Ecco il Suv ibrido ricaricabile per il mercato europeo Abitacolo ben rifinito, 100 km di autonomia
Premessa:
nel guidare la BYD Seal U DM-i, ci è venuto in mente quanto ci aveva detto Alfredo Altavilla, special advisor del gruppo cinese per il mercato europeo emanager di grande esperienza. “Mi sono reso conto che questo costruttore è qualcosa di totalmente differente da quanto ci si può immaginare. E devo dirvi che vedere per la prima volta il processo di sviluppo del loro prodotto, è qualcosa di impressionante anche per chi, come me, vive da più di tre decenni nell’automobile: hanno una velocità totalmente diversa da quello che si potrebbe pensare”. Esatto. Difatti, verificando la grande difficoltà nel piazzare l’elettrico in Europa, BYD ha deciso di mettere sul mercato la Seal U DM- i, un Suv lungo 4,77 metri con sistema ibrido ricaricabile denominato Dual Mode come spiega l’acronimo. E’ la prima ibrida plug-in del marchio a essere lanciata nel Vecchio Continente dopo sei modelli a zero emissioni e prima di quelli in arrivo come la city car Seagull e il Suv Atto 2.
Va sottolineato che BYD è esperta sul tema ibrido: già nel 2008 presentava la F3DM come “prima plug-in prodotta in serie al mondo”. Gli ingombri e le forme della Seal U DM- i sono quelli della gemella a corrente: di fatto, l’unica differenza consiste nelle sottili feritoie nel paraurti così da raffreddare il motore a benzina. Il design della carrozzeria è elegante: un muso spiovente e arrotondato, sottili fari full led a forma di “C”, fianchi ben scolpiti e il lunotto, piccolo e inclinato, contornato dal generoso spoiler nel tetto e da un accenno di coda. Piacevoli anche i gruppi ottici che si estendono per tutta la larghezza del portellone. Del resto, dietro il progetto c’è una firma illustre: Wolfgang Egger, che già lavorato nei centri stile di Alfa Romeo, Audi e Lamborghini.
L’abitacolo è ben rifinito e molto curato negli assemblaggi. Semplice e ben organizzata, la plancia della Seal U DM-i è rivestita in un’ecopelle di buona qualità, con una fascia centrale di plastica color nero lucido gradevole alla vista. D’effetto il reattivo schermo di 15,6” del valido sistema multimediale:
ha la connessione senza fili ad Apple CarPlay e Android Auto, consente di gestire pressoché tutte le funzioni di bordo (molte delle quali aggiornabili over the air, senza dover passare in concessionaria) e, premendo un tasto, può ruotare di 90º, assumendo una posizione verticale.
La gamma prevede solo due versioni, entrambe full optional: di serie, oltre ai più sofisticati sistemi di assistenza alla guida, ci sono lussi come il tetto scorrevole di vetro e i sedili anteriori ventilati, oltre che riscaldabili. La Design ( 47.800 euro) ha un motore a corrente per ciascun asse – che garantisce la trazione 4×4 – e un 1.5 turbo a benzina da 128 Cv, per una potenza combinata di 319 Cv. La Boost (39.800 euro) ha trazione anteriore e viene mossa dall’accoppiata tra un elettrico da 194 Cv e un 1.5 senza turbo che ne fornisce altri 96 per una potenza di 218 Cv. Per entrambe la batteria è di 18,3 kWh: se ben carica, l’auto promette di muoversi a zero emissioni per 70 km nel caso della versione a trazione integrale e per una decina di chilometri in più nel caso di quella meno potente. Non male le prestazioni in ricarica: la “pila” accetta una potenza massima di 11 kW in corrente alternata e di 18 kW alle meno diffuse colonnine rapide in continua (alle quali, spesso, le plug-in non possono accedere perché non attrezzate); in quest’ultima situazione, secondo la Casa cinese, occorrono 35 minuti per passare dal 30 all’80% della carica. Ben guidato, il nuovo modello plug-in rivela consumi tra i più bassi sul mercato: i 1000 km a batteria carica e serbatoio pieno sono fattibili.











