Dopo le Tesla è la bestseller in Italia. E ha indicato una strada: in arrivo altre Bev dal prezzo accessibile
Non è ancora un’inversione di tendenza, ma i segnali sono interessanti. I dati di Unrae sulle immatricolazioni del primo bimestre quotano le auto elettriche al 5 per cento sul totale in Italia. E delle 13.710 unità, buona parte appartengono ai segmenti più bassi: i due soli modelli in top ten di lunghezza superiore sono quelli Tesla, la Model 3 e la Model Y, che fanno del brand americano il secondo in classifica. Perché, a conferma di quanto detto, il numero uno è Dacia con la Spring che ha raccolto 1.421 immatricolazioni. E’ un’auto di segmento A, come la 500 elettrica e la Leapmotor T03 (cinese importata e distribuita da Stellantis), rispettivamente sesta e nona in classifica.
Il segmento B, non stupisce, è quello più affollato con la R5 (sola berlina e settima) e i Suv quali Citroen C3 (seconda e in grande spolvero), Jeep Avenger, e Volvo EX30, rispettivamente al quinto e decimo posto. A chiudere la top ten c’è la BMW iX1, ottava.
Morale? La qualità conta sempre, ma il concetto di auto elettrica, come sfizio per ricchi con visioni radical- ecologiste, sta lasciando spazio finalmente – alla consapevolezza che in attesa delle grandi autonomie a listini ‘civili’, bisogna puntare ad auto percorrenze da città, ma prezzi adeguati. Se la Fiat 500 ha un listino che paradossalmente mostra la carta d’identità (nel 2020 era elitaria e costa ancora 29.950 euro) e costa comunque 2mila euro in più della nuova R5 (un progetto curatissimo a partire dallo stile retrò chic), la T03 richiede non più di 18.900 euro mentre la Spring parte da 17.900 euro, nel nome della filosofia Dacia del ‘best value for money’. Tradotto: vetture essenziali, brillanti nel design, che allo stesso tempo possano esprimere il miglior rapporto qualità/prezzo.
L’abbiamo (ri) guidata in un breve test fra Milano e la Brianza ed è assolutamente centrata su quanto viene chiesto da un guidatore, con un budget nella norma. Compatta, leggera, agilissima nel traffico, la Spring è reattiva come solo un’auto elettrica sa fare sul pedale dell’acceleratore e regala una accelerazione sempre progressiva, così da non mettere mai in difficoltà. E’ disponibile in due varianti: da 45 o 65 Cv di potenza, mentre il peso limitato a 984 kg aiuta a raggiungere l’autonomia dichiarata di 226 km nel ciclo misto WLTP, sfruttando al massimo la batteria da 26,8 kWh di capacità, che salgono a 305 km guidando solo in città. La Spring è dotata di serie di un caricatore in corrente alternata da 7 kW che permette di ricaricare la batteria dal 20 al 100% su presa domestica, in meno di 11 ore, o tramite wallbox da 7 kW in quattro ore. In opzione, c’è un charger in corrente continua da 30 kW per una ricarica rapida dal 20 all’80% in 45 minuti. Detto questo, la nuova frontiera è tracciata. Hyundai Inster, già disponibile, parte da 25mila euro che dovrebbe essere sul livello anche della Renault Twingo pronta per il 2026 e della Tesla Model 2. C’è anche grande attesa per la ID.1, mostrata da Volkswagen nel concept ID.Every 1: al debutto nel 2027, avrà un prezzo base di 20 mila euro. Every1, ossia per tutti: pare un ritorno al concetto di ‘auto del popolo’ che ha dato vita alla Casa tedesca. Ora più che mai, se ne sente il bisogno.












