Pietrantonio nuovo presidente Unrae: “Compattezza e più voce ai consumatori” ”Va cambiata la narrazione per valorizzare l’innovazione che c’è nel nostro mondo”
Cambio della guardia in Unrae, l’unione nazionale rappresentanti veicoli esteri, che da giugno ha un nuovo presidente. Michele Crisci, l’uomo che ha accompagnato l’auto in uno dei suoi periodi più impegnativi, resta presidente onorario come riconoscimento per il lavoro svolto nel suo doppio mandato, ma lascia la poltronissima a Roberto Pietrantonio, ingegnere napoletano oggi amministratore delegato di Mazda Italia, da più di trent’anni nel settore che cominciò a frequentare nel Gruppo Fiat.
Ingegnere, il mondo dell’auto sta attraversando, come ha detto nel suo discorso inaugurale, una sorta di tempesta perfetta. Quali sfide lo attendono nei prossimi anni?
“L’elemento che sta impattando di più è quello della transizione ecologica, una sfida a cui nessuno si può sottrarre. Il mondo dell’auto ne è stato coinvolto fin dall’inizio, probabilmente perché aveva maggiore visibilità. La transizione ecologica, a cui possiamo aggiungere quella digitale, stanno ridefinendo un po’ l’intera filiera”.
Senza scordare tutto quello che ci ha colpiti negli ultimi anni tra pandemia, crisi dei semiconduttori, guerre… “Aggiungiamoci pure tutte le instabilità geopolitiche e macroeconomiche che ci sono in questo periodo. Mi riferisco in particolare a ciò che sta accadendo negli Usa con i dazi che stanno rischiando di frammentare il mercato, di aumentare i costi e quindi, come dire, di penalizzare i consumatorimaanche i costruttori, che ovviamente devono rivedere velocemente, anche un po’ banalmente, le allocazioni dei siti produttivi o devono provvedere a dirottare i volumi di vendita su altre aree”.
Il tutto con una parola guida: sostenibilità.
“Un obiettivo imprescindibile. Per raggiungerla però, soprattutto per gli attori dell’automotive, in questo momento servono regole chiare e stabili all’interno delle quali si possano poi definire le strategie”.
Non tutti i costruttori poi hanno imboccato la stessa via…
“C’è chi ha deciso di andare sull’elettrificazione tout court e chi invece ha seguito politiche diverse, approcci diversi rispetto al tema della tecnologia. Sicuramente l’Europa da questo punto di vista forse è un’area diventata difficile per il business dell’auto”.
Complice anche la regolamentazione che dal 2035 bloccherà la produzione dei motori termici.
“Quantomeno oggi lo scenario appare prevedibile, perché la strada è tracciata. Anche se appare un po’ improbabile vista la lentezza dell’elettrificazione che vediamo in Europa e ancora di più in Italia. Però almeno in Europa il contesto è prevedibile, sono altre situazioni come quella americana a preoccupare. Certo sarebbe importante ascoltare la voce del consumatore perché ci aiuterebbe a definire meglio lo scenario. Tra i vari obiettivi che ci siamo posti c’è quello di attivare dei canali diretti con i consumatori e diventarne un po’un
riferimento, soprattutto perché si possano orientare nella giungla delle nuove tecnologie che a noi stessi, attori dell’auto, a volte non è completamente chiara” Che cosa l’ha spinta ad accettare la Presidenza Unrae in uno dei momenti più difficili dei 75 anni di vita di questo organismo?
“Non c’è un motivo unico, ma tanti fattori. C’è certamente un senso di responsabilità verso il settore che ritengo abbia sempre saputo reagire con innovazione e che quindi, come dire, è meritevole di essere riconosciuto in questo senso e sta vivendo in discutibilmente un momento di difficoltà. Facendo parte dell’associazione da un po’ di anni mi è venuta voglia di dare un contributo più forte, con spirito di servizio, per rendere l’associazione ancora più incisiva di quello che non è già riuscita ad essere negli ultimi anni”.
Per difendere l’auto dall’attacco di legislatori, governanti e un certo tipo di opinione pubblica serve compattezza.
“Una compattezza da realizzare insieme alle altre associazioni. Però su questo siamo tutti concordi, l’auto va difesa perché è un bene sociale, economico e non un nemico da combattere. Abbiamo delle belle storie di innovazione, di sostenibilità, di tecnologia e anche storie di cultura legate all’auto. Una delle priorità che come associazione ci daremo nel prossimo futuro è proprio di provare a mettere sotto una luce diversa l’auto. Unrae poi si è sempre contraddistinta per l’autorevolezza nell’erogazione dei servizi, ma soprattutto delle analisi di mercato che continueremo a offrire con proposte concrete basate sui dati per avere una mobilità davvero sostenibile e accessibile. Negli ultimi anni si sono create quasi delle fazioni, ma credo ci serva una narrazione più equilibrata che valorizzi un po’ l’innovazione che c’è attorno al mondo dell’auto”.
Ha sottolineato anche l’importanza della compattezza con Confederauto, Anfia, Motus-e. Vede delle differenze critiche o vi ritroverete sulla stessa linea alla fine?
“Se andiamo a guardare nel dettaglio si possono trovare delle differenze. Però sono differenze che possono essere una ricchezza se gestite con rispetto e con una visione comune. Possiamo trovare convergenza su obiettivi strategici, vogliamo il bene dell’auto tendenzialmente, per cui comunque ci sono delle istanze comuni su cui andare ad unirsi, anche perché condividiamo una responsabilità importante verso tantissime persone. Dobbiamo agire come sistema, perché poi alla fine, come dire, il vero nemico è l’irrilevanza, essere non rilevanti ai tavoli dove si discute”.
Buon viaggio.









