano i ciclisti in posizione fissa, gli FBD utilizzano il tracciamento GNSS dall’origine alla destinazione. Parallelamente, tracker See.Sense operano su Narrowband Internet of Things (NIoT), interagendo 800 volte al secondo, acquisendo dati su velocità e frenata per migliorare la sicurezza. Persino nel Regno Unito, caratterizzato da un attivo antagonismo tra ciclisti e automobilisti, a Withernsea sono state fornite biciclette gratuite in cambio del consenso al tracciamento GNSS.
Ma la vera rivoluzione è nel vedere la bicicletta come sensore urbano distribuito.
Sono i Paesi Bassi a confermare la propria visione strategica, ribaltando la prospettiva: le biciclette e le infrastrutture ciclistiche diventano neuroni e sinapsi di una rete intelligente urbana.
Il progetto Smart Bikes di HvA trasforma i riders, in alleati strategici della smart city. Presenti capillarmente in città e liberi di muoversi dove le auto non arrivano, ospitano sulle loro bici dispositivi con edge computing, GPU (NVIDIA Jetson Nano), fotocamere e sensori che analizzano lo spazio urbano in tempo reale. Algoritmi di deep learning individuano criticità come lampioni guasti o inclinati, segnali o manto stradale danneggiati. Sistemi dedicati tutelano la privacy prima dell’invio dei dati via rete 4G a un cloud centrale. Un’infrastruttura digitale gestisce e aggiorna da remoto l’intera flotta di biciclette connesse, rendendo il monitoraggio urbano continuo, automatico e intelligente.
Anche il clima diventa un osservato speciale nello smart cycling. Di nuovo a Zwolle, i ciclisti si trasformano in sentinelle ambientali: sensori sulle bici creano una mappatura dinamica dell’inquinamento urbano. Espoo, in Finlandia, ha appena avviato un progetto pilota rivoluzionario: offrire a ciclisti e pedoni informazioni meteo di prossimità estrema e in tempo reale. Sensori integrati nel manto stradale e stazioni IoT, quasi invisibili, rilevano temperatura, umidità e rischio di ghiaccio. I dati generano previsioni “superlocali” che guidano interventi di manutenzione mirati e informano tutti gli utenti della rete stradale e/o ciclopedonale su condizioni del percorso e rischi, migliorando la sicurezza anche negli inverni più rigidi.
La bicicletta è sempre stata un’antenna informativa: nell’800 portava notizie che sfidavano censure e durante il secondo conflitto mondiale, con Bartali, Giusto tra le Nazioni, partecipava alla “staffetta resistente”. Oggi quella vocazione storica si evolve e la bicicletta non solo trasporta le informazioni, ma le rileva capillarmente, creando una vera rete neurale urbana al servizio di tutti.









