Massimo Bottura con la collaborazione del Centro Stile di Flavio Manzoni ha ideato un menù dedicato alle supercar
Il Ristorante Cavallino, proprio di fronte allo stabilimento Ferrari a Maranello, per decenni è stato l’ufficio “gastronomico” di Enzo Ferrari: in una sala privata del locale aperto nel 1950, praticamente a ogni pranzo sino alla sua scomparsa, il Drake discuteva di strategie con i suoi uomini più fidati, parlava di attualità e si destreggiava preferibilmente fra tagliatelle e filetti. Massimo Bottura, oltre a ristrutturarlo (bene) in stile contemporaneo (con le pareti che ospitano raccolte celebrative di fotografie, poster, souvenir e cimeli), ha voluto dare “una nuova prospettiva e un modo inedito di far vivere la cucina modenese: la tradizione in evoluzione». Il bello è che qui si viene per scoprire la visione ‘botturiana’ delle ricette emiliane come i piatti creativi. Nella prima categoria ci stanno a pieno titolo la Crème Caramel al Parmigiano Reggiano, i Tortellini del Tortellante, il Cotechino alla Rossini, la Nostra Zuppa Inglese. Tutte hanno il tocco d’autore, ma restano un passo indietro (volutamente, sia chiaro) rispetto al nuovo menu Supercars che nasce da un’idea geniale. E’ ispirato alle splendide protagoniste dell’omonima mostra (aperta al pubblico fino al 17 febbraio 2026) ospitata dal Museo Enzo Ferrari di Modena: sono esposti i modelli che hanno rappresentato le pietre miliari della storia della Casa e dell’auto sportiva in generale. Sono auto amatissime da Bottura tra l’altro, grande tifoso della Rossa e collezionista. appassionato delle Rosse. Il progetto ha coinvolto i due resident chef Riccardo Forapani (modenese Doc e per 13 anni nella brigata dell’Osteria Francescana di Bottura) e Virginia Cattaneo (brianzola, da quattro anni al Cavallino) ma soprattutto è stata svolto in sinergia con il Centro Stile Ferrari, che per la prima volta si è occupato (in modo serissimo) anche di cucina. «E’ stata un’esperienza incredibile, ci siamo confrontati con persone come il Chief Design Officer Flavio Manzoni, una leggenda dello stile automobilistico – racconta Forapani – insieme abbiamo trovato il modo di realizzare i piatti ricordando le specificità di sei auto entrate nella storia». Li abbiamo provati: esprimono un sensibile salto di qualità creativo ed estetico rispetto al precedente menu Granturismo. Si parte con due validi antipasti quali 288 GTO e F40, rispettivamente un’ostrica alla brace con gelatina di pomodoro e ciliegie, spuma di mozzarella, basilico e un’animella con fondo piccante, prugne, aglio nero, mostarda di limone. Per la F50 è stata creata una ricetta dove le linguine di Gragnano e l’astice grigliato con la sua bisque sono esaltati da una salsa al prezzemolo e gel di limone. Altro primo piatto è Enzo, fusion di Emilia e Giappone: ‘clamorosi’ tortellini ripieni di anguilla, immersi in un brodo di dashi, Parmigiano Reggiano e uva Grasparossa. Poi ingredienti nobili per omaggiare LaFerrari: storione, peperone, fondo di carne, nero di seppia e Caviale Oscietra Calvisius. E l’immancabile piccione con cipollotto, rabarbaro, rosa e abete rosso per celebrare la F80. In chiusura, arriva il dessert Speedform, praticamente una concept a base di zabaione, Aceto Balsamico Villa Manodori e marasche. Meglio le auto citate o i nuovi piatti del Cavallino? Ai palati fini, “malati” di Ferrari l’ardua risposta.









