Il pick-up della Ford attira gli sguardi per le sue forme Abitacolo da Suv di lusso, ma guidabilità da rally
Non capita tutti i giorni di affidarsi a un pick-up per girare il centro di Roma. Eppure con il Ford Ranger Raptor, my 2025 con propulsore 2.0 litri EcoBlue da 210 CV e cambio automatico a dieci rapporti – lo abbiamo fatto. Meglio: abbiamo fatto anche quello.
Caricato come l’Orient Express – valigie, borse, ombrelloni e una moglie che parte come se dovesse attraversare tre continenti – il Raptor ha lasciato il box per infilarsi tra i vicoli del Centro Storico e i sampietrini del Pantheon. Cinque metri e trentotto di lunghezza, più di due di larghezza, eppure nessun imbarazzo: la visione delle telecamere a 360° guidava le manovre con precisione chirurgica. I turisti si scansavano da soli, attratti dalla stazza del mezzo più che impauriti. Qualcuno scattava una foto, qualcun altro si affrettava a liberare la carreggiata. L’unico vero ostacolo all’interno delle Mura Aureliane è stato trovare parcheggio, ma anche lì sensori e visuale dall’alto hanno fatto la differenza. In città, sorprendentemente, tutto facile. O quasi.
Poi l’uscita, il Grande Raccordo Anulare e finalmente l’asfalto che si apre verso il mare. Direzione Argentario. In viaggio, il Raptor cambia pelle: da bestione urbano a gran turismo d’alto bordo. L’abitacolo è quello di un SUV di lusso: sedili in pelle Ebony regolabili elettricamente e riscaldabili, volante sportivo in pelle, infotainment SYNC 4 su schermo da 12′, ricarica wireless, impianto audio B&O con 8 speaker, navigazione chiara e reattiva. Le sospensioni “performance” assorbono le buche, lo sterzo diretto e compatto regala confidenza. Anche a velocità sostenuta, il silenzio a bordo è quasi irreale.
Una volta raggiunto il promontorio toscano, è arrivato il momento delle escursioni. Dalla panoramica dell’Argentario alle mulattiere strette e tortuose, con strapiombi da un lato e macchia mediterranea dall’altro. Qui il Raptor ha sfoggiato la sua anima off-road: trazione integrale inseribile, pneumatici All-Terrain LT285/70R17, modalità di guida dedicate e, soprattutto, la visuale frontale in tempo reale, che consente di scegliere con precisione dove mettere le ruote. L’auto sale, scende, curva, sterza: mai una sbavatura, mai una ruota fuori posto.
Ma per testare davvero le sospensioni e la robustezza del telaio, ci siamo spinti oltre. Abbiamo puntato dritti verso i campi di grano appena tagliati, tra ristoppie dure come sassi. Velocità sostenuta, fondo irregolare, visibilità ridotta dalla polvere. Il potente pick-up ha risposto come una rally car su sterrato: stabile, preciso, instancabile. Nessun cigolio, nessuna esitazione. Solo divertimento puro e meccanica sincera.
Anche di notte, il Raptor si è fatto valere. I fari full LED trasformavano la campagna in un set cinematografico, l’illuminazione garantiva sicurezza in ogni manovra, il quadro strumenti digitale da 12′ teneva sotto controllo tutto: inclinazione del telaio, pressione gomme, livello AdBlue, carica batteria, consumi… Che alla fine della prova, si sono attestati sui 10,6 l/100 km, perfettamente allineati a quanto dichiarato. Certo, un pick-up così non è per tutti. Il prezzo di listino parte da 66.350 euro (IVA esclusa) e può crescere con gli optional. Ma chi lo sceglie non cerca solo un mezzo di trasporto. Cerca un compagno d’avventura, un oggetto d’identità, un manifesto a quattro ruote.
Tornare a una station wagon, dopo una vacanza con il Raptor, sarà dura. Perché quel mix di potenza, comfort e versatilità ti entra sotto pelle. E non va più via. Come la polvere di quei campi dorati. O l’eco lontana di un motore che sembra dire: “Andiamo ancora”.












