Il Consumer Electronics Show di Las Vegas conferma una tendenza: il futuro non si costruisce solo con batterie più grandi o motori più efficienti, ma con algoritmi, sensori e piattaforme digitali
Lego parlanti, automobili intelligenti, robot umanoidi: anche quest’anno il CES di Las Vegas si conferma una finestra sul futuro.
È sempre qui, nella città che non dorme mai a due passi dalla misteriosa Area 51 (sarà un caso?), che ogni anno si immagina il futuro. L’appuntamento di inizio gennaio con il Consumer Electronics Show coincide, infatti, con la più vasta vetrina di novità al mondo. Alcune destinate a cambiare le cose, altre a finire nel dimenticatoio a stretto giro. Facile pensare che gli schermi tivù ultrapiatti presto arrederanno le nostre case. LG ne ha presentato uno, il Wallpaper da 9 millimetri, pressoché senza riflessi; invece, per gli ologrammi avatar in stile Star Wars, che danno forma alle nuove forme di intelligenza artificiale evoluta, è forse ancora presto.
Quest’anno c’era di tutto, ma fra gli oggetti più fotografati non c’era un’auto volante né un robot umanoide, bensì un semplice mattoncino Lego. O meglio: un mattoncino che semplice non è più. La nuova linea presentata al salone integra sensori e microAI che permettono ai pezzi di riconoscersi, suggerire combinazioni e persino “guidare” i bambini nella costruzione. Un gioco diventato “intelligente” realizzando, di fatto, un ponte ideale verso il tema che domina l’edizione di quest’anno: la mobilità che pensa.
Già, perché se i Lego mostrano come l’AI possa entrare nella quotidianità, è nel settore automotive che questa trasformazione diventa sempre più evidente: oggi le auto non sono più soltanto mezzi di trasporto, ma computer su ruote, capaci di apprendere, aggiornarsi e dialogare con l’ambiente circostante.
Tra i protagonisti assoluti c’è BMW, che porta al debutto la nuova iX3 della famiglia Neue Klasse. È il primo modello di serie a integrare Alexa+, la versione generativa dell’assistente vocale Amazon. Non si tratta di un semplice aggiornamento: Alexa+ comprende linguaggio naturale, contesto e intenzioni, permettendo all’auto di adattare climatizzazione, percorsi e infotainment senza comandi rigidi. È un abitacolo che non si limita a rispondere, ma interpreta, anticipa, suggerisce. Un passo deciso verso l’auto come compagna di viaggio.
Hyundai, insieme a Boston Dynamics, porta invece una visione più ampia: la “Physical AI”, l’intelligenza artificiale che prende forma nel mondo fisico. Accanto ai veicoli, il gruppo presenta robot collaborativi come Spot e Stretch, e l’ultima evoluzione dell’umanoide Atlas, pensato per lavorare accanto agli esseri umani in fabbrica. L’idea è creare un ecosistema in cui auto, robot e infrastrutture dialogano in tempo reale, ottimizzando logistica, sicurezza e servizi urbani. Una mobilità che non riguarda solo ciò che guida, ma tutto ciò che si muove.
Mercedes sceglie il Convention Center per mostrare la nuova GLC elettrica e, soprattutto, l’evoluzione della sua piattaforma digitale. L’abitacolo diventa un ambiente elettronico di consumo: audio immersivo sviluppato con Dolby, gestione dei contenuti con Xperi, potenza di calcolo garantita da NVIDIA. L’obiettivo è chiaro: trasformare l’auto in un softwaredefined vehicle, capace di aggiornarsi overtheair, personalizzare l’esperienza e ridurre la complessità grazie a cockpit intelligenti che mostrano solo ciò che serve. Una tecnologia che non vuole stupire, ma semplificare.
Grande curiosità anche per Sony Honda Mobility, che presenta il nuovo SUV Afeela 2026 accanto alla berlina ormai vicina alla produzione. Il design è minimalista, le superfici lisce integrano sensori e l’abitacolo è dominato da schermi continui. L’integrazione con l’ecosistema PlayStation permette di utilizzare Remote Play quando l’auto è ferma, trasformando il veicolo in uno spazio di intrattenimento. La piattaforma Qualcomm Snapdragon Digital Chassis abilita funzioni di guida assistita avanzata e un assistente vocale basato su AI. È la fusione tra mobilità e cultura digitale.
Dietro molte delle innovazioni viste al CES c’è Qualcomm, che presenta la nuova generazione di chip Snapdragon dedicati ai veicoli autonomi. Sono i “cervelli” che gestiscono sensori, cockpit, comunicazione con le infrastrutture e aggiornamenti continui. Una dimostrazione che la competizione non è più solo tra costruttori, ma tra architetture elettroniche.
Non mancano le invenzioni che catturano l’occhio: la demo car di Continental rivestita di pannelli E-Ink Prism, capaci di cambiare colore come un camaleonte; i concept modulari basati su piattaforme elettriche “skateboard”, trasformabili da van per le consegne a minibus urbani; e lo scooter Honda Motocompacto, che si ripiega fino alle dimensioni di una valigetta e si ricarica in poco più di tre ore. Ma, osservando meglio, si capisce che la vera innovazione non è più nell’effetto speciale, bensì nella rete invisibile che collega questi oggetti: software che dialogano, piattaforme che condividono dati, sistemi che imparano.
Il CES conferma quindi una tendenza ormai irreversibile: la mobilità del futuro non si costruisce solo con batterie più grandi o motori più efficienti, ma con algoritmi, sensori e piattaforme digitali. In fondo, proprio come i nuovi Lego intelligenti, anche le auto diventano mattoncini di un mondo sempre più connesso. E quel futuro, a Las Vegas, sembra già cominciato.









