Bassani ha trasformato le barche con Wally, barche comode, facili e divertenti che rubano clienti agli yacht
Se nel calcio esiste un prima e un dopo Arrigo Sacchi, come nell’alta cucina si ragiona sempre su un prima eun dopo Gualtiero Marchesi, nella nautica lo spartiacque è affidato a Luca Bassani, 68 anni ben portati, milanese con vocazione portofinese. Con una sensibile differenza rispetto agli altri numi: loro hanno cambiato il rispettivo mondo, limitatamente all’Italia, considerando che il calcio e l’alta cucina hanno avuto maestri in periodi precedenti. Bassani ha invece tracciato una rotta ‘nel mondo’, perché Wally Yachts – la sua creatura che dal 2019 fa parte di Ferretti Group. Non è stato facile, perché la vela a cui si è dedicato inizialmente per una passione enorme, nei primi anni ’90 – la nascita di Wally, il suo cantiere risale al 1994 – era un moloch fatto di classicità che fossero le barche da crociera francesi o i raffinati Swan. Tra l’altro nel libro scritto con Lia Capizzi (Un sogno chiamato Wally, Piemme), si scopre che verso la fine degli anni ’90, il vulcanico Bassani voleva fondere il giovane cantiere con Nautor ma venne ‘bruciato’ da Leonardo Ferragamo.
E’ facile ipotizzare che le ‘Rolls-Royce’ del mare sarebbero radicalmente cambiate e la storia della vela di lusso avrebbe virato in modo incredibile. Perché alla fine si tratta comunque di virate, mai facili e mai scontate, partendo da quella che nel 1989 lo convinse a non fare il ricchissimo trentenne – la famiglia aveva venduto Bticino per 2300 miliardi a Legrand – ma a trasformare la passione per il mare in un progetto.
E nacque Wally, con un’intuizione. “Quando in famiglia decidemmo di acquistare una barca a vela più comoda, per andare tutti insieme in crociera, pensammo che dovesse essere di colore verde scuro. Quindi volevamo un nome che da una parte andasse bene con un colore originale, dall’altra che fosse amichevole e rassicurante per il nostro bambino che aveva appena un anno e, come tale, avrebbe potuto aver paura – per come vado io in barca – dello sbandamento, delle manovre concitate e via dicendo. Sinceramente non ricordo a chi venne l’idea, ma di certo qualcuno disse: ti ricordi Wallygator? È un coccodrillo, è verde, un cartone animato, simpatico e, soprattutto, piace tanto al bambino”.
Da lì è partita un’avventura incredibile, fatta di scafi che non piacevano ai puristi (storica la battuta dell’avvocato Agnelli: “Bassani non se la prenda, ma le sue barche sembrano mattonelle”) ma, per il linguaggio di design, conquistavano chi non era fissato con la nautica. Dagli ingegneri
di Apple che vennero più volte a scoprire le visioni di Wally a Silvio Berlusconi, habituè della ‘piazzetta’ che voleva farlo conoscere allo Zar Putin.
Perché a vederla oggi è una filosofia, a contestualizzarla in quel tempo è al limite della follia. “Il primo Wally era uno sloop di 83 piedi: aveva il primo albero in fibra di carbonio suunabarca da crociera, la cabina dell’armatore a prua, il fiocco autovirante, niente volanti e un piano di coperta molto semplice. Tre anni dopo il secondo Wally, un ketch di 105 piedi molto più tecnologico, montava le vele in carbonio, il meccanismo dell’ancora in carena e tanto altro” ricorda il fondatore di Wally. Tutto sempre secondo il concetto del ‘fast & easy’. “Trovo che sia una delle cose fondamentali. Tutte le nostre barche a vela sono nate per essere più comode, più veloci e più facili. Anche se molto grandi, devono poter essere governate da due, tre, quattro persone e non da otto, dodici, sedici. Quando ho iniziato, avevo la presunzione di pensare: se riesco a fare una imbarcazione a vela che è veramente comoda, che è veramente facile oltre che essere divertente, sono convinto che ruberò tanti clienti dal mondo del motore, per farli diventare velisti”. Il bello che ci è pure riuscito: dal 2001, ha iniziato a cimentarsi sul tema. E oggi i suoi spettacolari WallyWhy, eleganti e vetrati, sono le barche a motore che attirano più pubblico ai saloni internazionali. A proposito di saloni, viene il sospetto che Bassani girando per una qualsiasi mostra nautica – non resti mai affascinato. “È vero. Ma non è presunzione. È che vedo sempre le solite cose, tutte già passate”.









