La casa tedesca protagonista della Design Week non solo con la nuova A6 Avant Tutti i costruttori si sono messi in mostra. Il diverso approccio dei brand cinesi
Non è una sorpresa vedere la presenza di tante Case alla Milano Design Week, massima celebrazione sul tema e che da un decennio è diventato l’Evento per eccellenza della città. Stante la rarità (e forse il senso dei Saloni tradizionali), c’è bisogno di visioni diverse ed ecco che le varie kermesse sportive o storiche (per esempio, The Quail a Monterey o Goodwood Festival of Speed) come le rassegne tecnologiche (vedi CES) diventano una vetrina. La Milano Design Week ha una valenza diversa, perché negli ultimi anni, ci sono due linee di pensiero per i costruttori: quelli che utilizzano l’evento per rivelare nuovi modelli e quelli che realizzano installazioni ‘artistiche’ che non per forza hanno al centro un’auto. C’è anche una terza via ma per pochi, come Audi che peraltro è protagonista della Milano Design Week in modo massiccio: le sue installazioni, da almeno un decennio, sono tra le più colossali della rassegna. E pure in quest’occasione non ha deluso le attese: l’Audi House of Progress, nella splendida piazza del Portrait Milano, è stata ancora una volta uno dei luoghi più frequentati del Fuori-Salone. Esercizio di stile, ma anche la cornice per mostrare la nuova A6 Avant, ibrida ed elettrica. La terza via è stata anche quella di Kia che si è divisa tra gli East End Studios dove ha portato gli ultimi concept elettrici di auto e veicoli commerciali e il Museo della Permanente con l’installazione onirica “Eclipse of Perceptions”. Ma anche Skoda, al debutto nel Fuorisalone, ha fatto un buon lavoro perché ha ‘nascosto’ l’inedita Elroq RS Škoda nel giardino del PAC dove il noto designer italiano Marcantonio ha creato un sorprendente percorso animato da sculture ed elementi interattivi.
Ma sono state all’altezza anche le installazioni di Bmw e Lexus. La prima a Palazzo Borromeo d’Adda, si chiamava “Vi-brant Transitions” e proponeva un’esperienza sensoriale e immersiva in cui i visitatori potevano scegliere tre percorsi per trasformare le transizioni in esperienze tangibili. La seconda era ispirata al Black Butterfly, sistema di controllo a doppia interfaccia sviluppato da Lexus per la concept car LF-ZC. Fiat si è accontentata di colorare la città
con quattro Topolino griffate Gallo. Un po’ di colore non guasta mai.
Abbiamo visto anche una quarta via, quella di Cupra che ha mostrato “The Red Thread of Design”, un progetto che racconta il design di domani secondo la Casa spagnola, in una visione nata dall’incontro tra diverse discipline con idee progettuali sinergiche e sostenibili. Il primo frutto è la Design House, presentata proprio in questa occasione: una nuova divisione di ricerca e sviluppo che mira a espandere la filosofia di Cupra. Sin qui l’arte, l’immagine e un po’ di poesia. Che contrasta con il pragmatismo delle Case cinesi: esattamente come fossero costruttori di arredamento hanno utilizzato la Milano Design Week come la già citata vetrina, praticamente senza installazioni, per presentarsi nel nostro Paese o far vedere : Denza (anche main sponsor del Fuorisalone) con la Z9 GT, Omoda con l’ammiraglia Omoda 9, Smart con la #5 Brabus. Xpeng con la P7+, Zeekr con la monovolume Mix e Leapmotor con la C10 REEV. In tutto questo, ci sono piaciute anche le visioni a carattere storico: la rassegna per i 95 anni di Pininfarina alla Fabbrica del Vapore e il confronto di Renault tra la R17 e il suo restomod. E ancora la bella narrazione visiva del design Range Rover e della sua influenza sul modern luxury e “The Lotus Theory” presso la Haus of Automotive dove la Casa inglese ha celebrato la sua storia prestigiosa, letta attraverso i temi dello stile e dell’innovazione. Non ci siamo annoiati, in ogni caso, per una settimana.









