Come cambia la progettazione di pneumatici che oggi sanno parlare Misani (Pirelli): “L’AI accelera, non decide”. Il ruolo dei Cyber Tyre
Le gomme non sono tutte uguali. Non serve essere piloti di Formula 1 per capire che lo pneumatico giusto può fare la differenza su ogni tipo di auto, moto o anche bicicletta. Ma dentro le gomme di oggi c’è molto di più di quello che siamo portati a credere. Le gomme di oggi sono studiate con l’Intelligenza Artificiale, sanno anche parlare, raccontano il comportamento dell’auto e quindi del guidatore, raccolgono dati e li ridistribuiscono alla centralina consentendo di intervenire nel momento giusto. Ce lo racconta Pierangelo Misani, Executive Vice President e Chief Technical Officer di Pirelli, che negli ultimi anni ha trasformato il proprio modello industriale puntando su virtualizzazione, intelligenza artificiale e connettività. La piccola grande rivoluzione parte proprio da qui, da come si progettano e si producono le gomme dell’era moderna.
L’obiettivo della casa italiana è chiaro: vuole vincere la gara nell’alta gamma con la tecnologia e non con i volumi. Con investimenti in Ricerca e Sviluppo tra i più alti del settore in rapporto al fatturato, il gruppo guidato da Marco Tronchetti Provera ha accelerato un percorso iniziato oltre dieci anni fa e diventato sistemico durante la pandemia, quando lo sviluppo di nuovi prodotti è avvenuto in ambiente completamente digitale. Qualcosa di buono il Covid ha lasciato. In Pirelli si sono sentiti chiedere dal grande capo di sviluppare un nuovo pneumatico mentre erano tutti chiusi in casa. Così il tradizionale ciclo fatto di prototipi fisici, test in pista e successive correzioni è stato progressivamente sostituito da un ecosistema di simulazioni. Il cuore è il “digital twin”: un modello matematico che replica il comportamento dello pneumatico in ogni condizione. Una sfida tutt’altro che banale, considerando che una gomma può deformarsi fino al 300%, lavorare in regime fortemente non lineare e passare da 0 a 100 gradi di temperatura interna. “Dal comportamento dinamico (handling) si è passati a simulare rumore e comfort – spiega Misani fino alle condizioni più estreme come neve e fango. Proprio grazie a queste simulazioni è nata la linea Scorpion XTM per il mercato americano, sviluppata virtualmente e poi validata su modelli iconici come Wrangler e F-150”.
Il simulatore di guida, realizzato ad immagine e somiglianza di una Porsche giusto per divertirsi un po’, è solo l’ultimo anello, quello più visibile e appariscente di una catena molto più complessa: all’origine ci sono modelli fisici e matematici che integrano materiali, strutture e carichi reali. La validazione avviene insieme alle case auto, attraverso quelle che vengono chiamate “black box” e consentono addirittura di progettare pneumatici per veicoli non ancora fisicamente esistenti, ma già progettati e programmati. Un viaggio nel futuro restando comodamente a casa. A viaggiare ci pensano gli uomini del Motorsport (Pirelli è fornitrice esclusiva della Formula 1 e dall’anno prossimo del Motomondiale). Viene da chiedersi a che cosa serve lo sport se poi si lavora così tanto al simulatore. Lo sport è fondamentale per il Brand, decisivo per aprire le porte di certi mercati. Un veicolo pubblicitario senza paragoni. Fa un po’ l’effetto che fa il Calendario. Però è fondamentale anche per Ricerca e Sviluppo: “Dal motorsport traiamo i metodi di sviluppo, ma anche semplicemente gli studi su certi polimeri che vengono sviluppati nel mondo della Formula 1 o dei rally e poi adattati, perché non è la mescola, ma il singolo mattoncino che compone la mescola a fare la differenza. In Formula 1 si sperimenta, per esempio abbiamo lavorato su tessuti innovativi che poi vengono sviluppati per le gomme da strada”. Un trasferimento che nel mondo delle moto è ancora più diretto: “Le specifiche della Superbike sono acquistabili dal pubblico, mentre in MotoGP stiamo introducendo tecnologie sviluppate con logiche industriali. L’obiettivo è garantire stabilità prestazionale e qualità costante, anche in un campionato monomarca dove l’equilibrio è essenziale”.
In tutto questo lavoro virtuale, la nuova compagna di viaggio è l’Intelligenza artificiale. Non come sostituto dell’ingegnere, ma come moltiplicatore di competenze. “Il “Virtual Compounder” analizza enormi moli di dati – test interni, prove su strada, informazioni dai fornitori – per suggerire nuove combinazioni di mescole. Il risultato è uno sviluppo più rapido e una riduzione media dell’usura specifica del 20% nei nuovi prodotti, grazie anche allo studio dei micro- scivolamenti del battistrada. Ma la supervisione umana resta decisiva: l’IA accelera, non decide”. Ed entra pure in fabbrica: attraverso il digital twin degli impianti e algoritmi avanzati, si simulano scenari per ottimizzare pianificazione e flussi produttivi in un sistema che gestisce decine di componenti per ogni articolo. Anche per questo è nato a Bari il Digital Solution Center con circa 80 data analyst.
La digitalizzazione entra anche nel prodotto: con il Cyber Tyre, lo pneumatico diventa una fonte attiva di dati: pressione, temperatura, accelerazioni e identità digitale vengono trasmessi ai sistemi di controllo del veicolo. In collaborazione con Bosch, queste informazioni permettono di ottimizzare ABS ed ESP in tempo reale, regolando lo slittamento ideale in frenata e riducendo sensibilmente gli spazi d’arresto. I dati raccolti alimentano inoltre i modelli di sviluppo, chiudendo il cerchio tra uso reale e progettazione. L’elettrificazione delle auto e il percorso che porterà verso la guida autonoma rappresenta altre sfide. Auto più pesanti, software più invasivi. E così è nata la tecnologia Elect, integrata trasversalmente nelle gamme. “Nel 2025 sono state ottenute oltre 320 omologazioni in primo equipaggiamento, circa il 50% in più rispetto ai competitor. Nei test comparativi della stampa specializzata sono arrivati 27 podi su 34 partecipazioni, con 15 vittorie”. Continuate pure a pensare che le gomme sono tutte uguali. Ormai lo pneumatico è un vero e proprio generatore di dati e l’innovazione può fare la differenza. D’altra parte è l’unico contatto che ha una vettura con il manto stradale. Provate voi a giocare a calcio con un paio di scarpe da curling.









