Il business dietro agli stellati ha un indotto di 438 milioni
Non esiste un gourmet, giornalista (anche non del food), critico gastronomico, addetto ai lavori e ristoratore che non discuta della Guida Michelin e spesso la trovi discutibile. Premessa: per l’ultima categoria – cuochi, patron, sommelier, finanziatori del locale e via dicendo – la Rossa diventa ovviamente attendibile nel momento in cui si prenda la Stella o si salga di livello. Sino all’anno prima veniva più o meno serenamente considerata lo strumento del demonio. A parte, non si può restare ammirati dall’innata capacità di essere sempre al centro del villaggio culinario, servendosi (scontato) dei 70 anni di storia e di un colosso dell’automotive alle spalle (il fatturato 2023, in leggero calo sul 2022, è stato di 28,3 miliardi di euro). Lo è anche per la bravura di trovare le chiavi di lettura giuste di un settore alle prese con numerose criticità. Come sempre la Michelin è stata bravissima non solo a negare totalmente a chi sapeva che la sede della Revelation Star 2025 – il vicino 5 novembre – sarebbe stata a Modena ( eravamo quasi certi da giugno, ma persino chi era già stato coinvolto nell’organizzazione, lo custodiva come fosse il segreto di Fatima), ma si è inventata un evento clamoroso per annunciarlo: tutti i cuochi Tre Stelle dell’ultima edizione hanno cucinato un piatto e un dolce alla Nuvola Lavazza di Torino per 400 invitati. Il format si era visto a Milano, dieci anni fa, per i 60 anni della guida, ma questa volta è stato ancora superiore.
L’occasione giusta per capire una volta di più lo storico ruolo della Michelin nel piacere del viaggio, grazie a una ricerca che la multinazionale ha affidato a JFC con l’obiettivo di ‘quantificare’ i benefici che gli stellati generano per l’area in cui sono localizzati. Tema ben più interessante dell’effetto-Stella sul locale che la prende perché si evidenzia il peso economico del ‘sistema’. Prendendo in esame i dati del 2023, gli stellati italiani hanno accolto 2,4 milioni di clienti (di cui il 40,7% dall’estero, provenienti da 43 Paesi) per un indotto complessivo di 438 milioni di euro: alla faccia della crisi del fine dining.
I dati e le informazioni rilevate hanno consentito anche di effettuare una proiezione sull’anno in corso: si parla di un indotto indiretto in aumento, pari a quasi 500 milioni di euro totali. Infatti, il 74,6% della clientela estera ed il 39,5% di quella italiana trascorre almeno una notte nella destinazione o nelle immediate vicinanze, generando benefici indiretti sui settori dell’ospitalità (355 milioni), del commercio (48 milioni) e dei servizi locali (35 milioni). Proseguiamo: ogni Stella singola genera benefici diretti sul territorio pari a 805mila euro circa, che diventano 2,4 milioni di euro quando si tratta di un bistellato per poi esplodere quando si valutano i ristoranti che “meritano il viaggio”, ovvero quelli insigniti delle Tre Stelle con un risultato che supera i 6,5 milioni di euro ciascuno. E’ interessante anche il dato relativo ai Comuni che, dopo il podio formato da tre capoluoghi di regione (Milano, Roma e Firenze: logico), vede la presenza di comuni di più piccole dimensioni come Senigallia al quarto posto e Massa Lubrense al quinto. Nella top ten anche Orta San Giulio, Alba e Brunico, oltre ad altri due capoluoghi come Torino (sesta) e, al settimo posto, Modena. Non a caso sedi di Tre Stelle, evidentemente, che sono diventate vere ‘destination’ anche e soprattutto per il riconoscimento, movimentando il territorio o proprio risvegliandolo.









