Dopo 7 anni abbiamo ripercorso lo stesso tratto con una vettura 100 per cento elettrica, una Hyundai Ionic 5 . La velocità di ricarica è aumentata, abbassando i tempi di attesa, ma oggi i costi dell’elettricità sono quasi raddoppiati. E con benzina e diesel si risparmia
Dove eravamo rimasti… A una giornata del 2017, nel parking dell’aeroporto di Linate. Il nostro Roma-Milano con una delle prime autovetture a propulsione 100% elettrica lo avevamo coperto in poco più di 10 ore. Un viaggio della speranza, con tempi dilatati, fermate obbligate, uscendo ogni volta dall’autostrada, ogni 100150 km e l’ansia costante della ricarica. Fummo dei pionieri a viaggiare con l’abitacolo freddo, piede leggero sull’acceleratore e a sfruttare la scia dei camion viaggiando a 90 km/h per rubare una manciata di chilometri in più per l’autonomia.
Oggi, dopo sette anni, siamo tornati sulla stessa strada, questa volta da Milano a Roma, per verificare se la mobilità elettrica sia davvero maturata.
Che qualcosa sia cambiato ce ne accorgiamo subito: la nostra compagna di viaggio è una Hyundai Ioniq 5, un’EV di ultima generazione con una batteria da 77,4 kWh, capace di garantire oltre 500 km con un pieno di elettroni. Cintura allacciata, specchietti regolati, aria condizionata a 25°, una playlist dedicata, navigatore impostato e via… Siamo in viaggio. È il primo pomeriggio uggioso di una domenica di marzo, il traffico è incredibilmente scorrevole. Pochi minuti e siamo sulla tangenziale, poi imbocchiamo la Milano-Napoli.
Il paesaggio monotono della Pianura Padana scorre dietro i finestrini come un’ulteriore dose di televisione. Con il regolatore di velocità adattivo impostato a codice ottimizziamo il consumo ed evitiamo spiacevoli “fotografie”. La prima sosta è programmata a Secchia Ovest, secondo i nostri calcoli saranno sufficienti 15 minuti di ricarica per ripartire senza l’ombra dell’ansia da autonomia. Dopo 173,6 km ci fermiamo: la colonnina fast charge da 350 kW ci permette un rabbocco rapido. Tempo per un caffè e per sgranchirsi le gambe. Un pensiero ci attraversa la mente: nel 2017 questi tempi di ricarica erano un’utopia. Allora ci voleva almeno un’ora per ogni tappa.
Superata Firenze senza intoppi ci avviciniamo ad Arezzo: la seconda sosta a Badia al Pino dopo altri 205,8 km. Questa volta ci concediamo 20 minuti, giusto per garantire una riserva sufficiente all’arrivo nella Capitale e un po’ di autonomia per la mobilità urbana. Viaggiamo rilassati, con temperature a bordo perfette, senza il timore di rimanere a piedi. Incredibilmente, il traffico resta scorrevole e il tempo vola. Usciamo al casello di Roma Nord, Il Raccordo Anulare si avvicina mentre dalle casse risuonano le note di “Roma Capoccia” di Antonello Venditti. Via Salaria, il Quirinale, siamo arrivati a piazza Venezia. Siamo in Centro! Tempo di percorrenza? 6 ore e 11 minuti per coprire 569 km con due sole soste rapide. Un viaggio radicalmente diverso rispetto a quello di otto anni fa. Il confronto è impietoso, ma a questo punto, per non illuderci, diamo un’occhiata ai costi. Nel 2017, Roma-Milano in elettrico era costato poco meno di 50 euro. Oggi, per lo stesso percorso, abbiamo speso oltre il doppio: 104,85 euro per 149,78 kWh di energia, a una tariffa di 0,70 euro/kWh. Facendo un confronto con le auto a combustione interna, il divario è evidente: una vettura diesel di media cilindrata (1.600 cc) avrebbe percorso
la stessa distanza con un costo di circa 49 euro, mentre una a benzina (sempre 1.600 cc) avrebbe richiesto circa 67 euro di carburante. Insomma, non proprio un affare.
Lungo il percorso, tuttavia, abbiamo notato anche alcune difficoltà. La prima ricarica è stata rallentata da un’inaspettata complicazione: le colonnine funzionavano solo tramite app, escludendo chi non aveva un account registrato o chi semplicemente voleva pagare con carta di credito. Un limite significativo per chi noleggia un’auto o per chi, banalmente, si ritrova con il telefono scarico. Un dettaglio che stride con la presunta facilità della mobilità elettrica. E poi c’è il nodo delle accise: i carburanti tradizionali sono gravati da pesanti imposte che incidono sul prezzo alla pompa, mentre l’energia elettrica per la ricarica, al momento, ne è esente. Ma per quanto tempo? Il rischio è che, una volta raggiunta una quota significativa di EV circolanti, anche l’energia subisca la stessa sorte, rendendo i costi ancora meno competitivi. E allora sì che viaggiare in elettrico sarà un lusso. Nel 2017, l’AD di Enel assicurava che il futuro sarebbe stato elettrico, con una rete di ricarica capillare e conveniente. Oggi, Enel ha lasciato il settore della distribuzione diretta, mantenendo solo una partnership con EVVIVA in collaborazione con Volkswagen. I prezzi dell’energia sono saliti e l’elettrico, più che una scelta economica, sembra sempre più un capriccio da benestanti. E alla fine, la domanda resta: davvero le auto a combustione interna sono il male assoluto? Davvero dobbiamo inseguire date prestabilite per fermare i motori termici senza valutare i progressi delle nuove tecnologie? Ha senso penalizzare un’industria che dà lavoro a milioni di persone in Europa, senza una strategia chiara per rendere l’elettrico accessibile a tutti? Ciò che serve non è un’ideologia, ma un progresso razionale.
Una transizione che tenga conto dei costi reali, dell’accessibilità e delle necessità di chi viaggia. Perché il futuro della mobilità non può essere deciso a tavolino, ma deve rispondere alle esigenze del nostro Pianeta, senza penalizzare chi ogni giorno si mette alla guida. E se proprio si vuole coprire la tratta Roma-Milano a zero emissioni spendendo meno che con una vettura termica, il sistema esiste: il treno! Nel 2017, acquistando il biglietto in anticipo si potevano spendere 20 euro. Oggi le tariffe sono aumentate, ma rimangono sempre convenienti: si parte da 30 euro. La domanda vera è: ci conviene davvero complicarci la vita considerando anche che l’energia “100% green” non esiste e che comunque, per far muovere le EV dobbiamo ancora ricorrere a combustibili fossili?









