Ciò che colpisce di più di Luisa Rizzo, 23 anni, campionessa mondiale di corsa con i droni, appena insignita dalla Federazione internazionale degli sport dell’aria della Sabiha Gokcen Medal come atleta dell’anno, è la fermezza con cui dice che mai e poi mai tornerebbe indietro. “Oggi – racconta – i bambini che nascono con un’atrofia muscolare spinale, come è capitato a me, hanno a disposizione cure e terapie migliori di quelle che circolavano venti anni fa. Sicuramente più efficaci nel gestire e rallentare la patologia. Ma io non vorrei tornare bambina, perché sarei diversa da quella che sono oggi, non vivrei quello che ho vissuto, anche in virtù delle mie condizioni”.
Luisa Rizzo ha quasi 23 anni, è una ragazza salentina della provincia di Lecce. Studia cinematografia al Dams e oltre che campionessa mondiale, è pluri campionessa italiana di corsa con i droni. Nella categoria F9U Drone Racer, si è esibita anche ai recenti World Games a Chengdu, in Cina, unica italiana in gara negli sport dell’aria, atleta di punta e grande motivo di orgoglio per l’Aero club d’Italia (Aeci), la federazione degli sport aeronautici presieduta da Stefano Arcifa, sempre più un modello di inclusione. Le due attività di Luisa, il volo e il cinema, condividono lo stesso strumento, un drone non di quelli che si trovano in commercio, ma “categoria “fvp” – spiega Luisa – cioè, privi di gps, non sono stabilizzati, permettono una visione in prima persona, proiettano sugli occhialini le immagini riprese da una telecamera fissa e il loro assetto dipende unicamente dalla sensibilità delle tue dita. Governarli, è molto difficile. Ma sono preziosi e, ultimamente, molto richiesti nel cinema, soprattutto per girare scene estreme”.
Estreme, sono anche le corse cui partecipa Luisa. “Ogni round dura circa un minuto e mezzo, il tempo di esaurire la batteria, di solito siamo in quattro, vince chi ha studiato meglio il percorso, condizione imprescindibile per impiegare meno tempo. I droni toccano i duecento all’ora, ma a me impressiona più l’accelerazione: un secondo e mezzo per arrivare alla velocità massima. Io sono molto attratta dalla velocità, tutto ciò che corre mi affascina, MotoGp, Formula 1: quando guido un drone mi sento come in moto, la carrozzina sparisce. Il drone abbatte le barriere, rende liberi, la prima sensazione che provi indossando gli occhialini è di non avere più limiti fisici. Cos’è il drone per me? Un’estensione del corpo, è fuso con me, riesco a percepire il posto che occupa nello spazio come se fosse il mio corpo”.
Per impegno, talento, dedizione, Luisa Rizzo dal 2021 è alfiere della Repubblica italiana, premiata da Sergio Mattarella. “Fu una sorpresa assoluta, nessuno si era adoperato né aveva segnalato la mia storia al Quirinale: quando mi chiamarono, pensai a uno scherzo”. Luisa deve tanto ai genitori, che si dedicano a lei e senza i quali non potrebbe partecipare a tutte le gare all’estero che le hanno consentito, ad esempio, di accumulare il punteggio per qualificarsi ai World Games. “Se ho scoperto e mi sono appassionato a questa disciplina, lo devo a mio padre, che è un appassionato di aeromodellismo. Lui voleva semplicemente che muovessi le dita con un radiocomando, poi quando ho scoperto i droni di corsa è partito tutto”. Mattarella ha voluto premiare anche il suo esempio. “Da sempre, sono convinta che l’errore che fanno le persone in una condizione di disabilità, sia pensare a quello che non hanno mai avuto o hanno perso. Io preferisco concentrarmi su quello che mi è rimasto. Finché avrò anche un solo dito funzionante, il mio approccio alla vita sarà questo”.













