E’ arrivata alla sesta generazione vincendo anche la sfida dell’ibrido Con la versione HEVda 194 cavalli si sfiorano i 20 chilometri con un litro
Il concetto di world car, che era stato stella polare negli anni ’90, per ogni Casa generalista ha avuto una complicata interpretazione: un conto è servirsi della stessa piattaforma per fare auto simili alle varie latitudini, un altro è costruire l’identica vettura e venderla ovunque. Oggi che risulta già difficile piazzare auto in questa o quella regione, l’impresa è diventata quasi impossibile. Fa eccezione Toyota che nel 2025 – secondo i dati elaborati dall’autorevole Stratraker. org – può vantare due modelli sul podio: RAV4, sul gradino più alto e Corolla sul secondo. Per la cronaca, la Casa giapponese ha altre due vetture nelle prime dieci, la berlina Camry e il pick-up Hilux, a conferma di una vocazione globale. La RAV 4 la esprime in maniera totale, anche e soprattutto per una nobiltà di origine e la capacità di evolversi nel tempo. Una gestazione non facile, peraltro comprensibile visto che Toyota voleva lanciare sul mercato qualcosa di inedito: un piccolo fuoristrada, leggero, sportivo e di costo contenuto. Ci ragionò dall’86 al ’90, i primi europei a vedere dal vivo il prototipo furono i visitatori del Salone di Torino del ’90. Poi un altro quadriennio di studio, tanto da far pensare che non si sarebbe mai concretizzata: invece, al Salone di Tokyo del ’93 e infine alla rassegna di Ginevra dell’anno seguente, ecco che il Recreational Activity Vehicle 4wheel drive (da qui l’acronimo di RAV4) si presentò in veste diversa sia dal punto di vista estetico che tecnico, con l’adozione della trazione integrale. Era nato il primo Suv compatto della storia, destinato a un successo clamoroso: 15 milioni di unità in cinque generazioni, due e mezzo solo in Europa.
Toyota dice che il 70% siano ancora in strada, quindi alla sesta generazione – al debutto in Italia tocca l’onore e l’onere di proseguire l’avventura, puntando sull’ibrido ma soprattutto su un software impensabile sino a pochi anni fa. E’ quello della piattaforma di sviluppo, Arene che ha aggiunto alla dotazione del Toyota Safety Sense sofisticati sistemi per l’assistenza alla guida e l’Advanced Park, mentre il sistema multimediale quadro strumenti da 12,3” e display centrale da 12,9” – convince per grafica, intuitività e reattività insieme a un Intelligent Voice Agent preciso.
Esternamente il RAV4 non ha perso lo spirito da Suv solido e deciso nelle linee, con l’alto frontale “a testa di martello”, un posteriore con le nuove luci a LED, un bagagliaio ottimizzato che offre 514 litri nella variante full hybrid e ovviamente 446 litri in quella plugin. Ed eccoci al plus della nuova RAV4, come detto, spinta unicamente da soluzioni ibride. La variante HEV si basa su un 2.5 quattro cilindri da 143 cavalli, abbinato aun’unità elettrica, per una potenza combinata di 185 mentre con la trazione integrale che richiede un secondo motore sull’asse posteriore si arriva a 194 cavalli. La variante plug-in sarà disponibile per la prima volta a trazione anteriore, con una potenza di sistema di 268 cavalli mentre quella a quattro ruote motrici potrà contare su ben 304 cavalli. La batteria da 22,7 kWh permette di muoversi fino a 133 km in modalità elettrica – sostanzialmente in città – e di contare su un’autonomia complessiva di oltre 1.000 km mentre la ricarica – aspetto raro per un’auto di questa categoria – può essere effettuata anche in corrente continua, con una potenza fino a 50 kW. Usando il caricatore di bordo in corrente alternata da 11 kW i tempi salgono a tre ore. Nel nostro breve test intorno a Malaga, in Spagna, abbiamo subito constatato che la variante full hybrid – da noi guidata nella versione da 185 cavalli – ha una dinamica di guida identica alla serie precedente eccetto che per una maggiore rigidità del telaio, che contiene in modo più sostanzioso i movimenti della carrozzeria in curva.
Eravamo logicamente più curiosi della variante plug-in hybrid, con la già citata batteria agli ioni di litio – più grande della precedente – che la rende una vettura elettrica a tutti gli effetti, ideale per gli spostamenti quotidiani, anche grazie alla tecnologia che ottimizza la percorrenza combinando in tempo reale i dati stradali e sul traffico provenienti dalla navigazione con tutte le informazioni sui percorsi abituali nonché sullo stile del guidatore. E qui ci siamo messi al volante della GR Sport da 309 cavalli, che ha anche l’equipaggiamento estetico più sfizioso. La risposta all’acceleratore diventa più pronta, con l’auto “più elettrica” non solo in avvio, ma anche in progressione. Ma si sceglie l’ibrido anche e soprattutto per consumare poco: l’obiettivo appare centrato perché la nostra HEV da 194 Cv ha sfiorato i 20 km con un litro, la PHEV più potente si è attestata, nel combinato e utilizzando tanto la componente elettrica, su 2 litri per 100 km. Tre gli allestimenti previsti per entrambe le varianti con quello base denominato RAV4, a cui si aggiungono quelli Icon e Premium. Quello GR Sport è invece previsto solo per le RAV4 in abbinamento alla trazione integrale. I prezzi che vanno da 45.200 euro per l’entry level full hybrid a 62.700 euro per la GR Sport plugin. Dimenticavamo: la prima RAV4 misurava solo 410 cm di lunghezza, quella di oggi arriva a 464 cm. Ma quello che fa capire ancora di più il mondo che cambia è la percentuale di motorizzazioni diesel, ora scomparse, che nella terza generazione erano il 99%. Ora la Casa giapponese punta all’equilibrio perfetto, aumentando non poco la quota della variante PHEV che nel 2025 è stata del 23% sul totale.












