Nessuno sull’argomento ha una visione ampia come Renault De Meo ha lasciato in eredità il ritorno in strada di due icone: R4 e R5 E’ arrivata anche una R17 Restomod firmata dal designer Ora-ïto
Al di là di quanto abbia realizzato, tutti i costruttori tradizionali hanno invidiato Elon Musk perché si è potuto permettere un lusso non da poco per l’automotive: creare un marchio come Tesla e le sue auto elettriche su ‘tela bianca’, senza follie, ma evitando il problema numero uno per le altre Case, europee ma anche americane: la transizione (eventuale) di quei modelli storici, iconici anche, che hanno segnato il tempo, generazione dopo generazione. E che il grande pubblico apprezza solo se riescono a mantenere un equilibrio tra passato e presente. Perché quanti sono veramente nostalgici si ‘buttano’ su una vettura d’epoca o una youngtimer (i modelli che hanno un’età compresa tra i 20 e i 30 anni) mentre la maggioranza del popolo automobilistico cerca l’efficienza. Da qui la domanda comprensibile: meglio adattare un veicolo alla propulsione elettrica così da proseguirne il successo, rivisitandola solo in alcuni stilemi, o cambiare lo schema, in parte o totalmente? Scelta complicata, da far invidiare non solo Musk, ma anche i brand cinesi che sono liberi di fare quanto vogliono, fermo restando che sul fronte design stanno portando pochissimo di nuovo. Bisogna, peraltro, saper maneggiare bene la nostalgia insita nelle icone: non è detto che rivederle in chiave contemporanea funzioni. Un esempio su tutti: nel 1997, Volkswagen mise mano al mitico Beetle (il Maggiolino per tutti, tecnicamente è la Typ 1) che ha finito per vendere oltre 21 milioni di unità nel mondo dal 1938 al 2003. Ci si attendeva almeno buone cose, invece la ‘rivisitazione’ andò molto male: senza neppure raggiungere un milione di vendite, l’erede scomparve nel 2012. E’ sicuramente più una questione complessiva e non tanto di spot, ecco perché sul tema nostalgia, oggi risulta difficile trovare una visione ampia come quella del gruppo Renault, una bella eredità lasciata da Luca De Meo. A partire dal coraggio – follia secondo molti analisti d’epoca – dalla scomparsa. E’ ripartita, giustamente, dalla A110 (rilanciata nel 2017) che aveva scritto gloriose pagine sportive tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70: tecnologia moderna (e l’anno prossimo diventerà solo elettrica), ma stile e un approccio generale con notevoli richiami all’originale. Potremmo definirla come un’operazione nostalgica di nicchia, diversa da quella – rivolta al grande pubblico – che sta compiendo la capogruppo Renault con la R5 e la R4, eredi di una storia importante (anche nei numeri) che viene richiamata in tanti elementi. La R4 che sta per arrivare sul mercato è ben legata all’originale del 1961 per i fari posteriori a sviluppo verticale e divisi in tre sezioni, i finestrini trapezoidali sopra le ruote posteriori, il tetto in tessuto apribile manualmente e gli elementi verticali incastonati nei paraurti. La R5, invece, si vuole servire del passato e della tecnologia (più ibrida che elettrica, pensando alla difficoltà del mercato) per farne un successo globale, che si avvicini a quello della prima, lanciata nel 1972 e uscita di scena nel 1984: un’icona che i francesi hanno battezzato ‘la Cinq’ per l’eternità ed è stata venduta in ben 3 milioni e mezzo di unità. Visti i tempi, sarà impossibile che quella sul mercato attuale ripeta i numeri della prima, ma piace molto per il design ‘furbo’ e con tocchi di classe. Non basta perché Renault si diverte anche a fare esercizi di stile sul tema. Alla Milano Design Week, ha messo a fianco della nuova R4 una splendida restomod che interpretava l’antica Renault 17. Cosa è una restomod? Una vettura classica con componenti e tecnologie moderne. Il termine ne evidenzia la natura: è una crasi tra restore e modern. La prima parola significa restaurare, riportare in perfette condizioni un’automobile classica: pratica già molto diffusa in tutto il mondo. La differenza è fatta dalla seconda parola: restomod è quindi un’auto che viene restaurata, ma non seguendo le indicazioni del costruttore. Si punta a conservarne linee, feeling e l’aspetto generale di un modello, portando avanti la tecnologia. L’eleganza ‘tagliente’ della R17 Restomod porta la firma di Ora-ïto, designer francese con collaborazioni che spaziano da Cassina a Louis Vuitton. “Rivisitare un’auto mitica come R17, esprimendo la mia visione per farne una scultura che mi somigliasse, è stata una sfida particolarmente appassionante condivisa con Renault. Ho voluto rivestire R17 con una seconda pelle proprio per esaltarla e riportarla ai nostri giorni. L’ho interpretata con la mia precisa grammatica: fluidità, dinamicità, razionalità e la mia stessa firma: la simplexity. Ho infatti voluto semplificare gli elementi complessi”. Una visione importante, frutto di una storia di design che per le Case europee è iniziata sostanzialmente negli anni ’60 e ha lasciato un’eredità non facile da gestire ma formidabile per trovare spunti nuovi. Non è un caso che mentre per la parte tecnologica, le Case cinesi non solo se la cavino benissimo, ma appaiano in vantaggio, in particolare per la connettività e l’infotainment, sullo stile stanno comprando molte ‘firme’ di origine europea per permettere quel salto di qualità indispensabile a non far storcere il naso agli automobilisti del Vecchio Continente. Non è sovranismo, ma ai cinesi – nell’auto – manca la storia e non potrebbe essere diversamente.









