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Una sfilata di novità e tanta Cina al Salone di Torino

by Ottavio Daviddi
04/10/2025
in Eventi
Una sfilata di novità e tanta Cina al Salone di Torino
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UNA RASSEGNA DI SUCCESSO CON OLTRE 500 MILA SPETTATORI

Non siamo all’invasione degli ultracorpi, né ad un’invasione tout-court, quanto piuttosto all’espansione costante dell’auto cinese in Europa e in Italia. Lo si è visto a Torino, già culla dell’industria automobilistica nazionale e tuttora sede del cuore europeo Stellantis, durante l’edizione 2025 del Salone dell’auto che ha richiamato oltre 500 mila visitatori: su oltre 50 marchi presenti ben 17 erano cinesi e tutti hanno portato novità a raffica. Certo, la reginetta è stata la Bmw iX3, che sinora si era vista solo all’IAA di Monaco, modello inaugurale della “Neue Klasse”.

In generale la presenza dei principali attori europei non è certo venuta meno, in primis quella di Stellantis, che ha proposto – tra le altre – la nuova Jeep Compass, la Fiat 500 ibrida, la Leapmotor B10 (che forse dovrebbe essere annoverata tra le auto cinesi, ma ormai le etichette contano sempre meno). Molto successo di pubblico per Renault, con la R5 E-tech elettrica sempre ammiratissima, accanto a nomi storici italiani (esposti a vario titolo) come Abarth, Alfa Romeo, Ferrari, Maserati e Lamborghini. In evidenza brand che arrivano dall’Oriente e che cinesi non sono. Interessanti in casa Hyundai la Ioniq 9 elettrica o la Insteroid basata sul Suv elettrico Inster, ma ispirata nello stile al mondo dei videogame. In vetrina Suzuki, presenza consolidata in Italia e al Salone torinese, con la eVitara Ichi Edition, primo suv 100% elettrico dal tradizionale Dna 4×4.

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Ma la parte del leone – come detto – l’hanno fatta i costruttori cinesi. Da Byd (che esponeva anche Denza) a EMC, Foton, Jaecoo, Omoda, SWM, Tiger, DSFK, Geely (che si affaccia direttamente sul nostro mercato, proponendo ai primi mille clienti la garanzia a vita). E ancora il ricco bouquet del gruppo DR (ora presente anche nel settore dei quadricicli con Birba). Si è svelata Lepas (nome che nasce dalle iniziali di Leopard e Passion) anche se la L8 ci sarà solo nel ‘26. Tra le sportive nomi che da un glorioso passato europeo (britannico nella fattispecie) sono transitati in mani cinesi, come Lotus. In grande spolvero Dongfeng che, dopo un approccio un po’ timido sul nostro mercato, ora parte lancia in resta e punta sia modelli con il proprio marchio sia su altri brand marchi del gruppo, come Voya e Mhero. Tra i protagonisti della rassegna torinese anche CA Auto Bank, ormai il principale attore finanziario nel sostenere la crescita cinese del nostro Paese.

Accanto a questo ribollire di fermenti creativi, s’è levata una voce forte per richiamare l’attenzione del governo (e delle istituzioni tutte) sui problemi del settore. Durante la tavola rotonda “Rilanciare l’Automotive in Italia: una visione condivisa” (promossa da Unrae con Aci, Anfia, Aniasa, Federauto, Motus-E) è stata sottolineata la gravità della crisi in atto e per affrontarla sono state sottoposte al Governo alcune priorità d’intervento (sei in tutto) che contemplano anche la valorizzazione culturale dell’automobile come motore economico e sociale del Paese.

Valorizzazione culturale e passione, dunque. Il Salone di Torino, ideato da Andrea Levy, è stato pure questo. Tanto che si è registrato un notevole successo dei test drive e dei vari momenti di spettacolo: dal Supercar Meeting a Venaria Reale all’esposizione dei modelli storici dei grandi carrozzieri del passato, inclusi dieci modelli particolarmente significativi della famosa collezione Bertone di proprietà dell’Asi, da sempre punto di riferimento dell’heritage in Italia.

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