Le auto dei garagisti inglesi che sfidarono la Ferrari tra il 1958 e il 1988 sono in mostra al Mauto di Torino
Si può scegliere se restare fedeli a un ideale ferrarista oppure affrontare una sorta di rivoluzione copernicana e guardare Oltremanica. In questo caso, immergendosi tra stupore e meraviglia nella mostra “ I Nemici del
Drake” allestita al Mauto (Museo Nazionale dell’Auto di Torino, aperta fino all’11 ottobre), ci si lascia incantare dalla lunga teoria di monoposto di Formula 1 (sono 22 più una Cooper 51T) pensati, realizzati e portati in pista dai “nemici” di Enzo Ferrari, figure leggendarie come leggendarie furono le loro squadre. Ma in fondo, a ben guardare, questa esposizione resta ancorata al mito delle Rosse, se si pensa (cedendo all’amor patrio, s’intende) che la grandezza di Ferrari e della Ferrari è stata lo specchio nel quale tutti i suoi avversari si sono potuti riflettere. Oggi tutto questo è alle spalle, la Formula 1 è uno sport globale ed internazionale, per questo l’immersione nel trentennio di corse 1958-1988 è incredibilmente emozionante: lo hanno confermato in un interessante dibattito Mario Andretti (in collegamento) e Bruno Giacomelli, protagonisti nell’era del primo effetto suolo e delle “minigonne”.
La mostra (i curatori sono Carlo Cavicchi e Mario Donnini, insieme con l’architetto Maurizio Cilli) racconta di progettisti carismatici, di monoposto favolose e degli intrepidi piloti che le guidarono; soprattutto racconta la capacità di inventare auto da corsa con spirito aperto, voglia di innovazione, libertà da dogmi tecnici. Ogni tempo ha i suoi piccoli e grandi eroi, la mostra del Mauto colloca uomini e motori nel clima creativo e ricco di fermenti culturali della Swinging London. Un clima per fu cornice ideale per le corse di Formula 1: grazie a queste stimoli intellettuali in pista arrivarono ricerca aerodinamica, materiali mai visti, inedite soluzioni tecniche. Il tutto accompagnato dallo sbarco degli sponsor. Per Enzo Ferrari questi avversari, definiti tra ironia e supponenza “garagisti”, furono una spina nel fianco, anche perché le loro monoposto erano terribilmente efficaci e soprattutto vincenti.
La rassegna parte idealmente con la Ferrari 246 (che portò Hawthorn al titolo) e con la Cooper T51 (con le sue imprese nei rally); poi il nuovo corso rappresentato da Brabham BT20 e Cooper T81Maserati; quindi spazio all’innovazione radicale di Lotus 72, Lotus 56B e March 701. E ancora Tyrrell 006, McLaren M23 e Shadow DN1. E’ un periodo dove la sperimentazione è la vera vincitrice ed ecco Tyrrell P34, March 761, March 2-40, Surtees TS19 e Brabham BT45. Di seguito le novità di Theodore TR1, Arrows A2 e Williams FW07, la controversa Lotus 88B, la Brabham BMW BT45 che celebra la potenza dell’era turbo. Il percorso termina con McLaren MP4/5 concludendosi con un’altra Ferrari, la 640 di John Barnard, progettata proprio in Inghilterra. In esposizione si sono anche 28 caschi, 4 tute (di Clark, Stewart, Vittorio Brambilla, Patrese) i programmi delle gare (uno per anno dal 1958 al 1988) e un esemplare del motore Ford Cosworth DFV, definito “una rivoluzione con le candele accese”.
“I nemici del Drake” è anche un libro, curato come la mostra da Carlo Cavicchi e Mario Donnini con il contributo di Maurizio Cilli, edito da Minerva.









