Massimo Frascella presenta l’auto manifesto della casa tedesca “Vogliamo ispirare il desiderio e generare un impatto culturale”
Ammettere i propri errori è un segno di grande saggezza, non capita spesso nel mondo dell’auto, ma potremmo dire nel mondo in senso generale, di sentire qualcuno che si assume le proprie responsabilità. Così, quando Gernot Döllner, il ceo di Audi, lo ha fatto davanti alla platea radunata a Milano per il lancio della Concept C, l’auto manifesto del futuro della casa, tutti sono rimasti stupiti. E sinceramente ammirati. “Abbiamo perso la strada, abbiamo perso la lucidità e di conseguenza abbiamo perso il nostro carattere. Abbiamo cercato di fare le cose come tutti gli altri e invece avremmo dovuto continuare a farle alla maniera di Audi… Dobbiamo tornare a creare ancora auto che ci diano gioia: come ingegneri e come designer, come conducenti e come passeggeri…”. Un taglio netto con il passato. Un nuovo inizio. “Il modo in cui disegniamo le nostre vetture è il modo in cui plasmeremo la nostra Azienda”, ha aggiunto. Il design non indirizzerà solo le forme delle vetture del futuro, ma influenzerà ogni manifestazione dell’azienda. L’uomo della svolta è Massimo Frascella, il nuovo Chief Creative Officer della casa a casa che può disporre di un reparto con 450 persone. Diplomato in Transportation Design presso l’Istituto d’Arte Applicata & Design di Torino, Frascella, 55 anni da Massa Carrara, è arrivato in Audi dopo aver cominciato a lavorare in Kia e Ford ed esser stato Design Director di Jaguar Land Rover. Tra Döllner e Frascella c’è subito stato feeling: il ceo vedeva il futuro dell’azienda, come il designer vedeva il futuro dei prodotti. “Vogliamo dare forma a un brand capace di ispirare il desiderio e generare un impatto culturale – il suo pensiero – La radicale semplicità è al centro della nostra visione. Facciamo chiarezza riducendo tutto all’essenziale”. Orgoglioso di presentare a Milano, la città del design, la sua prima Audi, la descrive come qualcosa di più di un’auto: “Abbiamo trasferito i valori di Audi in proiezione futura. Questo è un manifesto non solo del design e della filosofia del design che poi verrà applicata a tutte le vetture, ma è anche una vera anteprima di un prodotto che uscirà fra due anni. È una visione molto realistica delle strade che percorreremo con le vetture che arriveranno sul mercato dal 2027 in poi”. Audi Concept C è un ritorno all’essenzialità, lasciando perdere il superfluo che ha affollato molti modelli (non solo Audi) apparsi negli ultimi anni. È un’auto che trae ispirazione dalla Auto Union Type C, celebre vettura da corsa della casa. Ma lo fa senza nostalgia e guardando avanti. “Non ci sono tanti brand che hanno una storia come quella di Audi, adesso poi ci sono tantissimi brand che in realtà non hanno assolutamente storia… quindi la nostra storia è uno dei nostri valori, è un tesoro che abbiamo sotto di noi. Si tratta di impossessarci dei valori principali di quel tesoro, di quei valori che hanno fatto Audi grande, ma sempre con un occhio di proiezione verso il futuro. Perché una cosa che veramente non appartiene al mondo Audi è un pensiero retrospettivo di guardarsi indietro. E’ una cosa che non funzionerebbe e che comunque non vi appartiene come filosofia”. La storia di Audi è fatta di grandi successi tecnologici e sportivi. Ha vinto nei rally introducendo la trazione integrale, a Le Mans con il motore Diesel e con i fari led matrix, alla Dakar con l’elettrico. E ora partirà la sfida in Formula 1, anche questa con un richiamo alla storia visto che alle origini c’era l’Auto Union (anche con Nuvolari). Il Concept C è tutto questo e altro ancora. Ma concretamente che cosa vedremo sulle sue discendenti? “L’approccio di pensiero, di superfici, di dettagli, di esecuzione che abbiamo avuto per creare questa vettura lo rivedremo sulle Audi che verranno dopo anche se, chiaramente ogni vettura ha un suo carattere e quindi non è che possiamo prendere esattamente questo design e applicarlo a tutte le altre non sarebbe possibile. Questa è una vettura emozionale per definizione, ha due posti, però, a esempio, la parte frontale del veicolo è una parte molto riconoscibile e verrà adattata a diverse vetture, da una berlina più bassa, a un crossover, a un fuoristrada da una vettura di un segmento inferiore a una di segmento superiore”. Audi vuole tornare a fare le cose a modo suo, senza lasciarsi trascinare dalle mode del momento: “Stiamo lavorando nella nostra trasformazione per essere molto più efficienti e molto più agili e snelli nel nostro sviluppo, perché è importantissimo. Però non deve trasformarsi in una corsa contro il tempo a chi lo fa più veloce. Ci sono dei valori che dobbiamo realizzare a livello di Audi come identità di brand che non si possono diluire andando di fretta. Se si cerca di fare tutto e in fretta alla fine questi valori si diluiscono e poi quello che ne viene fuori è abbastanza piatto con il rischio di fare un po’ quello che fanno tutti e questa è una cosa che non vogliamo fare”. Un discorso chiaro. Concetti che possono essere sintetizzati in tre parole: “Semplicità, purezza e identità”. Audi vuole raggiungere la purezza riducendo tutto all’essenziale, ma spingendo oltre i confini tradizionali della tecnica e del design. Audi vuole sondare gli estremi per aprire nuovi orizzonti e andare oltre i confini del possibile. Con un risultato spiegato così: “Il risultato di qualsiasi filosofia di design deve essere un’emozione. Un’interpretazione dell’understatement tale da mozzare il fiato”. E questo è solo un inizio. Che, piaccia o non piaccia, non passerà inosservato.













