L’ultima nata è quella firmata da Julie Mehretu lavorando su una Bmw M Hybrid 8 Da Le Mans all’Adi Design Museum di Milano per celebrare 50 anni di storia
L’ultima arrivata è la BMW M Hybrid V8. L’ha firmata la pittrice Julie Mehretu nel 2024, trasformando il prototipo ibrido per Le Mans nella ventesima BMW Art Car, la collezione di bolidi che da 50 anni hanno per livrea un’opera d’arte. Una tela in movimento o, se vogliamo, un modo per far correre in pista, a oltre 300 all’ora, un frammento di pittura contemporanea. Già, perché da quando quella ideata da Alexander Calder è apparsa sulla griglia di partenza della mitica 24 Ore nel 1975, Lichtenstein, Warhol, Holzer, Hockney, Koons, Rauschenberg, Mahlangu, Eliasson, Baldessari, Cao Fei e, ovviamente, Mehretu, vi hanno impresso la propria libertà artistica. Se la numero 20 è apparsa per la prima volta al Centre Pompidou di Parigi, prima di venire schierata in gara sul circuito de La Sarthe vestita con la pellicola nata da una grande tela astratta, “proiettata” in 3D sulle superfici della LMDh bavarese dalla Mehretu, oggi sono ben otto i modelli in mostra all’ADI Design Museum di Milano. Modelli simbolo, come le leggendarie BMW 3.0 CSL di Alexander Calder (1975) e Frank Stella (1976), la 320i Turbo di Roy Lichtenstein (1977), la 525i decorata nel 1991 da Esther Mahlangu secondo i motivi della tradizione “ndebele”, fino alle interpretazioni più recenti di Sandro Chia, Jenny Holzer, Jeff Koons e, appunto, Mehretu. Icone di un percorso progettuale che attraversa cinquant’anni di dialogo fra BMW e l’arte, inserite nel museo del Compasso d’Oro, dove l’automobile entra non come oggetto di feticismo motoristico, bensì come pezzo di cultura materiale. Un ponte ideale tra industria, design e linguaggi visivi.
È proprio questo lo spirito delle Art Car, nate quasi per caso a metà anni Settanta, quando il pilota e “auctioneer” Hervé Poulain chiese a Calder di dipingere l’auto per la 24 Ore di Le Mans, inaugurando una tradizione che BMW trasforma presto in programma strutturato. Non si tratta di “liveries” promozionali, ma di commissioni vere e proprie ai più grandi artisti. Interpreti di minimalismo, pop-art, realismo magico, astrattismo, arte concettuale e arte digitale – da Warhol a Lichtenstein, da Holzer a Cao Fei – chiamati a usare la carrozzeria come supporto, con massima libertà di linguaggio, spesso mantenendo la vocazione agonistica. Molte Art Car hanno davvero corso, non sono nate quindi per il white cube; tuttavia, nel tempo il progetto è diventato un osservatorio sull’evoluzione tecnica e culturale dell’auto: dal sound e dalla velocità analogica degli anni Settanta all’ibrido e al digitale di oggi, con incursioni nella realtà aumentata e nell’arte immateriale.
A Milano, la selezione all’ADI Museum rende evidente questa stratificazione storica: accanto alle “muscolari” coupé degli anni Settanta compaiono le berline anni Novanta, le GT firmate dagli artisti concettuali e infine il prototipo endurance di Mehretu, a raccontare come la scultura in movimento si sia fatta nel tempo anche infrastruttura elettronica e piattaforma di dati. La mostra, aperta fino all’8 gennaio 2026, è la tappa conclusiva del World Tour 2025, dopo passaggi ad Art Basel Hong Kong, Le Mans Classic, Zoute Grand Prix e altri appuntamenti in Europa, America e Asia: una tournée globale che tratta le auto come se fossero una mostra itinerante di museo internazionale. Il viaggio però non finisce a Milano. Nel 2026 il BMW Art Car World Tour approderà a Rétromobile, a Parigi, dove per il doppio anniversario – 50 anni di salone e 50 delle Art Car – verranno riunite per la prima volta tutte le sette vetture che hanno corso la 24 Ore di Le Mans, dalla 3.0 CSL di Calder alla M Hybrid V8 di Mehretu. Lì, in un “garage leggendario” allestito al Paris Expo, la saga iniziata quasi per gioco con Poulain e Calder si ricompone in un’unica narrazione: quella di un marchio che usa l’arte per interrogare sé stesso e il proprio ruolo nella società, trasformando l’auto da semplice oggetto di consumo a dispositivo culturale, politico, persino filosofico.









