“All’esterno si assomigliano un po’ tutti, ma all’interno… Ormai sembrano più ville di Beverly Hills che Amerigo Vespucci”
Dall’automotive alla nautica, un settore che aveva già sperimentato in anni lontani con la neonata I.DE.A. Institute. Il tutto passando per le macchine fotografiche, le calzature da donna, una particolare forma di pasta, gli interni degli aeromobili e tanto altro ancora. Dopo una carriera incredibile, Walter De Silva porta ora la sua visione anche nella nautica: all’ultimo Salone Nautico di Genova è stato il presidente della giuria del Design Innovation Award, riconoscimento istituito nel 2020, con lo scopo di valorizzare progetti che sappiano coniugare tecnologia e creatività, affermando il ruolo del design come motore di innovazione e simbolo del Made in Italy. “Mi ha fatto veramente molto piacere e ringrazio chi ha voluto conferirmi il prestigioso incarico. Ci tengo soprattutto a sottolineare che il design è un linguaggio universale che unisce innovazione, qualità, sostenibilità e bellezza e questo premio vuole proprio mettere in evidenza queste caratteristiche” spiega De Silva. Gli addetti ai lavori hanno visto la scelta come la perfetta espressione del concetto anglosassone “ The right man in the right place”, l’uomo giusto al posto giusto. Mai come adesso, la nautica – non solo per il design, ma anche e soprattutto per la propulsione – sta guardando con grande attenzione all’automotive e a volte proprio si ispira. “Se parliamo di architetture, di linee e di superfici certamente c’è un certo rapporto tra un’automobile e una barca, ma non dobbiamo dimenticare che sono due mezzi diversi: una viaggia in strada e l’altra va per mare. Ci sono contenuti diversi e regole ben distinte, quindi al di là delle affinità, il resto è tutto diverso” sottolinea il 74enne designer lecchese.
Gli facciamo notare che non pochi sostengono che i superyacht – vanto della cantieristica italiana – siano brutti e spesso simili nello stile dello scafo. “Per quanto riguarda gli esterni, limitatamente alle dimensioni, devo dire che si assomigliano un po’ tutti. C’è poi qualcuno che tenta di cambiare le proporzioni, pur mantenendo le linee ben dosate ed equilibrate, ma alla fine, in effetti, sono tutti abbastanza simili. Gli interni, invece, sono decisamente diversi da quello che dovrebbero essere, anzi a volte sono troppo elaborati, più vicini a un salotto lussuoso che all’ambiente marino. Se mi concedete la similitudine magari un po’ azzardata, talvolta ricordano una villa di Beverly Hills piuttosto che una nave come l’Amerigo Vespucci” dice De Silva.
Impossibile non lanciare una provocazione a un maestro dell’automotive come lui: a differenza dei prodduttori nazionali praticamente scomparsi, la nostra cantieristica vola. Quale spiegazione dà? “Oltre ai fattori contingenti, c’è una diminuzione dell’interesse verso l’auto spesso sostituita da altri ambiti di attenzione. In sintesi, la passione per le automobili sembra essersi affievolita. Al contrario, il settore nautico mostra risultati positivi: nel nostro Paese vi è una valida integrazione tra industria e artigianato che produce eccellenze riconosciute e riflette la storica vocazione marinara dell’Italia”. In effetti, ha ragione.













