Come si sta modificando il loro ruolo nel mondo dell’auto. Dalle pubblicità anni 70 ai numeri di oggi
Donna al volante, pericolo costante? Assolutamente, per gli esperti del marketing, se ne sottovalutano l’importanza. Troppa aria è passata nelle gallerie del vento da quando, negli anni ’70, si era diffusa una particolare campagna, allora ironica ma oggi inaccettabile: uno spot Volkswagen che suggeriva al marito di comprare un Maggiolino perché “Prima o dopo tua moglie tornerà a casa in macchina… Le donne sono dolci e gentili, ma rompono cose”, quindi tanto valeva avere un’auto dai ricambi economici.
Nel 2024, secondo l’Unrae, le nuove auto immatricolate da donne sono il 41,7%. Una precedente analisi della stessa Unrae, risalente al 2014, indicava come il 37% delle immatricolazioni di nuove auto in Italia fosse da collegare a donne. Anche l’usato registra un aumento: la quota femminile sale al 39%, con il Centro Italia al vertice.
Le donne spendono in media 24.500 euro per un’auto nuova, contro i 30.600 euro degli uomini, con un divario ancora più marcato nel Nord-Est. Preferiscono le vetture dei segmenti A e B e i SUV (50,3%, meno diffusi rispetto agli uomini). Per le alimentazioni dominano le ibride (37,9%) e il GPL (15,2%), mentre le elettriche pure (BEV 3%) e le ibride plug-in (PHEV 1%) restano marginali.
Il profilo medio dell’acquirente è una donna tra 46 e 55 anni, che predilige i colori grigio, bianco e nero. A fine 2024 il 40,3% del parco auto privato è intestato a donne, confermando un trend in crescita.
Una notevole evoluzione da quel secondo dopoguerra in cui la diffusione dell’automobile in Italia era appena agli inizi e le donne al volante erano una rarità. Negli anni ’60 la motorizzazione femminile fu sostenuta anche culturalmente: ad esempio, furono organizzati eventi come il “Volante d’Oro” dell’ACI, competizione riservata alle donne, segno di un’attenzione nuova verso le guidatrici. Gli anni ’70 videro l’effetto combinato dell’emancipazione femminile e di un’ulteriore diffusione dell’automobile. Il sorpasso culturale di molte barriere (ad esempio la legge sul divorzio e un generale cambiamento nei ruoli familiari) contribuì ad accrescere la presenza femminile tra gli automobilisti,
pur restando gli uomini i dominatori del mercato. Alla fine degli anni ’70, 1 acquirente su 5 circa era donna, mentre alla fine degli anni ’80, complici maggiori indipendenza economica ed emancipazione, arrivarono al 25-30%. Questa tendenza preparò il terreno al successivo aumento degli anni ’90 e 2000, raggiungendo circa 1 acquirente su 3. Parallelamente, si è passati da una comunicazione automobilistica maschiocentrica e ricca di stereotipi sessisti ad una molto più equilibrata e inclusiva, in cui le donne sono sia destinatarie riconosciute del messaggio sia protagoniste attive sulla scena.
Il vecchio proverbio “Donna al volante, pericolo costante” è stato lungamente alimentato da immagini pubblicitarie distorte. Oggi è ribaltato al punto che persino i miti dell’automobilismo vi giocano sopra: già nello spot Alfa Romeo del 2020, una lady Räikkönen tiene a bada il campione di F1, ricordando con umorismo come “donne e motori non sono più solo dolori”. È proprio all’espressione radicata nell’immaginario collettivo, che si contrappone la mostra del Museo Fratelli Cozzi, dedicato al mito di Alfa Romeo: il progetto fotografico itinerante “Donne e Motori? Gioie e basta”, creato da Elisabetta Cozzi con gli scatti di Camilla Albertini, realizzato senza fini di lucro e messo gratuitamente a disposizione di enti pubblici e privati, si propone di scardinare i pregiudizi di genere attraverso la cultura, intesa come strumento per indebolire stereotipi e comportamenti che spesso costituiscono il preludio alla violenza sulle donne.
Oggi le donne non sono più sul sedile del passeggero delle auto o della società, bensì al volante, sono reali o metaforiche driver in tutti gli ambiti privati, pubblici, professionali. Ne citiamo una per valorizzarle tutte: “Non sono qui perché sono una donna. Sono qui perché sono la persona giusta per questo lavoro.” Mary Barra (CEO di GM, prima donna a guidare una casa automobilistica globale).









