Eugenio Blasetti lascia l’azienda dopo 36 anni: “Vendevamo auto solo agli anziani, oggi piacciamo davvero a tutti”
Al suo primo giorno in Mercedes nel 1989 si era presentato al volante di una Porsche 911. Immaginatevi gli sguardi dei colleghi. Hafatto di peggio solo Jean Todt, presentatosi a casa di Montezemolo guidando una Mercedes. Eugenio Blasetti quella Porsche se l’era comprata con i suoi risparmi. Fin dai tempi dell’università comprava auto malandate, le rimetteva a posto e le rivendeva guadagnandoci. Una passione e una vocazione. Ha cominciato con una Fiat 126 e ha finito con una Porsche. “Quella 911 ero andato da solo a prenderla in Germania. I miei genitori mi aiutavano solo pagando bollo e assicurazione…”. La Porsche è sempre stata un pallino. “L’unica casa per cui forse avrei tradito Mercedes, c’era stato un momento in cui stavamo per comprarla poi purtroppo Piech si oppose alla vendita…”. Quando a fine mese lascerà l’azienda avrà a casa ad aspettarlo cinque straordinarie Mercedes storiche, più un numero imprecisato di auto e moto, soprattutto giapponesi. Non avrà di che annoiarsi.
Dopo la laurea in economia è arrivato in Mercedes per un colloquio. “A un carissimo amico che lavorava lì chiesero se conosceva qualcuno laureato in economia che conoscesse tecnicamente le auto… Il mio avversario per quel posto era un tedesco e a fare la selezione c’era un tedesco. Me ne tornai a casa senza speranze. Invece…”. D’altra parte il giovane Eugenio passava le giornate da un amico carrozziere che poi gli affidava le auto da riconsegnare ai clienti: “Così ho finito con il guidare le auto più belle degli anni Ottanta…”. Febbraio 1989, primo incarico consulente economico after sales. Dopo due anni era già Product manager, responsabile del prodotto in Italia. Poi responsabile settore prodotto e prezzi, product manager Mercedes e Smart, marketing manager top luxury e suv , product marketing manager e dal 2016 responsabile delle relazioni esterne e dell’ufficio stampa. Un bel percorso. “Avrei anche potuto fare più carriera, ma se mi guardo indietro sono contento perché mi sono divertito, negli ultimi anni alla stampa ho vissuto una vita alla James Bond”. Ha attraversato diverse vite di Mercedes e dell’automobile e ora che tutto sta per andare verso l’elettrico se ne va, ma non senza aver abbracciato anche
la nuova via visto che a casa in campagna produce tanta energia elettrica (90 kWh d’estate) da permettersi di venderla. “Ho già due Smart elettriche e chissà che non mi regali una Taycan, ne ho viste in giro a prezzi davvero interessanti”.
“Mercedes fino al 1955, alla tragedia di Le Mans era un marchio sportivo, un po’ come la Ferrari, ma poi ritiratasi dalle corse il marchio era un po’ invecchiato, ritirandosi sulla parte lussuosa, era diventata una macchina di rappresentanza, quasi una macchina da vecchi. Quando sono entrato in azienda l’ho trovata già impegnata in una strategia di ringiovanimento grazie alla 190 e da lì non si è più fermata”, ricorda. Negli anni ne ha viste passare tante, dalla Classe A e dalla Smart fino ai Suv, senza scordare la forza dei veicoli industriali made in Mercedes, dal diesel fino all’elettrico con Mercedes che fortunatamente non si è schierata da una sola parte e continua a vendere bene anche il diesel (pure plug-in). “Poi dall’Italia abbiamo fornito idee vincenti per lanciare la Classe A e salvare la Smart che da noi è diventata un oggetto di culto. L’idea di parlare della Classe A come un’auto per le donne ci ha aperto un nuovo mercato e quando l’hanno voluta mandare in pensione noi abbiamo anche chiesto di poter continuare ad averla in Italia, invece…”. Per raccontare la sua vita sotto la Stella ci vorrebbe un libro, sarebbe ricco di aneddoti curiosi. Come quando sua moglie gli telefonò in ufficio alle 4 di notte per chiedergli che cosa doveva fare per farlo tornare a casa. “Amore mi compreresti tre mila 190?”.













