Mazzoncini, ad di A2A: “Entro due anni si può partire. Usa e Cina ci lavorano da tempo, l’Europa non può stare a guardare”
Il percorso è breve: poco più di 1 km e quasi un miglio, dalla sede di A2A a Brescia in via Lamarmora fino al termovalorizzatore. Una misura simbolica nella città della Mille Miglia. Non a caso in platea ci sono tesisti e dottorandi del Politecnico di Milano con la divisa della storica gara. Sono il gruppo di ricerca AIDA, che ha permesso alla prima automobile elettrica, a guida autonoma e destinata al carsharing di percorrere il primo tragitto su strada. Mai in Europa era stata effettuata una sperimentazione simile.
“Ho ansia da prestazione”, ha scherzato il professore Sergio Matteo Savaresi, coordinatore del team del Politecnico con il quale aveva già testato una vettura a guida autonoma durante la Mille Miglia 2024, una Maserati GranCabrio Folgore. Stavolta è stata una Fiat 500 azzurra a muoversi tra le vie di Brescia. Il viaggio è stato ripreso, proiettato e ammirato in diretta, mercoledì 22 gennaio, all’interno di una sala del termoutilizzatore. Curiosità e stupore hanno accompagnato il veicolo, con il fiato sospeso nel momento in cui si stava avvicinando a un pedone sulle strisce pedonali. Si è fermato e lo ha fatto attraversare: “La macchina è programmata per rallentare a prescindere in prossimità di strisce, rotonde, incroci e svolte. Si orienta grazie agli elementi attorno e permette di proseguire solo se non c’è nessuno”. Più prudente degli umani, anche per la velocità media di 30 km/h.
All’interno c’è un ragazzo al posto di guida. La presenza è legata solo a motivi normativi: non preme i pedali e osserva il volante sterzare da sé. In sala c’è una console in cui due ricercatori monitorano il viaggio e interagiscono con il veicolo solo in una situazione, quando si ferma alla sbarra di ingresso del termovalorizzatore e ha bisogno di un’ulteriore conferma per procedere. “Stiamo lavorando per installare anche un supervisore autonomo”.
L’introduzione della guida automatica nel car-sharing è un progetto che coinvolge A2A e Politecnico di Milano tramite il MOST, Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile. Si vuole incidere sulla mobilità urbana, contribuendo alla decarbonizzazione, alla decongestione del traffico, a valorizzare la filiera tecnologica italiana e semplificare la vita ai cittadini. Le macchine autonome raggiungeranno l’utente che le prenota, si lasceranno guidare a destinazione e poi ripartiranno verso il prossimo cliente, un parcheggio o una postazione di ricarica: un progetto parallelo sta portando avanti uno studio per stalli di ricarica wireless. Automazione completa, che lasci alla persona solo il pensiero della guida, senza cacce al parcheggio o alla macchina più vicina.
Un programma avveniristico, che mira a diventare servizio immediato. Ne è convinto Renato Mazzoncini, amministratore delegato di A2A: “Se c’è volontà politica, tra due anni si potrà iniziare. Ci vuole un business plan nazionale da 30 veicoli in su, con cifre piccole che si possono trovare”. La politica finora, seguendo le direttive del decreto SmartRoad del 2018, ha approvato la sperimentazione: durerà fino a novembre, con due test mensili del robo-driver ancora alla guida tra le strade di Brescia. Mazzoncini esorta: “America e Cina ci stanno lavorando da tempo, l’UE non può stare a guardare. Da qui, oggi, può partire la prima piattaforma europea di guida autonoma”.









