Il pick-up della Ford, nato per lavorare, è diventato auto per famiglia (e tanti, anche troppi, bagagli) a tutti gli effetti
C’è un momento, uscendo da Roma, in cui ti accorgi che il Ford Ranger Plug-in non è più soltanto un pick-up. È un punto di vista. La cabina è un belvedere: il mondo resta più in basso, le utilitarie sembrano modellini, le corsie più larghe, i marciapiedi meno minacciosi. Guidarlo è come guardare la strada dall’alto di una piccola torre mobile. E capisci perché Ford, da quasi un secolo, ha costruito un immaginario fatto di cassoni, fatica, ranch e cantieri: perché un pick-up è cultura prima ancora che meccanica.
Il Ranger europeo è, in fondo, il figlio “civilizzato” di quell’America infinita. Solo che oggi, per stare dentro la modernità, sotto la corazza da lavoro mette la tecnologia giusta: un 2.3 turbo benzina EcoBoost affiancato da un motore elettrico da 75 kW e da una batteria da 11,8 kWh. Totale: 281 cavalli e soprattutto 697 Nm, una cifra che spiega più di qualsiasi aggettivo quanto sia piena e pronta la spinta quando serve.
La prova vera è un viaggio lungo: Roma–Ortisei e ritorno, con autostrada, salita, freddo, traffico e manovre in paesi che sembrano disegnati per le Panda. In città, con batteria carica, il plug-in cambia davvero la giornata: entri in modalità silenziosa e ti muovi con una leggerezza inattesa. L’autonomia elettrica dichiarata è intorno ai 43 km e, senza pretendere miracoli, permette di fare parecchio in urbano senza toccare la benzina.
Poi arriva il secondo tempo: batteria scarica, autostrada. Ed è qui che il Ranger sorprende: restare attorno ai 10 litri per 100 km non è poco, ma nemmeno tanto per una bestia così, con massa, altezza, gomme e aerodinamica da armadio. È un consumo quasi “ragionevole”, e soprattutto stabile. Non fa magie: fa bene quello che deve fare.
Dentro, ormai, è un’auto a tutti gli effetti. Si viaggia comodi anche per ore: sedili corretti, postura rilassata, comandi chiari, infotainment moderno. E la sensazione di controllo è totale, anche quando ti infili tra i motorini o cerchi un parcheggio romano: le dimensioni sono importanti, certo, ma le misure si prendono rapidamente e sensori e telecamere ti salvano la giornata.
Capitolo carico: promosso. Nel cassone entra quasi tutto e l’organizzazione con vano chiuso è da gran turismo da montagna; solo i nuovi snowboard, lunghi e rigidi, hanno voluto sporgere un po’, come una firma del viaggio. E se vuoi ricordarti chi è davvero, basta un numero: 3.500 kg di capacità di traino.
Morale: questo Ranger plug-in è un paradosso riuscito. Un mezzo nato per lavorare che oggi può essere anche l’unica auto di famiglia. Con un dettaglio: la strada, vista da quassù, cambia davvero. Prezzo in promozione: 36.950 + IVA.
E forse è proprio qui la cosa interessante: il pick-up, da noi, non ha mai avuto la dignità narrativa che possiede altrove. In America è un’estensione del corpo — del lavoro, della casa, dell’idea stessa di spazio. In Europa è sempre stato un oggetto “altro”, o agricolo o da cantiere, oppure estetica da weekend. Il Ranger plug-in prova a togliere questa ambiguità. Ti dice: posso essere rude e gentile insieme, posso portare un carico e portarti a teatro. Non ti chiede di scegliere tra fatica e comfort. E soprattutto, con l’elettrico, introduce un piccolo scandalo: il silenzio. Perché il pickup, nell’immaginario, non dovrebbe mai essere silenzioso. Invece lo è. E in quella quiete urbana, tra semafori e sampietrini, capisci che la modernità non sta nel rinnegare un simbolo, ma nel renderlo compatibile con la vita di oggi. Anche questo, in fondo, è endurance: far durare i miti, senza farli diventare caricature.












